Kebabetto? [pt. I]

Pic: I like it ‘cos it is good.

[Mentre leggi ascolta: Warren Suicide – Oh baby]

Warren Suicide – Oh Baby

Quando riprendo coscienza vedo solo un fascio di luce al neon rettangolare sul soffitto.

Dove sono?

Mi strizzo gli occhi cercando di recuperare la vista annebbiata. Intorno a me vedo gli sfocati confini marrone scuro di un mobile alto, qualche macchia colorata indistinta a terra e il profilo di una porta.

Non ricordo nulla. Nulla da circa un’ora dopo che sono entrato al Circolo degli Artisti. Avevamo bevuto prima, abbiamo bevuto dentro, avremo sicuramente bevuto anche fuori e probabilmente berremo ancora domani e dopodomani in altri posti. Ci era scattata a schifo con le ragazze, facevamo i cretini con battute idiote e quelle ci guardavano stralunate nel migliore dei casi.

Metto a fuoco. Il mobile alto è un armadio pieno di scope, secchi e stracci. La porta è in legno, socchiusa. Le macchie colorate a terra sono degli oggetti: c’è un completo nero, una cravatta filiforme e una camicia bianca.
Li prendo in mano. Sono stretti.
Nel taschino della camicia c’è un paio di sottili baffi finti. Smuovo i pantaloni, trovo una parrucca nera con la riga da una parte e un paio di scarpe eleganti.

Come sono vestito?

Ho un pesante cappotto nero. Sento caldo. Sudo dalla fronte e le gocce mi colano lungo il viso. Mi tocco la testa: indosso un cappello, una scoppola precisamente. Me la tolgo insieme al cappotto e lo sguardo mi cade a terra: c’è uno scacciapensieri.

Non ricordo.
Non ricordo nulla.

Mi alzo e apro la porta. Dà su un lungo corridoio illuminato solo da un paio di lampadine fredde malmesse. Sento una musica ovattata e lontana, la seguo. Al terzo passo sbando, al quarto bestemmio, al sesto mi tasto e non sono ferito, all’ottavo bestemmio di nuovo, al decimo inizio a vedere una luce e la musica si fa sempre più forte.

Quando arrivo alla fine del corridoio giro a destra e mi ritrovo dietro la console del dj della serata Scremadelica del Circolo degli Artisti: sta passando i Warren Suicide. Mi aggiro spaesato in cerca dei miei amici, blatero qualcosa a non so chi, l’avete visto voi?, ma visto chi?, non lo so Il Molisano, poi qualcuno mi afferra il braccio da dietro.

Mi giro.
È una ragazza.
Non l’ho mai vista in vita mia.
Alta, capelli ricci castano chiaro, occhi scuri, naso pronunciato, voce stridula.

“Ancora qui?”
“Ma chi sei?”
“Ma come chi sono?” mi sorride.
“Sto cazzeggiando,” bluffo.
“Dai, prendiamoci un cocktail.”

Ci facciamo strada sgomitando e ordiniamo due Long Island, paga lei. Le sorrido facendo finta di niente mentre cerco di ricordare chi cazzo sia. Poi ci dileguiamo dalla folla e quando un’amica la chiama capisco che il suo nome è Pamela, ma non mi dice nulla.

Sorseggio il cocktail in silenzio, la guardo interrogativo, lei mi sorride mentre beve dalla cannuccia.
“Corrado, mi richiami vero?”

IN THE NEXT EPISODES OF KEBABETTO?

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