Idee per nuovi fenomeni virali dopo l’Ice Bucket Challenge

Non ho nulla in particolare contro l’Ice Bucket Challenge. Certo, la logica di base è un po’ strana (“rischiare l’ipotermia pur di non donare nulla ai malati di SLA,” come ha detto Qualcosa del Genere), ma il proposito di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema e incoraggiare le donazioni alla ricerca è più che nobile. Credo tuttavia che un giorno i nostri figli ci chiederanno di rendere conto del fatto che sui social network del 2014 un post su dieci riguardasse giornalisti americani decapitati dai militanti dell’Isis e i restanti nove fossero video di gente che si rovescia secchi d’acqua in testa.

Pic: Elvira Gerardi.

“Papà, ma perché?”
“Perché era divertente, figliolo!”

È questo l’aspetto che più mi fa riflettere; nell’era di Facebook le probabilità di successo di una campagna mediatica sono direttamente proporzionali al suo potenziale virale sui social network. E siccome i contenuti che si diffondono più facilmente sono quelli divertenti – si pensi a Lercio, che fa numeri ben più alti della maggior parte degli articoli di repubblica.it, che infatti sta pensando bene di seguirne l’esempio – siamo quotidianamente bombardati da tormentoni idioti, pericolosi o falsi nel migliore dei casi.

L’Harlem Shake. Il neknominate. Kony 2012. Il twerking. O questo articolo.

Siamo arrivati al punto che anche una cosa seria come la ricerca sulla SLA ha bisogno di video stupidi per giungere sulla bocca della gente. Il che ci porta a una fondamentale conclusione: la società pensa che siamo degli imbecilli. E probabilmente ha ragione.

Ora che l’hype attorno all’Ice Bucket Challenge si sta esaurendo, ho pensato di elaborare 5 proposte per nuovi fenomeni virali con cui intasare le vostre bacheche di Facebook.

IL #MARCOTRAVAGLING

Iniziativa volta a sensibilizzare gli Italiani sul problema del sovraffollamento delle carceri. Bisogna riprendersi mentre si denuncia un reato commesso da una persona di propria conoscenza, specificando nome, cognome, codice fiscale e residenza. A quel punto l’individuo citato ha due possibilità: donare 100 euro al Ministero della Giustizia o affrontare un regolare processo penale. Effettuata la donazione o scontata la pena, dovrà girare un video analogo chiamando in causa un’altra persona.

Tasso di viralità: 90%
Tasso di pericolosità: variabile a seconda del reato
Tasso di idiozia: 20%

IL #SIFILIDING

Campagna a favore dell’uso del preservativo. Bisogna scattarsi un selfie mentre si fa sesso non protetto con una prostituta della Salaria e pubblicarlo sui social network con l’hashtag #SIFILIDING. Per ogni caso accertato di contratta sifilide l’Associazione Luca Coscioni distribuirà 100 preservativi alle popolazioni rurali del Mali.

Tasso di viralità: 80%
Tasso di pericolosità: 95%
Tasso di idiozia: 100%

IL #VANNONING

Consiste nel pubblicare un articolo scientifico firmato da Schizzo, il tossico di stazione Termini che ti batte sempre il resto del biglietto della metro, nel quale si afferma che indossare solo scarpe sinistre riduce di gran lunga il rischio di tumore al colon. La comunità scientifica disconosce la validità dello studio, ma solo perché corrotta dalle case farmaceutiche. È una variante del più generico #BEPPEGRILLING, cioè la pratica di diffondere notizie complottiste non verificate aggiungendo la postilla “MEDITATE, GENTE, MEDITATE.” E finirci pure in parlamento.

Tasso di viralità: 70%
Tasso di pericolosità: 0% (al massimo cammini come un coglione)
Tasso di idiozia: 90%

LO #SEDIAAROTELLING

Come il #BALCONING, consiste nell’imbottirsi di vodka e Diazepam e saltare da un balcone o da una finestra del quinto piano direttamente all’interno di una piscina, ma senza acqua. I proventi dello #SEDIAAROTELLING finanzieranno l’UNOHRD (United Nations Organization for Human Race Devolution), l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di studiare le strategie migliori per riconsegnare il nostro pianeta alle scimmie.

Tasso di viralità: 80%
Tasso di pericolosità: 100%
Tasso di idiozia: 100%

IL #MIKEBONGIORNING

Pic: Mario Tama.

Si deve profanare la tomba di una persona, rubare la bara e sotterrarla altrove, scattando una foto del luogo, taggando un parente del defunto e aggiungendo l’hashtag #MIKEBONGIORNING. La persona chiamata in causa ha una settimana di tempo a disposizione per trovare la bara prima che gli sia restituita: per ogni ora passata senza che la ricerca abbia successo dovrà donare dieci euro a un fondo destinato a chi non può permettersi un loculo al camposanto.

Tasso di viralità: 90%
Tasso di pericolosità: 10%
Tasso di idiozia: 100%

Come al solito su ciclofrenia.it™, i contributi dei lettori sono più che benvenuti, quindi se avete idee per nuovi fenomeni virali scrivetele pure nella sezione commenti; le migliori potrebbero essere aggiunte al post e saranno premiate con un bel cazzo di niente.
Se siete donne, con un bel cazzo e basta.

Questo post è una rielaborazione di questo e di questo (della cui esistenza sono peraltro venuto a conoscenza dopo averlo scritto, pur leggendo da sempre il buon Sciuscia)

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