Chiudi la bocca se sei contrario ai matrimoni gay, perché hai torto

Qualche tempo fa Alain Delon ha affermato in diretta televisiva che l’omosessualità “è contro natura” e che non ha “niente contro i gay che si mettono insieme, ma noi uomini siamo fatti per amare le donne.” Ovviamente queste notizie sono rimbalzate su tutti i principali quotidiani italiani e conseguentemente sui social network, causando lo sdegno di centinaia di migliaia di persone.

Non ho voglia di perdere tempo a commentare le dichiarazioni di Alain Delon perché l’idiozia non suscita il mio interesse. Piuttosto trovo scandaloso che testate italiane di primissima linea diano ancora risalto a notizie che hanno lo stesso spessore culturale di uno scopino da cesso. Per fare un esempio, se un idiota dice che la Kyenge lo fa pensare a un orango nessuno dovrebbe sentire il bisogno di segnalarlo su tutti gli organi di informazione, perché la sua è un’affermazione talmente infima, bassa e insignificante che non merita nemmeno i 15 minuti di fama del pubblico ludibrio; invece repubblica.it™ si comporta esattamente come il gestore di un blog con dominio di secondo livello che cerca visibilità insultando chi posta aggiornamenti di stato snervanti su Facebook: la qualità della notizia non è importante, è importante quanto sarà condivisa sui social network.

Ogni giorno affiorano esempi di questo detestabile approccio all’informazione: prendiamo la reazione di Berlusconi alla recente condanna per frode fiscale nel processo Mediaset (“è un complotto/giustizia a orologeria/toghe rosse/vendo Audi A4 come nuova EUR 5,600 telefonare ore pasti”). Di tutti i giornalisti che hanno riportato il fatto, quanti hanno chiesto a Berlusconi, ai suoi colleghi di partito o ai suoi sostenitori quali punti della sentenza condannasse e perché?
Appunto.
Raramente una notizia viene formulata in modo che il lettore possa avere un’informazione completa sull’argomento: meglio gettare lo scoop in pasto ai trending topic di Twitter in modo che gli utenti commentino sdegnati e facciano circolare il più possibile il santino della barra laterale destra di repubblica.it™. In questa distorta società dell’informazione 2.0, gli opinionisti sono gli utenti Facebook che si scannano nella sezione commenti con il solo beneficio di chi divulga la notizia diventando opinion leader a scapito di quello dell’informazione corretta.

La mia opinione è che puttanate come quelle di Calderoli o Alain Delon non dovrebbero nemmeno essere pubblicate. Dovrebbero passare sotto silenzio perché la stupidità umana non merita di fare notizia e finché continueremo a diffondere questi pareri idioti come se fossero degni del minimo ascolto non ci strapperemo mai di dosso tutti i ridicoli pregiudizi che ostacolano il cammino verso il progresso.

La notizia non è che un ultrasettantenne francese è contrario ai matrimoni gay: la notizia è che esiste ancora un dibattito attorno ai matrimoni gay. La notizia è che è ridicolo che esista ancora la possibilità di discutere se sia opportuno o meno legalizzare i matrimoni omosessuali, perché dovrebbero essere la cosa più sacrosanta e normale del mondo, come il cappuccino e cornetto la mattina, come la sigaretta dopo il caffè, come il fatto che una nostra ministra sia negra.

I matrimoni gay non sono in discussione e una persona non dico intelligente, ma normale, deve anzi rifiutarsi a prescindere di avere un dialogo con chi sostiene il contrario, perché non tutte le idee meritano di essere prese in considerazione e non vedo proprio perché dovrei sprecare il mio tempo a confrontarmi con gente così retrograda e bigotta. La loro opinione non è degna del mio interesse e soprattutto non è una libera opinione. Uno dei più drammatici paradossi semantici che affliggono il nostro paese è l’idea che a qualcuno possa essere garantita la libertà di pensare che le libertà altrui vadano limitate.

