Due bastonate a repubblica.it™


Se non avete passato gli ultimi dieci anni a vandalizzare la voce WikiPedia di Gabriele Muccino è probabile che vi siate accorti che repubblica.it™ ha intrapreso una preoccupante parabola discendente in termini di serietà delle notizie che propone, e soprattutto nel modo in cui le propone. Dall’esplosione dei social network a oggi è diventato via via più difficile distinguere i suoi contenuti da quelli condivisi dalla pagina Facebook Tua madre è leggenda. Oggi infatti gli articoli di repubblica.it™ si possono raggruppare come segue:

In realtà il lento passaggio che ha portato la Repubblica da “quotidiano schierato, serio e rispettato” a “non trovo la categoria Big Tits” è iniziato ben prima dell’esplosione di Facebook e dintorni. Se ricordate, anni fa il cartaceo cambiò formato a favore di uno ben più corposo e già da lì l’informazione divenne più grossolana. Questo approssimativismo ha poi trovato un comprensibile zenit con l’era dei social network, in cui la parola d’ordine è PRESTO! PRESTO! e se non sei il primo a proporre una notizia in pratica non hai chance che la gente ti legga. Tale isteria ha occasionalmente portato repubblica.it™ a pubblicare delle bufale a cui non crederebbe neanche una casalinga di Voghera, come quelle riportate qui.

Ma anche tralasciando tale grossolanità, è proprio la linea editoriale del sito che mi lascia perplesso. Accanto a interessanti articoli su attualità e politica troviamo link acchiapponi di qualità bassissima, sbattuti in home page nonostante non rispondano a particolari esigenze di tempistica. Voglio dire, seppur da un punto di vista deontologico un giornale che diffonde notizie smentibili in 0,17 secondi da un copia-incolla su Google sia più o meno equivalente a un medico che fa trapianti di fegato bendato, ben altra cosa è la scelta deliberata di pubblicare contenuti che si collocano esattamente a metà della linea retta che collega Dagospia alla portinaia di casa mia. Questa linea editoriale trova la sua massima espressione nell’ormai celeberrima

BARRA LATERALE DESTRA

…l’unico posto su internet che devi davvero evitare se hai ancora in mente di raccontare a qualcuno che ti piace Jonathan Franzen.

Sono impressionato, ragazzi. Mi chiedo come si svolgano le riunioni in cui decidete cosa pubblicare sulla barra destra.
“Ezio, abbiamo ancora spazio per un articolo.”
“Ok, cosa abbiamo?”
“Dunque, c’è un bellissimo servizio di quella stagista nuova, è sulle morti bianche dal 2010 a oggi.”
“Mh. Alternative?”
“Dunque, vediamo vediamo… be’, ci sarebbe questa galleria fotografica! La stupefacente storia di Anshul, il bambino indiano che fa i Sundae agli Smarties con il culo.”
“Fantastico! Aggiudicato!”

La più naturale conseguenza di questo approccio all’informazione è che le notizie davvero importanti sono affossate in un mare di melma fatto di video di ragazzini che crescono in stop motion, schemi calcistici improbabili della serie B giapponese, ultimi screzi in una tv regionale e le tanto care notizie hi-tech in cui ai gestori del sito basta aggiungere “2.0” e “social” a qualsiasi titolo per dar l’idea di parlare di roba gggiòvane. Facciamo una prova:

Un ragazzo uccide la sua ragazza dopo un tradimento
diventa
Scopre il tradimento su Instagram, l’uxoricidio è 2.0

Un idiota si fa investire da una macchina perché attraversa mentre spulcia Tinder
diventa
Netto aumento delle social stragi, nell’era del web attraversare la strada è thumbs down

Mi sono chiesto più volte perché repubblica.it™ si ostini a diffondere queste scemenze; pubblicare notizie “leggere” non è un crimine, ma la loro proporzione rispetto al totale è desolante. Ci sono cose su cui vorrei informarmi leggendo un giornale serio, e innumerevoli stupidaggini che posso scoprire in due secondi di Facebook o Reddit. Ma il punto è che repubblica.it™ pubblica stupidaggini proprio perché nel web sono la cosa che va per la maggiore: lercio.it, che amo, a parità di articoli fa numeri paurosamente più alti del sito del quotidiano di Ezio Mauro (controllate pure: 10,000 share quando va male). E tutto questo traffico è troppo ghiotto per farselo scappare: share = clic = pubblicità = big money, and everybody needs money. Come ho detto in un precedente articolo a favore dei matrimoni gay:

Trovo scandaloso che testate italiane di primissima linea diano ancora risalto a notizie che hanno lo stesso spessore culturale di uno scopino da cesso. Per fare un esempio, se un idiota dice che la Kyenge lo fa pensare a un orango nessuno dovrebbe sentire il bisogno di segnalarlo su tutti gli organi di informazione, perché la sua è un’affermazione talmente infima, bassa e insignificante che non merita nemmeno i 15 minuti di fama del pubblico ludibrio; invece repubblica.it™ si comporta esattamente come il gestore di un blog con dominio di secondo livello che cerca visibilità insultando chi posta aggiornamenti di stato snervanti su Facebook: la qualità della notizia non è importante, è importante quanto sarà condivisa sui social network.

È questo che mi preoccupa: mi pare che repubblica.it™ stia cercando di seguire al contempo due direzioni diverse, quasi opposte. Da un lato è un giornale rispettato, che ha acquisito un’autorevolezza tale da poter fare anche da opinion leader, e detta la tendenza con articoli come le “dieci domande a”; dall’altro segue la tendenza, nella forma più becera in cui si presenta sul web, cioè con il chiacchiericcio da bar, le liti in tv e tutta una serie di contenuti contro cui per anni si è giustamente scagliato quando a proporli era il medioevo televisivo Berlusconiano.

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