Perché Matteo Renzi non dovrebbe essere il leader del centro-sinistra

Non ho votato PD. Non l’ho mai votato e probabilmente mai lo voterò, perché sono convinto che dal letame non nascano i fior, checché ne dica de André o il manuale di biologia della seconda media. Da osservatore esterno credo però che Bersani fosse il miglior leader che il Partito Democratico abbia avuto nella sua breve storia (non che ci volesse molto, del resto: in confronto a Veltroni e Franceschini anche Peppa Pig avrebbe buone chances di fare una bella figura).

Posto che il problema secondo me non è tanto il candidato premier quanto la necessità di rinnovare le idee del PD, è comunque inevitabile che il leader influenzi in qualche modo la linea politica del partito, e per questo vorrei che la malaugurata ipotesi che tale leader sia Matteo Renzi fosse scongiurata.

Ci sono almeno quattro argomentazioni a favore di questa tesi.

1. ESSERE GIOVANI NON BASTA.

Da quando Renzi è diventato sindaco di Firenze una parte degli elettori ne tesse le lodi per il semplice fatto che è giovane, almeno relativamente.

Parliamoci chiaro: essere giovani non è un valore in sé. Anche mio nipote Giacomino è giovane (ha appena due anni) e vi assicuro che la sua età anagrafica gli conferisce gli stessi pregi e difetti di Renzi: è simpatico e divertente, ma non ha idea di come formulare politiche per il welfare e tende a incasinare qualsiasi cosa abbia intorno a sé (però almeno non è mai andato a cena con Berlusconi).

Questo luogo comune che i giovani sono entusiasti e pieni di proposte va sconfessato una volta per tutte: io di questi “giovani” faccio parte e mi sentirei piuttosto di dire che siamo una generazione devastata dalla cultura del consumo, paurosamente propensa a tutto ciò che è futile, superficiale nel giudizio politico, perché siamo cresciuti in un contesto che non ci ha educato a ragionare in maniera critica. Siamo stati costretti ad accettare tutto così come ci è stato dato: il capitalismo, la concorrenza e le raccomandazioni sono lo status quo e noi dobbiamo costruire il nostro futuro nonostante e non contro questi fattori.

Ci hanno infarcito d’immondizia, distogliendoci dalle questioni importanti al punto che ben pochi di noi ormai hanno chiaro in testa cosa sia uno stato sociale o quali siano le politiche più efficienti in materia di lavoro. Il principale traguardo conseguito dall’attuale classe politica è stato realizzare un sistema distopico in grado di convincere molti giovani che la riforma del sistema giudiziario sia davvero un argomento di cui vale la pena discutere, anche più dello scellerato sistema pensionistico italiano. Ecco la gioventù che tanto elogiate, vegliardi del PD.

Ma io non voglio un leader che usi ancora il Topexan. Io voglio un genio.

2. NON HA IDEE.

Ditemi tre proposte di Renzi.
No, dai, googlare non vale.
Ditemene due, va’.
Ok dai, pure una va bene.
Niente, eh?
Appunto.

I lettori più arguti riterranno opportuno sottolineare che questo ragionamento si può applicare a buona parte dei politici italiani. I lettori ancora più arguti concluderanno che questo non rappresenta comunque un valido motivo per preferire Renzi a tutti gli altri.

Nessuno vota Renzi per le sue idee perché nessuno sa bene quali esse siano. Sarà a causa dell’odioso approccio semplicistico alla politica di oggi, ma le sue proposte mi sembrano poche, raffazzonate e confuse, e l’unica posizione che emerge chiaramente dalla strategia comunicativa di Renzi è il suo sedicente ruolo di “rottamatore”, qualsiasi cosa voglia dire.

Quando si dice che il sindaco di Firenze è un Berlusconi traslato al PD si dice una cosa vera perché, esattamente come accade per il Cavaliere, alla gente non piace Renzi per le sue proposte; alla gente piace Renzi perché è Renzi, non un politico ma un prodotto: guascone, affabile e dinamico, studiato fin nei minimi dettagli, dalla camicia senza cravatta con le maniche alzate all’attenzione opportunista al cosiddetto “popolo del web”, atta solo ad accattivarsi le simpatie degli elettori del fate girare è importante!!!

3. È POST-IDEOLOGICO.

Pic: salvesonomatteorenzi.wordpress.com.

Renzi è figlio del PD, il secondo epiteto più offensivo che si possa rivolgere a qualcuno ripercorrendo il suo albero genealogico in direzione matrilineare. Non ha un’ideologia, è il rappresentante più degno dello scimmiottamento italiota del pensiero dei Democrats negli Stati Uniti.

Tale scimmiottamento peraltro affonda le proprie radici in un percorso politico di cui Renzi non è neanche colpevole e di questo gli va dato atto. Da anni i membri del PD sentono l’inspiegabile bisogno di affrancarsi dall’etichetta di “ex-comunisti”, come se ci fosse una qualche colpa ad aver fatto parte del partito comunista più forte d’Europa in un mondo che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, non si è limitato a deplorare gli orrori di un regime deviato e aberrante, ma è arrivato a condannare anche l’ideologia alla sua base (mai messa in pratica dall’URSS), ovvero l’aspirazione di fondo a una società in cui tutte le persone siano uguali.

