Lettera aperta a chi applaude il pilota all’atterraggio

Cari ragazzi,

Ogni volta che torno a Roma da un viaggio, al momento dell’atterraggio incrocio le dita, chiudo gli occhi e prego che non scatti l’applauso. Da ateo convinto, questa è l’unica circostanza in cui mi rivolgo a Dio. Perché se Dio esiste di sicuro non applaude all’atterraggio.

Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà, e nessuno di voi applaudirà all’atterraggio.
(Genesi 3,16)

Con gli anni ho appreso che il margine di sicurezza si aggira intorno ai dieci secondi: nel senso, se dopo questo lasso di tempo non scatta l’applauso si può essere sicuri che non scatterà affatto. Questa eventualità in Italia si verifica circa lo 0% delle volte: magari la maggior parte dei passeggeri non batterà le mani, ma sicuramente lo farà qualche zelante viaggiatore e a quel punto è molto probabile che il resto della folla lo segua.

Ve lo dico con il cuore in mano: SMETTETELA.

Non tanto perché è una cafonata – e lo è – ma soprattutto perché è concettualmente sbagliato. In teoria un applauso si riserva a chi ha svolto il proprio compito dimostrando particolare bravura; in questa prospettiva avrebbe senso applaudire un pilota che effettua un atterraggio d’emergenza salvando le vite dei passeggeri che trasporta. Ma un pilota che arriva all’aeroporto di destinazione senza sbavature sta soltanto svolgendo il proprio lavoro. Quindi, se sentite la necessità di battere le mani all’atterraggio, quantomeno abbiate la premura di fare lo stesso con chiunque svolga il proprio mestiere in maniera ordinaria: applaudite il tabaccaio che vi dà il resto giusto, il vigile urbano che vi appioppa una multa per divieto di sosta, il carabiniere che vi trascina in caserma dopo avervi trovato con 0,3 grammi di fumo al Pigneto.

È una questione di coerenza.

Qualcuno potrebbe obiettare che un pilota che atterra in maniera corretta “salva” la vita dei propri passeggeri. Be’, ma anche il compagno delle elementari che vi scarrozza in auto da piazza Vescovio a via degli Argonauti senza farsi travolgere dal trentasette barrato vi ha salvato la pellaccia; non è infatti un mistero che l’auto sia molto più pericolosa dell’aereo. Ora, nessuno qui sta paragonando la difficoltà di condurre un Boeing 747 con quella di guidare una Yaris; ma anche eseguire per intero la sinfonia n. 40 di Mozart scorreggiando con le ascelle è molto complesso, eppure non mi pare che folle oceaniche si spellino le mani ogni volta che lo faccio da ubriaco a Campo de’ Fiori il sabato sera.

Se pensate che un applauso sia una semplice manifestazione di goliardia e questo sia il classico post da Italiano snob, borioso e rompipalle, be’, avete ragione: è esattamente così. Ma ho la presunzione di pensare che la maggior parte di voi sia stufa come me dell’immagine che noi Italiani abbiamo fuori dal nostro paese, e se è così sarebbe il caso che ognuno si desse da fare perché quest’immagine cambi.
Da qualche parte si deve pur iniziare.

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