papillon.

di cloe

mi sono innamorata di un ragazzo che ha un papillon. dico il cane, non la farfallina. mi fa strano. non avevo mai conosciuto uno con un papillon (a pensarci bene neanche uno con la farfallina. forse alla recita delle elementari). lo porta a passeggiare ogni giorno nel giardino dietro casa mia, verso le sei di pomeriggio. io mi metto sul balcone e fumo una sigaretta, a volte anche due, finché non lo vedo uscire. a quel punto prendo un libro, corro in giardino e mi siedo su una panchina. alzo gli occhi dal libro ogni venti secondi per vedere se mi guarda. non mi guarda mai.
cambio libro ogni due giorni, per due motivi. il primo è che secondo me se mi vede ogni giorno con lo stesso libro si insospettisce, o pensa che sono una lettrice molto lenta (è così). il secondo è che magari un giorno capita che scendo con un libro che gli piace e gli viene voglia di rivolgermi la parola (non è così). quindi ho separato i libri nella mia libreria in due gruppi: quelli che ho già fatto finta di leggere sulla mensola in basso, quelli che devo ancora far finta di leggere su quella in alto. ogni giorno prima di uscire per andare in giardino ne afferro uno al volo dalla mensola in alto.
una volta mi sono resa conto quando ero già in giardino che avevo preso ‘oggi cucini tu’, il libro di ricette di antonella clerici. è stato molto imbarazzante. non volevo sembrare una che legge antonella clerici (l’ho letto, mi è piaciuto, specie il capitolo in cui lei si innamora del mattarello). poi alla fine ho pensato che non era così male: se mi rivolge la parola perché anche a lui piace antonella clerici vuol dire che non ci stanno tutti questi presupposti per una grande storia d’amore.
non leggo davvero. non ce la farei a leggere un libro ogni due giorni. lo apro sempre verso la fine, così penserà che sono una lettrice avida e navigata. e visto che passo quasi tutto il tempo a guardarlo pascolare il cane, alla fine non leggo mai più di poche righe. conosco benissimo, praticamente a memoria, pagina 277 di tutti i libri (non prendo mai libri più corti di 300 pagine, se no sembro una pippa). alcuni romanzi hanno delle pagine 277 bellissime. per esempio quella dei ‘fiori blu’ di queneau (il libro finisce a 262, ma alla 277 c’è l’indice che è davvero bellissimo).
un’altra che mi piace tanto è quella di ‘la tigre assenza’ di cristina campo. non per quello che c’è scritto (il libro è tutto bello (l’ho letto davvero)), ma perché mentre leggevo pagina 277 gli è sfuggito il cane e l’ho aiutato a riprenderlo. l’ho afferrato per il guinzaglio e quello ha tirato talmente forte che mi ha fatto capitombolare a terra. mi sono rialzata che avevo tutta la faccia sporca di fango, lui mi ha detto che gli dispiaceva e io gli ho chiesto dove l’aveva preso ‘sto cane che tirava così forte.
– a belgrado. ho vissuto lì un anno.
– ah. ci ho fatto scalo a belgrado una volta.
– ah. uno scalo lungo?
– uh. no. un’oretta.
mi ha guardato strano. poi mi ha ringraziato e se n’è andato. a pensarci bene non era un argomento di conversazione così brillante. io gli volevo solo dire che lui mi piace un bel po’. ho chiamato marzia e mi ha detto che sono una cretina. mi sa che ha ragione.
un giorno stavo tornando a casa in macchina, era tardi, le sei meno cinque, sarebbe sceso di lì a poco e io dovevo andare sul balcone. l’ho visto attraversare la strada. era sceso in anticipo col papillon. era il caso di fermarlo, parlargli, dirgli qualcosa di più interessante di uno scalo di un’ora a belgrado. ma non mi veniva in mente niente.
così l’ho investito con la macchina.

photo/anjingdijual.com

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