Corso base di fotografia da rimorchio

Nonostante alcuni articoli palesemente trollatori da me scritti in passato, ho un profondo rispetto per i fotografi, e per “fotografi” intendo quelli veri, che hanno rischiato la vita pur di mostrare al mondo devastanti immagini di guerra o più semplicemente hanno deliziato i palati del loro pubblico con immagini di una bellezza sconcertante.

Va detto però che la piega presa dalla fotografia negli ultimi tempi è piuttosto preoccupante. Ormai è possibile acquistare una strumentazione semi-professionale a prezzi relativamente bassi, spianando la strada dell’arte visiva a gente che ha l’occhio fotografico di una scamorza affumicata. Questo fenomeno si è verificato anche in altri ambiti artistici, seppur in misura minore: Flaiano su un rotolo di carta igienica resta sempre Flaiano, Federico Moccia su un PDF realizzato con InDesign resta sempre Federico Moccia.

Il problema di base è che il crescente uso dei social network ha favorito una proliferazione di prodotti di bassissima qualità, dato che tutti sono interessati a diffondere il più possibile le proprie “opere” con un solo, unico, evidente obiettivo:

SCOPARE.

Il 70 percento delle fotografie che ci capitano sotto gli occhi mentre scrolliamo il newsfeed di Facebook ha il solo scopo di ottenere un soffocotto furtivo durante la ricreazione dalla biondina della terza B la cui amicizia su Facebook abbiamo conquistato dopo mesi di spizzate insistenti in fila per andare a ginnastica. Personalmente gradirei che tale obiettivo fosse dichiarato e per questo motivo ho deciso di lanciare il primo corso base online di fotografia da rimorchio.

Lezione no. 1: IL BIANCO E NERO

Pic: ZeroCalcare (da una dedica a un amico)

Parliamoci chiaramente: il bianco e nero fa rimorchiare un botto. Scattare in bianco e nero per un aspirante fotografo piacione è come imparare il palleggio alla scuola calcio per un bambino che sogna di diventare Leo Messi: un primo passo del tutto fondamentale. Questo perché (quasi) ogni foto guadagna in bellezza se convertita in bianco e nero, e anche l’autore della stessa risulterà più sensibile, artistico e senza grassi idrogenati.

Pic: Michael Ruhlman

Lezione no. 2: LO SFOCATO

Sfocate, ragazzi. Sfocate a bestia. Lo sfocato è fondamentale perché permette allo spettatore di capire che il vostro obiettivo è strafico e apre il diaframma come Yuri Chechi apriva le gambe in spaccata sugli anelli ad Atlanta 1996. Se state fotografando il viso di una persona in primo piano, fate in modo che solo la punta del naso sia a fuoco: tutto il resto deve somigliare il più possibile a un impasto informe di colori a tempera. Nessuno dev’essere in grado di capire se sullo sfondo c’è Villa Pamphili al tramonto o mezz’etto di provolone del monaco DOP.

Sfocato da mezzeseghe (pic: fashioncentrique.com)

Sfocato da piacione: non c’è confronto! Guardate CHE FRAGOLA! È stupenda! Chi se ne frega della gnocca in sottofondo, volete mettere con questa bella FRAGOLA SMANGIUCCHIATA bella nitida in primo piano? (pic: nikjcuk)

Sfocato sgravato (pic: stackoverflow.com)

Lezione no. 3: LA VIGNETTATURA

Molte persone considerano la fotografia un modo per fermare ciò che vede l’occhio umano, e di certo l’occhio umano non vede bordi neri attorno ai soggetti inquadrati (a meno che non abbiate il glaucoma). Detto ciò, a noi dell’occhio umano non frega assolutamente nulla, infatti la vignettatura è da paura. Dà quell’effetto vintage che va tanto di moda oggi, elimina dettagli inutili dai bordi della foto, ma soprattutto serve a… serve… un momento, A CHE CAZZO SERVE LA VIGNETTATURA? Ma assolutamente a niente, se non a rimorchiare! E a noi questo interessa!

Sì ok, il soggetto è parecchio fotogenico, ma c’è ancora qualcosa che non mi convince.

Volete mettere?