“I matrimoni gay sono contro natura.”
“Il matrimonio è finalizzato alla procreazione.”
“Sono contro le adozioni per le coppie gay, il bambino crescerebbe nel pregiudizio.”
“È importante avere una figura di riferimento maschile e una femminile.”
Parafrasando un celebre sketch di Bill Hicks, ecco l’unica risposta possibile a chi è contro i matrimoni omosessuali al giorno d’oggi.

Ecco, le persone favorevoli ai matrimoni omosessuali ma contrarie alle adozioni sono quelle che mi fanno più ridere, perché dimostrano un pensiero avanguardista come un paio di sandali di legno e avvalorano le proprie tesi con sparate di psicologia spicciola da Pomeriggio Cinque, come se queste potessero in qualche modo dare maggior valore alla loro opinione rispetto a quella di chi è contro per religione, razzismo o partito preso.
“La società non è pronta, bisogna prima eliminare il pregiudizio, è necessario educare.”
Volendo estremizzare, fosse per loro la seconda guerra mondiale si sarebbe conclusa così.

“Generale, Hitler sta sterminando gli Ebrei mettendoli in forni crematori per ricavarne sapone e bottoni. Che facciamo, andiamo a rompere il culo a quel figlio di puttana?”
“Mmmh, non saprei, Frank. Il mondo non è ancora pronto ad accettare il fatto che gli Ebrei non debbano bruciare. Meglio piuttosto sensibilizzarlo sull’inopportunità della combustione umana, in modo da far sì che in futuro un Ebreo non in fiamme sia ben accetto in società.”

Sostenere nel 2013 che la coppia di genitori debba essere composta da un uomo e una donna è un po’ come sostenere che gli aerei andrebbero aboliti e bisognerebbe tornare alle carrozze trainate da cavalli.
Perché gli omosessuali dovrebbero avere diritto di adottare un figlio?
Ve lo spiego io: perché sono persone.
Esattamente come voi.

La divisione a compartimenti stagni fra universo maschile e femminile deriva da convenzioni ormai obsolete che sarebbe tempo di eradicare, convinzioni che si instillano nella testa degli individui fin dalla tenera età, quando le femminucce giocano con le bambole e i maschietti con le pistole, senza dar loro una vera opportunità di scelta su come impiegare il proprio tempo o comunque giudicando in qualche modo strano se un bambino vuole indossare una maglietta rosa. Si prosegue in età scolastica, quando nei temi dei bambini “mamma cucina e papà lavora fino a tardi”, “mamma è buona e papà è severo”, si insiste con le pubblicità stupide della Barilla e si finisce per partorire soggetti che hanno insite convinzioni razziste senza neanche rendersene conto, che magari non hanno niente contro i gay ma giudicano comunque l’omosessualità come una cosa degna di discussione invece di prenderla come una comune declinazione del comportamento umano.

Si finisce per partorire individui che si fanno portabandiera di affermazioni odiose e profondamente contraddittorie, come “non ho niente contro i gay anzi, ho un sacco di amici gay,” che è solo una deviazione del detestabile “non ho nulla contro i gay però.” Individui appoggiati da una propaganda religiosa antistorica che condanna l’omosessualità perché contro dettami superati da millenni, quando chi ha anche solo un barlume di intelligenza può capire da solo che l’influenza della religione sulla politica statale è inversamente proporzionale al progresso della società. Individui infine appoggiati da una ristretta minoranza di alternativi “un tanto ar chilo” che credono che gli articoli satirici di Vice Magazine siano la realtà e conseguentemente bollano come “populiste”, “già sentite” e “da concerto dei Modena City Ramblers” affermazioni a favore di diritti civili di sacrosanta e indiscussa importanza.
L’originalità non è un valore in sé.

Il paradossale cancro di questa società è la nostra cultura nazionale profondamente arretrata, che riesce a essere reazionaria anche quando è tollerante, e la vera chiave per superare questo insopportabile stallo non è cercare la risposta giusta alla domanda “è giusto legalizzare le unioni gay?” ma smettere di farsi questa domanda.

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