Denti.

Pic: Last Savior.

Ho fatto appena in tempo ad alzare il telefono e dire “pronto?” che hai iniziato a piangere e non hai smesso prima di cinque minuti.

Non ho proferito parola. Tu hai detto che ti sei svegliata e sei entrata in camera mia per vedere se stavo dormendo, ma non mi hai trovato e ti sei sentita l’ultima ruota del carro. “Non mi hai neanche avvertito che non tornavi, ma sono tua madre o no?” mi hai detto. Io ti ho spiegato che sono cinque anni che non devo rendere conto a nessuno di quando torno a casa o meno, e a volte me ne dimentico perché non sono più abituato, ma mentre ti sentivo piangere ho capito che il problema è più grande.

Il problema è che ti senti vecchia, mi dici.
Che hai la sensazione di non farcela più, che senti il peso degli anni.
Io ti rispondo che c’è gente che a cinquant’anni fa la metà delle cose che fai tu che ne hai settantatré, ma non mi ascolti.

E allora penso che quando la sera torno a casa prima di cena e ti vedo navigare su WikiPedia capisco che sei avanti a tutti. Che hai ancora la forza di imbarcare le cartoline e andare al mercato alle cinque del mattino, di portarmi il caffè a letto la mattina. Penso che sei ancora l’unica persona al mondo che, nel momento in cui le chiedo di fare una cosa per me, so che la farà subito e nel modo migliore possibile.

Poi penso che però non dovrei chiedertelo. Perché per la prima volta qualche mese fa mi hai chiesto di aiutarti a uscire dalla macchina, perché per la prima volta qualche mese fa ti ho vista armeggiare con il telecomando davanti al cancello di casa chiuso, e quando sono arrivato tu mi hai guardato smarrita.
Mi hai detto “non funziona,” e io ti ho guardato.
Poi ho risposto che era il telecomando sbagliato.

Mi dici che hai paura di essere depressa. Che oggi pomeriggio devi andare da Mauro perché ti stanno cadendo i denti e non vuoi mettere la dentiera.
Mi dici che ti senti vecchia, che sei una madre vecchia con un figlio giovane, troppo giovane per lei.

Io vorrei risponderti che se sono il figlio di cui vai tanto orgogliosa è grazie a te. Perché se sono così meticoloso, iperattivo e ansioso è solo perché sono la tua copia sputata fatta uomo, anche se a volte non vorrei ammetterlo.

Mi dici che ora ti passa, ti sento piangere al telefono e penso che anche se sei la persona che conosco da più tempo ti ho visto ridere troppo poco.
Ti sento piangere al telefono e penso che anche se ti conosco da un anno prima di venire al mondo ti ho fatto, ridere troppo poco.

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