VIVA LA MERDA

Ai miei tempi (ho sempre sognato di iniziare un articolo con “ai miei tempi”, mi fa sentire anagraficamente più vicino al mio unico vero modello di vita: Luciano Rispoli) la gente si divideva fra quelli che guardavano la TV e quelli che non la guardavano. Questo accadeva perché la programmazione televisiva italiana era molto poco variegata, in pratica esistevano due tipi di programmi: quelli con Paola Barale e quelli belli, che di solito andavano in onda alle 4 del mattino su RaiTre, solo gli anni bisestili.

Ma oggi la situazione è molto più complessa. Sky ha espanso l’offerta in modo impressionante, regalandoci trasmissioni interessantissime come NEGRI CONTRO EBREI, MADRI ADESIVE o documentari su gente bravissima che sa fare delle cose benissimo tipo AVVITATORI DI LAMPADINE. Se poi ci mettiamo pure l’esplosione di internet (e di YouTube in particolare), possiamo concludere che il pubblico dei prodotti audiovisivi si è frammentato a livelli impensabili. Oggi può essere rappresentato più o meno così:

In questa sede è proprio sull’ultimo segmento che vorrei concentrarmi: il 27% della popolazione italiana che guarda solo YouTube. Un’evoluzione comprensibile: fino agli anni 2000 dovevi pagare il canone per vedere programmi televisivi che ti sfracagnavano il cazzo; con l’avvento di internet Marco Travaglio, ogni lunedì alle 14:00 in diretta su Passaparola™, te lo sfracagnava in maniera del tutto gratuita.

Ma non erano solo i contenuti gratis a fare la differenza: la maggiore innovazione era l’interattività. Prima era la televisione a decidere quali programmi proporre; tu eri costretto a scegliere quelli che preferivi o ti facevano meno schifo, e potevi guardarli solo nel momento in cui la TV stessa decideva di trasmetterli. Internet, al contrario, ti permetteva di guardare ciò che volevi esattamente nel momento in cui lo volevi.

Mai più aspettare le 4 del mattino per masturbarsi con le linee erotiche sulle TV regionali: un semplice click e sarai travolto da copiose eiaculazioni facciali su YouJizz! Basta aspettare Porta a Porta per prendere per il culo Giovanardi: oggi ci sono i meme che lo ritraggono con un cazzo in bocca, disponibili 24 ore su 24 sul sito del Ministero dell’Interno! Niente più necessità di ritirarsi in un monastero sugli Appennini per trovare un po’ di solitudine, oggi c’è Google+!
(Se l’avete capita vi voglio bene.)

Da qui nacque una certezza diffusa: internet sarà la morte della televisione. Perché oggi la TV siamo tutti noi, almeno potenzialmente (qualcuno ha detto “Broadcast yourself”?), e su YouTube nessuno decide dall’alto cosa possiamo o non possiamo vedere. Internet quindi ci libererà dal torchio ventennale della TV berlusconiana che ci ha lavato il cervello per anni con tette e culi! La gente vuole altro, e internet glielo darà! BASTA CON LA TRASH TV! QUALITÀ! QUALITÀ! QUALITÀ!

Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Se ci fermiamo a pensare ai principali fenomeni di internet, noteremo che buona parte di essi punta sulla qualità nella stessa misura in cui Luca Giurato punta sulla sintassi: il qualunquismo dozzinale di Francesco Sole, le scorregge sulla gente di Frank Matano, i video di Giuseppe Simone, Martina dell’Ombra, Gemma del Sud, Forced ft. Niko, per non parlare di tutto l’universo che orbita attorno ad Andrea Diprè, come Rosario Muniz e Peppe Fetish.

Ora, naturalmente non c’è solo questo, anzi: ma paragonate i numeri che fanno questi video a quelli (pur alti) di un prodotto valido e professionale come Vittima degli eventi di Claudio Di Biagio e Luca Vecchi, o della straordinaria webserie Preti di Astutillo Smeriglia, e capirete che la verità di base è una:

A NOI LA MERDA CE PIACE.

Mettiamoci l’anima in pace, è esattamente così e faremmo meglio ad accettarlo. Abbiamo fatto il nostro tentativo; internet ci ha dato un’enorme possibilità, noi ci siamo fatti un bel giro, abbiamo assaggiato un po’ di tutto e siamo tornati al punto di partenza. Tette e culi, idioti che straparlano, risse, fenomeni da baraccone.

Sia chiaro, non è mia intenzione pormi in una posizione di superiorità rispetto al resto dell’utenza del Tubo, anzi: io ci sono dentro con tutte le scarpe. La mia ex ragazza mi ripeteva in continuazione che non capiva per quale motivo mi piacesse così tanto tutto ciò che è triste e squallido (il che non le faceva molto onore, dato che mi piaceva tantissimo anche lei).

Ci ho pensato parecchio e mi sono fatto un’idea. Credo che il successo di questo tipo di contenuti, specie se proposti in maniera deliberata e cosciente, riveli una verità sociologica che va ben oltre la risata che ti fai con il kg di vagina di Giuseppe Simone. È solo uno spunto di riflessione, ma vorrei proporvelo.

I social network ci hanno abituato ad avere sotto gli occhi in continuazione la vita degli altri, una vita cui tutti cerchiamo di mettere fronzoli per farla sembrare bella e interessante. E quando ci capita di vedere persone palesemente tristi, ridicole o stupide ci sentiamo inconsciamente sollevati nel vedere che esiste gente peggiore di noi. Per questo le loro azioni ci divertono in una misura di gran lunga maggiore di quanto dovrebbero farci compassione.
Insomma, la merda ci piace soprattutto quando ci fa capire che la merda non siamo noi.

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