Il ciclo vitale del Partito Democratico

Schumpeter sosteneva che la storia di ogni paese è caratterizzata da cicli economici. Per quanto la pratica l’abbia in parte smentito, credo che la sua ricerca sarebbe stata corroborata da un’evidenza empirica ben più robusta se l’avesse incentrata sul Partito Democratico anziché sull’economia .

A questo punto è infatti evidente che il ciclo vitale del PD è rappresentato da una sinusoide con conseguente alternanza di fasi di crescita e di decrescita.

Con questo post ho il proposito di illustrare questa teoria, in modo che in futuro sia più facile prevedere i prossimi passi del partito di Bersani Franceschini Veltroni [inserire nome a caso fra gli over 50 del PD].

Fase 1
IL POST-SCONFITTA.

Colonna sonora: E dimmi che non vuoi morire by Patty Pravo

In principio fu la débâcle.

Ogni formazione politica successiva al grande Partito Comunista Italiano si è sviluppata in seguito a una sonora batosta: il PDS è nato dopo il fallimento del comunismo, i DS dopo quello del PDS, l’Ulivo era una coalizione di partiti falliti e il PD è sorto dopo la morte dell’Ulivo.

Forse la forza del PCI era proprio nel nascere da una spinta propositiva piuttosto che da un tentativo di risorgere dalle proprie ceneri. Del resto il primo personaggio storico a risorgere dalle proprie ceneri è continuamente apostrofato come “porco”, “cane” o “maiale” da buona parte della popolazione mondiale; già questo dovrebbe suggerire che la strategia del PD non sia esattamente la più adatta ad accattivarsi le simpatie degli elettori.

Comunque, dopo l’ennesimo tonfo clamoroso alle elezioni il PD si rimbocca le maniche e si dice che è ora di cambiare. E come cambiare? Ma mettendo in mano la decisione agli elettori, naturalmente: e allora, primarie!

Fase 2
LE PRIMARIE.

Colonna sonora: The secret of my success by Night Ranger

L’aspetto imprescindibile delle primarie del PD è che il vincitore sia già deciso in partenza, o perlomeno che l’unico politico razionalmente eleggibile sia quello gradito al gruppo dirigenziale. Così, i candidati alle primarie saranno rispettivamente:

  1. Un esponente storico del partito, simpatico all’elettorato anziano, pacato e rigorosamente ex-comunista;
  2. Un candidato impresentabile, senza personalità né tantomeno idee, moderato al punto che al suo confronto Casini sembra Mao Tse-Tung;
  3. Un politico in gamba ma troppo di sinistra, troppo giovane o troppo omosessuale per riscuotere le simpatie della maggioranza;
  4. Tre o quattro candidati farlocchi che prendano a stento i voti di un paio di centri sociali, di una manciata di centri antiabortisti o dei loro parenti fino al secondo grado.

Il PD mobilita così una macchina organizzativa impressionante, imbrattando le città di manifesti e spingendo il grande popolo della sinistra a esprimere la sua voce per far ripartire alla grande il partito che ama.

Fase 3
LA RIPARTENZA.

Colonna sonora: I will survive by Gloria Gaynor

Le primarie sono un successo storico. Le primarie sono sempre un successo storico.

Milioni di persone vanno al voto, regalano due euro al partito e portano la giustificazione della mamma se non sono andati a votare al primo turno. Il risultato è un plebiscito bulgaro a favore del candidato gradito alla segreteria e la dirigenza del PD sfoggia il sorrisone in tutte le televisioni rivendicando il fatto che le primarie sono un grande esempio di democrazia, il Partito Democratico È SUL TERRITORIO™ e ha un elettorato fedele che condivide la sua linea politica. Senza prendere in considerazione tre trascurabili fattori:

  1. Quattro milioni di voti sono tanti ma non sufficienti a garantire una maggioranza in vista delle prossime elezioni;
  2. Quando si vota per le primarie generalmente è autunno inoltrato e quindi la gente non va al mare; ma soprattutto
  3. È molto raro che alle primarie del PD concorra anche Berlusconi (per quanto alcuni candidati vi si avvicinino parecchio).

Fase 4
LA GLORIA.

Colonna sonora: I wanna conquer the world by Bad Religion

È la stagione dei grandi successi. Tutto va benissimo, il 3G prende cinque tacche fisse e i tweet di @pdnetwork sono sempre brillanti e propositivi.

Forte del risultato glorioso delle primarie, il PD comincia a tirarsela e tiene sulla graticola tutti i papabili alleati: è in coalizione con SEL ma potrebbe romperla se Vendola si mostrasse troppo – come dire – di sinistra, strizza l’occhio all’UdC ma assicura agli elettori che non ci si alleerà, fa piedino a Monti ma ne critica il precedente operato. In questa fase il Partito Democratico è sostanzialmente equivalente alla gnocca della classe in quarto ginnasio che ti promette una pomiciata se le passi la versione di greco e hai il motorino o le Dr. Martens.

