Cronache dal Fertility Day

Nel momento in cui l’iniziativa fu lanciata, nemmeno il ministro poteva immaginare cosa sarebbe successo il 22 settembre 2016.

Il giorno del Fertility Day sette milioni di persone invasero Roma, congestionando il traffico e mandando in tilt la capitale, che già stentava a soddisfare i bisogni dei cittadini che la abitavano.

Dal palco allestito a Circo Massimo, il ministro osservava con un megafono in mano quella folla sconfinata. Erano prodi Italiani, uomini e donne fertili e nudi con l’unico, nobile fine di garantire la sopravvivenza della specie. Il servizio d’ordine faceva fatica a tenere a bada i gruppi di facinorosi, composti per la maggior parte da donne che non erano riuscite a sincronizzare il ciclo mestruale in modo da giungere al massimo della fertilità al 22 settembre, e protestavano contro il rifiuto del governo di bissare l’evento una settimana dopo.

“Siamo quasi pronti!” annunciò il ministro alzando un braccio in cenno di saluto. “Voi ci siete?”
La folla di Circo Massimo esplose in un boato.
“Non vi sento!” la incitò il ministro portandosi una mano all’orecchio. “Ci siete?”
Sììì!!!” echeggiò il pubblico. Gli uomini aspettavano l’inizio dell’evento con il membro in mano, le donne cercavano di liberarsi dalla presa di chi, impaziente, voleva aprire le danze ancora prima del via. Dopo millenni di ingerenze dello Stato Vaticano, che con i suoi rigidi dettami aveva mortificato il sesso fino a renderlo una cosa di cui vergognarsi, agli Italiani non sembrava vero che un ministro della Repubblica Italiana fosse lì per incitarli a a consumare la più grande orgia della storia.
“Al mio tre vi voglio vedere scopare duro!” urlò il ministro nel megafono. “Vi voglio vedere trombare come licantropi! Come se non ci fosse un domani! Non ci dev’essere un singolo orifizio libero in tutta Roma, è chiaro?
SEEEH!!!” rispose il pubblico.
“Uno… due… TREEE!!!” strillò il ministro gettandosi in ginocchio e scatarrando nel megafono fino a strapparsi le corde vocali.

Ciò che accadde a Circo Massimo in quel momento è difficile da spiegare a parole. Uomini e donne si ammucchiavano senza pietà sul prato in cui millenni prima i cittadini dell’antica Roma assistevano alle corse dei cavalli. Il Circo Massimo era un groviglio di organi genitali che si penetravano a vicenda senza distinzione di sesso, razza, età o religione. Era il primo evento davvero democratico da un bel po’ di tempo a quella parte. Gli operatori video di PornHub – che aveva ottenuto l’esclusiva per la diretta streaming dell’evento – si dimenavano fra le ammucchiate mentre l’hashtag #fertilityday impazzava su Twitter.

Le conseguenze furono disastrose. Ci vollero settimane a ripulire le strade, e gli ospedali furono invasi da orde di cittadini che avevano contratto malattie sessualmente trasmissibili nel corso di quella giornata di sesso non protetto. Ma il peggio doveva ancora venire.

Nel giro di poche settimane i test di gravidanza andarono esauriti su tutto il territorio italiano. Le donne si accasciavano al bordo della strada a vomitare, e cinque milioni di loro andarono in congedo di maternità, paralizzando di fatto l’intero settore pubblico e buona parte dell’iniziativa imprenditoriale privata in Italia. Le precarie, cui lo Stato non garantiva simili tutele, scesero in piazza a protestare contro un governo che prima le aveva spinte a farsi mettere incinte e poi non aveva fornito loro i mezzi necessari a portare avanti la gravidanza.

Il 22 giugno 2017 la popolazione italiana passò da sessanta a centocinquanta milioni di persone in un solo giorno, rendendo insostenibile la già critica densità abitativa italiana. Il mondo fu invaso di bambini senza padre, o meglio di padre ignoto, e milioni di madri single affollavano gli uffici pubblici per reclamare gli 80 euro che gli spettavano. L’economia fu messa in ginocchio, la povertà giunse ai massimi storici e lo Stato italiano fu sul punto di dichiarare bancarotta.

Fu in quel momento, proprio sull’orlo del baratro, che il parlamento trovò la soluzione per salvarsi. Una nuova, straordinaria iniziativa di governo che avrebbe risolto il problema della sovrappopolazione, riportando la situazione sotto controllo.

Per il 22 settembre 2017 fu istituito il Suicide Day.

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