Lezione no. 4: LA SATURAZIONE SELETTIVA

La maggior parte dei fotografi piacioni, come ho già menzionato, usa il bianco e nero. Ma per un tot di tempo c’è stata anche la moda della desaturazione. Poi quella della saturazione. Insomma, non si riusciva a trovare la soluzione definitiva per il problema “quale ritocco dei colori mi farà scopare di più?” Un fotografo psicolabile ha capito, un po’ come Aristotele, che la virtù sta nel mezzo: non desaturiamo, non saturiamo, ma saturiamo solo qualche colore! Fa molto più fico! Guardate la fotografia qui sotto, per esempio.

Pic: Abigail Batchelder

Non la trovate incredibilmente… GIALLA? Ma sì, è GIALLA! Notate bene che la paperella sul bordo della vasca è GIALLA! Non vi piace il GIALLO? Il GIALLO conta più di tutti gli altri colori, nella composizione di questa foto e nel messaggio che voglio far passare è fondamentale capire che la paperella è GIALLA! No, dico, l’avete mai vista una paperella GIALLA? Come giudichereste tutto questo? Non è magnifico? Non è GIALLO?

La domanda è: PERCHÉ? (pic: Brodyqat)

Lezione no. 5: PHOTOSHOPPATE TUTTO IL PHOTOSHOPPABILE

PHOTOSHOPPATE TUTTO, PHOTOSHOPPATE SEMPRE, PHOTOSHOPPATE COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI! Non vi piace lo sfondo che avete scelto per la vostra foto? Nel bellissimo ritratto che avete fatto alla ragazza dei vostri sogni mentre si liscia i capelli a Villa Pamphili è entrato per sbaglio un ciccione in mutande che si scaccola sullo sfondo? Sticazzi™! Non è il caso di andare a rifare la foto, meglio starsene a casa con una bella birra e correggere tutti gli errori in fase di postproduzione, tanto chi volete che se ne accorga? E anche se qualcuno protestasse, potrete sempre giustificarvi sostenendo che “ormai la postproduzione è parte integrante della fotografia.” Per fare un esempio, avete scattato la seguente foto ma, nonostante siate moderatamente soddisfatti del risultato, c’è qualcosa che ancora non vi convince?

Amen! Con Photoshop potrete ottenere il risultato che più vi aggrada!

Pic: impazzito.it

Lezione no. 6: LA FOTO AL RIFLESSO

“Accidenti, questa chiesa è bellissima! Presto, mi serve subito una pozzanghera!”
“Una pozzanghera?”
“Sì, per fotografarla nel suo riflesso!”
“Ma scusa, non la puoi fotografare direttamente?”
“Tu non capisci, non bisogna mai fotografare nulla direttamente, è da mezzeseghe! Si deve sempre fotografare un riflesso!”
“Ma… perché?”
“Smettila di farmi perdere tempo e trovami una pozzanghera! PRESTO ché la luce è buona!”
“Ma è il 13 agosto, non piove da mesi!”
“Aspettiamo la stagione delle piogge.”

Pic: Giuseppe di Pietrantonio

CONCLUSIONI

“Le velleità ti aiutano a scopare,” cantano i Cani, e hanno ragione. Cimentarsi in un’attività artistica è un modo semplice ed efficace per risultare interessanti agli occhi degli altri e di se stessi. Non è un male in sé, tutti hanno diritto di provare; che poi si abbia davvero del talento, concorderete con me che è tutt’altra storia.

Con la diffusione dei social network si è sviluppata una corsa a dimostrarsi personalità brillanti e originali (“a leggere le bio di Twitter il più normale fa l’astronauta”, come ho letto tempo fa). Fotografia e scrittura sono i campi più battuti proprio perché per farle in modo amatoriale ci vuole meno studio, tempo e pazienza rispetto ad attività come la musica.

Oggi tutti questi prodotti “artistici” ci sono spiattellati davanti agli occhi in continuazione e se vogliamo possiamo esprimere il nostro giudizio su di essi. Ecco, mi sembra che per alcune persone la gratificazione derivante dall’apprezzamento altrui sia di gran lunga il fattore più importante nella loro decisione di cimentarsi con queste velleità. È per questo che molti tendono a conformarsi a standard facili e di largo uso, che garantiscono un riscontro facile (che sia lo stile di scrittura di Vice, la saturazione selettiva o la satira alla Spinoza).

C’è invece un tipo di soddisfazione che prescinde dall’apprezzamento altrui e ci permette di amare ciò che creiamo senza preoccuparci che piaccia anche agli altri. È quello che succede nel momento in cui siamo coscienti di aver inventato qualcosa e l’abbiamo fatto perché mossi esclusivamente da una vera passione.

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