Il PD è l’unico partito per cui la stagione delle vittorie elettorali viene sempre prima delle elezioni vere: stravince infatti le comunali, le provinciali, le regionali (insomma, tutte quelle che non contano) ed elegge persino il 90% dei rappresentanti di classe alla scuola dell’obbligo, a dimostrazione del fatto che, più di tutti, È SUL TERRITORIO™.

Fase 5
CAPORETTO.

Colonna sonora: I hate myself and I want to die by Nirvana

Il Partito Democratico giunge alle elezioni con la vittoria in tasca, è talmente sicuro di prendere il 60% che nel periodo pre-elettorale si è un po’ lasciato andare e ha preferito inspiegabilmente dire cose intelligenti come “restituiamo il debito pubblico alle imprese” anziché concedersi uscite più catchy e carismatiche come “siete tutti mooorti!” o “vi restituiremo l’IMU e passeremo personalmente casa per casa a fare una toletta al vostro Golden Retriever.”

La dirigenza del PD è quindi alquanto sorpresa quando i dati definitivi lo danno al 12% contro il 70 cumulativo di M5S e PdL; nel migliore dei casi prende il premio di maggioranza alla camera e al senato è in vantaggio di un senatore sordo e zoppo che ha festeggiato la vittoria del centro-sinistra a Villa Certosa indossando una maglietta con la scritta Dell’Utri libero.

Fase 6
LA CACCIA ALLE STREGHE.

Colonna sonora: People=Shit by Slipknot

È il panico: nelle settimane precedenti le elezioni il consenso intorno al PD è crollato al ritmo con cui le squadre allenate da Guidolin perdono punti nel girone di ritorno. La dirigenza tenta di spiegarsi come sia possibile che un partito così solido, così vincente, così SUL TERRITORIO™ abbia subito questa scandalosa disfatta.

Alla fine si opta per la soluzione più semplice: addossare tutta la colpa al candidato leader costringendolo alle dimissioni; nel frattempo si elegge un segretario farlocco – che so, Epifani – disposto a prendersi tutti gli insulti destinati al Partito Democratico finché non si troverà una soluzione.

Fase 7
UNA NUOVA VITA PER IL PD.

Colonna sonora: Bring me to life by Evanescence

In questa fase la parola d’ordine è rifondazione: bisogna elaborare il lutto del PD, serve un nuovo partito che riparta dagli elettori, si dimostri al passo con i tempi ma che soprattutto sia SUL TERRITORIO™.

Dopo aver stigmatizzato in ogni modo Renzi, l’impresentabile e iper-moderato avversario alle primarie del candidato premier Bersani, l’elettorato del PD rivendica che con lui il centro-sinistra avrebbe vinto le elezioni. “E allora perché non l’avete votato prima?” chiederebbe qualsiasi interlocutore con un quoziente intellettivo superiore a quello di una libreria Billy di Ikea. Per un semplice motivo: perché gli elettori democratici recriminano sempre e comunque con il senno di poi, anche se questo vuol dire riabilitare un candidato giustamente etichettato – in sede di primarie – come un rampollo populista e completamente privo di contenuti, il cui unico argomento convincente è l’età anagrafica.

Il PD sa benissimo che il popolo italiano è stato deviato da decenni di governi populisti e corrotti che hanno fatto incetta di voti giocando a chi la sparava più grossa nel promettere cose che puntualmente non hanno mantenuto; ma invece di cercare di cambiarlo optando per una strategia a lungo termine preferisce adeguarsi alla sua coglionaggine. Se il popolo non vuole Bersani ma Grillo e Berlusconi, perché rieducare il popolo? Perché dargli Delitto e castigo di Dostoevskij se ha dimostrato di volere la Libidine coi fiocchi di Jerry Calà?

Fase 7
UN’ALTRA DISFATTA.

Colonna sonora: Sorella sconfitta by Massimo Zamboni

Il PD ha completato la rifondazione a modo suo: non ha capito che sotto il suo ombrello convivono pensieri politici completamente diversi tra loro (dalla democrazia cristiana al socialismo) che vogliono mantenere ognuno il proprio elettorato, rendendo persa in partenza la sfida di raccogliere le preferenze di un corpo elettorale così eterogeneo. Non ha ammesso di essere un partito gerontocratico odiosamente restio a cambiare nella sostanza e rinnovare le proprie idee. Piuttosto ha pensato bene di cambiare solo il leader. Come se per un partito contasse solo il leader, una logica che più Berlusconiana non si può.

Dopo le ennesime primarie farlocche (“un grande esempio di democrazia che dimostra che siamo SUL TERRITORIO™“), il PD si ripresenta alle elezioni forte di un candidato finalmente insulso, inutile e populista come piace alla gente. Prende il 4.5% superando di uno sputo la soglia di sbarramento, perché a due giorni dalle elezioni Berlusconi ha promesso che pulirà di persona tutti i water degli italiani e la proposta di Renzi di tassare le C aspirate non ha convinto allo stesso modo.

Si ricomincia così dalla fase 1 per il gruppo dirigenziale che ha ereditato la gloriosa storia del Partito Comunista Italiano.

Il PD, un partito costantemente maggioritario al suo interno e minoranza nel paese.

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on RedditEmail this to someone

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *