Perché la quinta stagione di Game of Thrones è stata deludente [su Wired]

“In questa stagione l’approfondimento psicologico è stato dedicato quasi esclusivamente ai personaggi che gli autori avevano in mente di accoppare di lì a poco, con l’unico scopo di far affezionare gli spettatori per traumatizzarli al momento della loro morte: ecco quindi lunghe scene dedicate alla figlia di Stannis Baratheon prima del suo sacrificio, qualche chiacchiera a caso di Maester Aemon, lo scarso e poco convinto approfondimento di Myrcella.

Il risultato è un intreccio alquanto grossolano e farraginoso in una stagione che avrebbe avuto un gran bisogno di sviluppi, dato l’evidente immobilismo psicologico dei personaggi principali (il caso di Tommen, anche detto “Re Cojone”, è emblematico in tal senso).”

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