Morto il comunismo e avendo il capitalismo ugualmente fallito, gli ex-PCI guardano a destra e a manca in cerca di una nuova etichetta; in termini ideologici, il naturale indirizzo politico di qualsiasi moderno partito di sinistra sarebbe il socialismo, sul modello francese, scandinavo o tedesco. Anzi, credo che il Partito Comunista Italiano sia stato così forte in Italia anche perché quello Socialista non riusciva a essere altrettanto convincente. Solo che il crollo del muro di Berlino è andato praticamente di pari passo a quello del PSI e da quel momento “socialista” è diventata una parola brutta e inutilizzabile.

Non potendo quindi volgere lo sguardo al socialismo, il PD ha preferito adottare una linea politica che dal punto di vista ideologico si colloca a metà strada fra Tafazzi e il nulla cosmico. Matteo Renzi ha capito che questa strategia non funziona e si è proposto come l’Obama italiano, sposando in pieno la linea dei Democratici negli Stati Uniti, forse l’unico paese al mondo che in termini politici ha sbagliato tutto ciò che si potesse umanamente sbagliare, a meno che non siate convinti che l’economia italiana si debba basare su un capitalismo selvaggio, una politica estera guerrafondaia e lo sfruttamento indebito delle risorse dei più deboli.

Se pensate che il pensiero democratico statunitense sia applicabile e perfino auspicabile nel nostro paese, o siete in Trattamento Sanitario Obbligatorio o siete Monica Lewinsky.

4. È IMBARAZZANTE.

Il quarto e più importante motivo per cui Renzi non dovrebbe essere il leader del centro-sinistra è il semplice fatto che è imbarazzante. Ma prima che il popolo delle C aspirate mi si scagli contro denunciando la mia supponenza e un malcelato approccio razzista alla politica, permettetemi di spiegare perché la penso così.

Matteo Renzi è uno che è andato a cena con Berlusconi, si è fatto fare le foto vestito da Fonzie per Chi (CHI) e ha fatto un’ospitata da Amici di Maria de Filippi (AMICI DI MARIA DE FILIPPI). Chi come me è cresciuto nell’opulenza della trash TV anni ottanta non può che dividere il mondo in due categorie: quelli che considerano questo tipo di cultura in qualche modo degna di rispetto e attenzione – anche solo dal punto di vista sociale – e quelli come me, che la reputano l’ennesimo segno della decadenza di una civiltà occidentale sempre più dedita all’estetica e alla superficialità.

Non inventiamoci strambe vie di mezzo, il relativismo ha fallito. Non si può giustificare, riabilitare sempre e comunque, dare dignità a tutto, perché si diventa una parodia di se stessi. A voler guardare le cose sotto un’ottica forzatamente relativista si può giustificare il genocidio armeno, l’olocausto, persino i cetrioli nel Big Mac.

Quindi, se pensate che un personaggio pubblico anche minimamente degno di stima non debba nemmeno prendere in considerazione l’idea di prestare la propria immagine a chi ha contribuito a sdoganare la mercificazione del corpo femminile, l’edonismo come stile di vita, il gossip di basso bordo sul VIP di turno, la messa in piazza dei rapporti personali, la strumentalizzazione degli affetti, la personalizzazione della politica, l’idolatria di celebrità usa e getta, la standardizzazione del mercato musicale di massa, la velina come massima ambizione delle adolescenti, be’, allora non potete che giudicare Renzi imbarazzante.

In ogni altro caso, mi spiace dirlo, quelli imbarazzanti siete voi.

CONCLUSIONI.

Pic: Giornalettismo.

Non c’è un reale motivo per cui io debba avere a cuore le sorti del PD, non essendo un suo elettore. Ma è nell’interesse di ogni cittadino che ogni partito si presenti al voto nella migliore forma possibile; sarei felice persino se il PdL diventasse meno impresentabile, per quanto ci siano più probabilità che un’impepata di cozze faccia il discorso di fine anno al popolo italiano.

Negli ultimi anni però ho notato che più l’asse del centro-sinistra si sposta a sinistra più gli elettori tendono a votarlo: è successo con Vendola in Puglia e ancor più clamorosamente con Pisapia a Milano. Questo può voler dire solo una cosa: alla gente la sinistra piace ed è ora di farla finita di cercare i voti moderati perché gli Italiani non sono moderati. Piantiamola con questa storia che le ideologie sono morte: ci hanno provato i 5 Stelle a farla franca con questa scemenza e ora ci ritroviamo in parlamento una schiera di soggetti senza una posizione chiara sul lavoro, con idee inquietanti in materia di ius soli e un imbarazzante e generico programmino di una pagina e mezza sull’economia in un paese dai conti pubblici disastrati.

L’ideologia è morta, viva l’ideologia.

Ci vogliono idee chiare e posizioni precise che permettano agli elettori di capire cosa ha in mente di fare il tuo partito. Ora come ora, il PD è un minestrone di personalità contrastanti (ex-DC, ex-comunisti, socialdemocratici, catto-buffoni) che rispondono a elettorati diversi senza speranza di metterli d’accordo tutti. Se vuole sopravvivere in maniera degna il PD deve liberarsi dei rami secchi e darsi un’identità politica precisa, preferibilmente a sinistra, lasciando più spazio a politici preparati come Barca o la Serracchiani invece di rastrellare disperato il voto del popolo di Pomeriggio Cinque.

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