Pongo.


Non ricordo esattamente quanti anni avessi; per intenderci, ero nell’età in cui se ti piace una ragazza e gli amici ti dicono che le vai dietro, tu rispondi “no, non è vero.”

La ritrovavo a Sabaudia tutte le estati. Io avevo casa lì, lei la affittava nel mio comprensorio; ogni anno, appena arrivato, provavo lo stesso brivido sbirciando oltre il cancello di casa sua per vedere se c’era la sua famiglia o altri inquilini. Perché la nostra era un’amicizia da vacanza al mare, di quelle che non ti senti per tutti gli altri mesi dell’anno.

L’ho amata per quattro estati di fila senza mai dirglielo; era così che si faceva a quell’età, anche se avevo il vago sentore che il mio sentimento fosse ricambiato. Aveva un fratello più piccolo che mi ero fatto amico in modo da avere una scusa per starle vicino.

Un giorno, in giardino, stavamo giocando con una pastina che per comodità chiamerò Pongo, anche se Pongo non era. Dovevi attaccarne una pallina all’estremità di un tubicino e poi soffiarci dentro finché non vedevi una bolla grigiastra ultrachimica gonfiarsi davanti ai tuoi occhi, per la gioia del surriscaldamento globale.

Andavamo a turni. Dopo che aveva gonfiato la sua pallina, il fratello le passò il tubicino. Lei lo prese schifata fra il pollice e l’indice e iniziò a pulirlo con la maglietta, ostentando una lena fuori luogo e dicendo che “se ci soffio subito dopo che ci hai soffiato tu, sarà come se ti avessi baciato in bocca”.

Poco dopo toccò a me. Appoggiai il pongo sul tubicino e ci soffiai dentro (a raccontarlo suona molto meno entusiasmante di quanto mi sembrasse all’epoca), poi feci per passarlo al fratello, che era il prossimo nel giro, ma lei me lo strappò dalle mani, se lo portò alla bocca e ci soffiò dentro.
Senza pulirlo prima.
Subito il fratello squittì: “ora è come se ti sei baciata con Claudio!”
Lei lanciò il tubicino a terra e, gli occhi spalancati, si portò le mani alla bocca e scoppiò in una risata.

Non me la dai a bere, pensai. Ero sicuro che l’avesse fatto apposta. Ricambiava il mio sentimento, era palese: mi aveva pure strappato il tubicino dalle mani quando non era il suo turno.

Chissà se lei se lo ricorda.
Io la conto ancora come scopata.

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