Autoscatti al cesso e altre cose che lasceremo ai nostri figli

Pic: Elvira Gerardi.

Qualche giorno fa ho visto una puntata di Avanti un altro in cui i concorrenti erano YouTuber piuttosto noti come Frank Matano e Giorgio Cappello di Paglia. Ora, non ricordo quale giro di click mi abbia portato su una roba del genere, e onestamente il solo vedere in streaming su Video Mediaset la registrazione di un quiz preserale condotto da Paolo Bonolis con la collaborazione di casi umani più o meno eclatanti – aggiornando oltretutto Microsoft Silverlight per farlo – sarebbe già di per sé sufficiente a giudicare la mia esistenza alquanto miserabile, ma mi ha colpito molto il momento in cui Laura Cremaschi è stata definita da uno dei giudici

REGINETTA DEL SELFIE

Non conoscendo Laura Cremaschi (e giudicandola piuttosto bona) sono andato a documentarmi e ho scoperto che è una tizia che si scrive i pronostici delle partite sul culo e sulle tette, si fotografa e pubblica gli scatti sui principali social network. Una sorta di Polpo Paul con la quarta di reggiseno, non so se rendo l’idea.

(A questo proposito mi preme sottolineare che le due maggiori autorità emerse ultimamente nel campo dei pronostici delle partite sono Laura Cremaschi e un mollusco cefalopode della famiglia octopodidae. Fossi in lei mi farei un paio di domande.)

Che io sappia, a chi rappresenta un’eccellenza in un determinato campo sono sempre stati affibbiati soprannomi altisonanti che in qualche modo incutevano un certo timore reverenziale, come IL LUPO DI WALL STREET, IL MOSTRO DI FIRENZE o IL MASSIMO D’ALEMA DEI VIBRATORI ANALI (ok, questo me lo sono inventato), quindi la definizione di

REGINETTA DEL SELFIE

mi ha incuriosito da subito, se non altro per il fatto che se esiste una

REGINETTA DEL SELFIE

è perché esiste anche un mondo del selfie, cosa peraltro ben più che evidente agli occhi di tutti dai tempi di MySpace in poi, quando le ragazzine hanno cominciato a farsi foto dall’alto sedute sul cesso di casa loro, probabilmente per mascherare il fatto che dalla vita in giù non avevano molto da invidiare a una portaerei supercarrier.

Certo, la pratica dell’autoscatto esiste anche da prima, ma è la diffusione che fa la differenza: fino agli anni ’90 l’unico posto dove potevi mettere in mostra i tuoi selfie era la parete di camera tua, fra un poster delle TLC in omaggio con Cioè e un calendario di Manuela Arcuri; oggi, con i social network, la tua stanza è diventata la stanza di tutti – molti dei quali sconosciuti – e hai bisogno che questi tutti esprimano consenso e apprezzamento nei confronti del faccione che immortali ovunque tu vada, trasformandoti di fatto in una copertina ambulante di Novella 2000. Se gli adolescenti di oggi impiegassero la metà del tempo che spendono a farsi gli autoscatti per seguire un corso di economia, oggi Angela Merkel ci chiederebbe 2 euro per comprare la cera con cui pulirà il parquet della nostra villa ai Parioli con vista sui fiordi norvegesi.

Farci le foto allo specchio con hashtag #goodmorningworld non ha utilità alcuna se non quella di rispondere al nostro bisogno di sentirci dire che siamo fascinosi o semplicemente in grado di stimolare un’erezione. E se questo nel breve periodo ci inorgoglisce, alla lunga e con uno sguardo più lucido ci renderà solo ridicoli agli occhi del mondo.

Quello che mi chiedo è: CE NE RENDIAMO CONTO?

Ci chiediamo mai cosa potrà pensare di noi chi vedrà queste cose in futuro, quando saremo vecchi e flaccidi e avremo figli che googleranno il nostro nome, quando magari avremo già realizzato che spammare la nostra estetica ovunque possibile è una cosa stupida e inutile?

Ve lo chiedete mai?
Io, in continuazione.

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