Lettera aperta a chi fa foto e video ai concerti

Pic: hypebot.com.

Cari ragazzi,

Questo non è un post contro di voi. Il mio obiettivo è anzi quello di venirvi incontro e capire il vostro punto di vista.

La tecnologia è una cosa splendida che ci permette di essere online 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, senza rinunciare alle imperdibili foto di piedi insabbiati al mare o petti di pollo panati che i nostri amici pubblicano su Instagram e Pinterest.

E portare un cellulare a un concerto non è reato, ci mancherebbe altro.

Ma c’è sempre almeno un momento, nel corso di ogni live, in cui voi tirate fuori lo smartphone, magari tenendolo in alto con le mani mentre vi alzate sulle punte dei piedi, e fate una foto o riprendete il gruppo che sta suonando, distraendo le persone che avete intorno con quelle luci bianco pallido.

La mia domanda è semplice.

PERCHÉ?

Perché avete bisogno di vedere uno spettacolo a cui state assistendo dal vivo tramite l’occhio di una fotocamera a 8 megapixel nel migliore dei casi?
Perché vi intasate la memoria dell’iPhone con filmati di bassissima qualità audio e video?
Andrete mai a rivederli? E anche se lo faceste, sarà valsa la pena di aver passato parte della serata ad alzare il cellulare come fosse la coppa del mondo senza godervi il concerto?
O forse li caricherete su YouTube: in tal caso, quale valore aggiunto darà alla vostra vita essere l’uploader di un live dei Primal Scream all’Init con 1,259 visualizzazioni e 17 thumbs up?

Io un’idea ce l’ho.

Credo che al giorno d’oggi siamo talmente abituati a essere esposti al giudizio degli altri, manifestato tramite un like, un commento o un retweet, che abbiamo un bisogno immotivato e nauseante che questo giudizio sia positivo.

Internet ci ha distrutto rendendoci dipendenti dall’opinione della gente sulle cose che facciamo: abbiamo paura di essere persone mediocri e sentiamo il bisogno che gli altri ci dicano il contrario.

Così, se non fotografiamo il cibo che mangiamo sarà come se non l’avessimo cucinato. Se non postiamo uno status che dimostri che siamo al Primavera Sound sarà come se non ci fossimo mai andati. E non importa il fatto che le cose non stiano così nella realtà dei fatti: importa che gli altri sappiano che non è così.

Abbiamo bisogno che le persone apprezzino la musica che ascoltiamo, il cibo che mangiamo, gli articoli che pubblichiamo sul nostro blog, le mostre a cui assistiamo, e in ultima istanza le persone che siamo.

Siamo talmente impegnati a dimostrare di essere delle persone migliori che non ci accorgiamo di essere dei morti di fame.

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