FAQ

Pic: The EyZ Master

Come ti chiami?
Claudio. Normalmente ho anche un cognome, non mi piace metterlo in bella evidenza ma i lettori più perspicaci potranno trovarlo da diverse parti su questo blog.

Perché Mr. Tambourine?
È un nomignolo che mi ha appioppato una mia ex, riferito alla celebre canzone Mr. Tambourine Man di Bob Dylan, talmente celebre che non l’ho mai neanche ascoltata e Bob Dylan mi fa anche parecchio cacare. So che come nickname non ha l’aggressività di altri che si trovano in rete (Uomo Morde Cane, Bucknasty, Partito Socialista), ma ormai lo sento mio e mi piace perché richiama il fatto che sono un batterista.

Che lavoro fai?
Non è un dettaglio che mi piace diffondere.

Vabbè, ma come fai ad avere tutto ‘sto tempo per scrivere su un blog?
Mi duole dirlo, ma la stesura di un post raramente mi richiede un tempo superiore alla mezz’ora, e poi esiste il complicato sistema della programmazione, il che vuol dire che un articolo non è necessariamente stato scritto immediatamente prima di essere pubblicato. Anzi, a volte mi trovo a pubblicare post che ho steso mesi prima.

E il tempo per rispondere ai commenti? Eh? Eh?
Again, non prende più di dieci minuti a settimana.

Davvero sei un giornalista?
Sono giornalista pubblicista dal 2008 ma non ho mai intrapreso la strada del giornalismo.

Sei comunista?
Non ha molto senso dichiararsi “comunisti” oggi, ma a me piace essere letterario e sono affascinato dalla romantica storia dell’esperimento politico del comunismo, un esperimento che condanno nella sua applicazione pratica, seppur non in toto (non esiste nulla che si possa criticare in toto). Comunque, per alcuni dei sensi in cui si può intendere il termine, e soprattutto rapportandolo alla realtà odierna, direi che sì, sono comunista.

Quindi sei del PD!
NO. Non ho mai votato PD e probabilmente non lo voterò mai.

Cos’è ciclofrenia.it™?
In quanto a importanza storica, sociale e letteraria, ciclofrenia.it™ è secondo solo a La Divina Commedia. Secondo Andrea Bocelli è “il blog più bello che abbia mai letto da quando sono diventato cieco.” Recentemente Umberto Eco ha proposto di sostituire la lettura de I Promessi Sposi al liceo con alcuni estratti di questo blog ed è stato giustamente lanciato in pasto a un branco di bull terrier affamati.

Perché il blog si chiama così?
L’uso del termine ciclofrenia è volto a indicare metaforicamente una certa variabilità nei contenuti del blog e nel tono degli argomenti trattati, insomma: Mr. Tambourine mette le mani avanti per giustificare i propri sbalzi d’umore. Un fenomeno che nelle donne è noto come “ciclo mestruale”. Ma voglio mettere in chiaro che la ciclofrenia è una cosa seria e in nessun modo voglio attribuire ai contenuti di questo blog le determinanti di questa patologia.

Come si pronuncia? Ciclofrènia? Con l’accento sulla e?
No, ciclofrenìa, con l’accento sulla i. Mi pare evidente, ma molti non lo capiscono. Del resto, tu “schizofrenia” lo pronunci con l’accento sulla e?

Davvero esiste dal 2005?
Sì, o meglio: è nato come uno squallido Windows Live Spaces, poi il 9 luglio 2008 mi sono accorto che la combinazione di colori che concedeva mi stava portando alla schizofrenia e mi sono trasferito su WordPress; due anni dopo ho comprato il dominio. Qui trovate tutti gli articoli fin dall’inizio, comunque.

Perché? Non ti vergogni? Erano solo stronzate!
Sono ancora solo stronzate, ma mi piace vedere il blog come una sorta di timeline della mia vita, quindi tengo tutto.

Come sono organizzati gli articoli nel blog?
Nella categoria cose stupide troverete solo pensieri idioti formulati in maniera altrettanto idiota. In cose intelligenti ci sono articoli brillantissimi, scritti con un’arguzia tale che è un peccato che della mia opinione non freghi nulla a nessuno. Negli articoli categorizzati come insulti a caso metto in atto un sano esercizio di misantropia verso ciò che non mi piace. Le frociate sono pezzi riferiti a quell’immaginaria sfera delle emozioni umane normalmente identificata come “amore”. Sotto tagliami le vene ci sono post di una tristezza francamente sconfortante, e sotto racconti, come i lettori più perspicaci avranno già intuito, ci sono i racconti. C’è poi la categoria greatest hits che contiene tutti gli articoli migliori, scelti rigorosamente da me e solo da me, in totale contravvenzione al più elementare principio di democrazia.

Sei davvero così stronzo e odi tutti?
No, nella realtà sono molto meno duro. I toni e le espressioni usate nei post che scrivo sono determinati dalla loro funzionalità nel descrivere gli argomenti che porto avanti. Mr. Tambourine è un personaggio immaginario, e come tale ha la sua personalità; in diversi casi mi sono addirittura trovato a esprimere pareri in netto contrasto con ciò che penso realmente. Accusare me di necrofilia per i concetti espressi da Mr. Tambourine è come accusare James Hetfield di strage perché i Metallica hanno pubblicato Kill’em all.

Ok, ma non ti stanchi di gettare merda su tutto?
Esprimere il proprio dissenso è sacrosanto e il diffuso pensiero secondo il quale è meglio ignorare ciò che non ci piace è una puttanata colossale. Il diritto a odiare è inalienabile.

Di’ la verità, insulti perché sei invidioso!
C’è questa linea di pensiero deprimente che va per la maggiore sul web: se uno parla male di qualcosa è perché è invidioso, tralasciando del tutto la pur probabile eventualità che gli faccia semplicemente schifo qualcosa e lo dica apertamente. E bada bene, questo accade solo su internet: se in una pausa caffè dicessi che Baricco mi fa cacare a spruzzo nessuno si sognerebbe mai di dirmi che sono invidioso.

Allora lo fai perché sparlare di qualcuno ti porta visibilità!
No, questo ragionamento mi sta sul cazzo e denota una personalità che non riconoscerebbe il valore di qualcosa neanche se glielo impiantassero a forza. Io parlo di una cosa perché mi va di parlarne e perché la conosco. Do una mia opinione del tutto criticabile, ma dire che lo faccio per la visibilità è una stronzata grossa come una casa, un’accusa standardizzata che i commentatori tirano fuori quando affrontano una palese carenza di argomenti.

Come mai scrivi prevalentemente cose stupide?
Scrivere per me è un passatempo e mi piace affrontare i temi che mi divertono, spesso con leggerezza. Non di rado mi trovo a parlare di argomenti più seri, ma ho il legittimo sospetto che delle mie ricette per cambiare il mondo non freghi un cazzo a nessuno, quindi le tengo volentieri per il linguaggio parlato.

Vero, sul blog c’è anche un bel po’ di roba seria, come ti va di mettere in piazza i fatti tuoi?
Ora, al di là del fatto che scelgo cosa condividere e cosa no, credo che la riluttanza a “mettere in piazza i fatti propri” derivi da una piega preoccupante che ha preso internet negli ultimi tempi, cioè la convinzione che tutto debba essere leggero, che tutto debba far ridere, e che parlare in modo serio delle proprie questioni personali sia edonistico e in qualche modo da sfigati. Non credo che sia così. Un blog è edonismo in sé, d’accordo, ma è anche un mezzo per accedere a un piano simbolico e mettere in ordine i propri pensieri, per questo deve poter essere aperto a tutte le sfere emozionali della propria persona.

Peraltro ti contraddici in continuazione!
In un sito che raccoglie i pensieri di una persona dal 2005 a oggi non è raro trovare pensieri in contraddizione fra di loro. In primo luogo perché questo non è un blog di opinione e quindi la coerenza non è il più fondamentale dei valori, e in secondo luogo perché gli uomini sono spesso vittime di un complesso fenomeno biologico comunemente noto come “cambiare idea”.

Rispondi ai commenti?
Generalmente sì, magari con un po’ di ritardo perché non ho sempre tutto ‘sto tempo.

A tutti i commenti, anche quelli provocatori?
No. Rispondo a quelli che mi fanno venire in mente qualcosa da rispondere. Se un commento – pur provocatorio – ha attinenza con i contenuti di ciò che ho scritto rispondo con entusiasmo perché amo il confronti. Se sono le solite cazzate standardizzate senza contenuto da Facebook (“fai schifo”, “sei invidioso”, ecc.) me le scordo nel giro di un secondo e quindi non rispondo. Mi fa ridere più che altro che la gente creda di farti incazzare con questo tipo di risposte.

Censuri i commenti?
Finora non ne ho mai censurato nessuno, neanche quelli di insulti. Credo che il premio migliore per chi perde tempo a insultare personalmente qualcuno su internet sia lasciare in bella evidenza la sua mediocrità. Non escludo di farlo in futuro, comunque.

Hai pagato per pubblicare il tuo romanzo Roma, lato B?
No. Quando ho pubblicato la Delirium Edizioni era appena nata, e il criterio fondamentale che ho usato per valutare le proposte di pubblicazione era che non mi chiedessero una lira. Da un po’ hanno iniziato a fare editoria a pagamento, forse perché non navigano in ottime acque. Del resto, se fossi stato disposto a pagare per pubblicare avrei scelto una casa editrice più importante, dato che ce ne sono anche di medio-grandi che fanno vanity press.

Parli spesso di gente che scrive o suona di merda, non ti viene in mente che si potrebbe dire lo stesso di te?
Certo. E, così come io ho il diritto di criticare ciò che non mi piace, tutti gli altri hanno il diritto di farlo con me. Il problema è che molta gente pensa in qualche modo di toccarmi nell’intimo con queste critiche, quando non me ne sbatte nulla.

Su ciclofrenia.it™ c’è la pubblicità?
No, non c’è mai stata e non credo ci sarà mai, anche perché posso vivere tranquillamente senza i 20 euro al mese di AdSense.

Accetti guest blogger?
Molto raramente, se mi piace il loro stile. Da settembre 2013 comunque su questo sito c’è cloe.

Appunto, chi è cloe?
Non lo so neanch’io. Mi ha mandato qualche pezzo via mail e le ho proposto di collaborare, perché dopo 8 anni volevo rinnovare un po’ il blog. Ma le nostre comunicazioni sono sempre state di carattere letterario, non so nulla sulla sua vita personale. Non sono neanche sicuro che sia davvero una donna.

Scriveresti per un altro sito in cambio di soldi?
Sì, se sono tanti soldi.

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