Lettera a una mamma [guest post by Faina]

Questo gran post è stato scritto da Faina di Surplus Killing.
Tempo fa io avevo scritto Elephant talk per il suo blog.

Ciao mamma,

sono passati tre anni da quando non ci sei più. Tre anni! Se solo potessi vedermi adesso. Ci rimarresti proprio male.

Ti ricordi di tutte le volte che mi dicevi di non fare lo scemo quando ero fuori? Me lo raccomandavi ogni volta che uscivo, poco prima che io me ne andassi sbattendo la porta di casa e borbottando che eri una rompicoglioni.

E io ogni venerdì e sabato e domenica sera, quando esco, bevo fino allo sfinimento con gli amici e poi giriamo in macchina ubriachi per locali. Lo faccio da anni. Sto fuori fino alle quattro, cinque, sei del mattino. Torno a casa barcollando, mi butto sul letto, e quando mi sveglio non ricordo l’ultima parte della serata.

Mi torna in mente come mi squadravi alla domenica mattina, indagando con lo sguardo, cercando di capire quanto avevo bevuto. E io stavo zitto e cercavo di non far vedere che volevo vomitarlo nel piatto, il tuo risotto della domenica.

A scuola ci sono andato, lo sai, più per obbligo che per altro. Non mi sono mai distinto, ho cercato di tenermi a galla con voti mediocri e di non rompere le palle a nessuno. Anche all’università ho fatto così, solo che mi ci sono voluti sei anni di studio per prendere una triennale che ora non mi serve a niente. Ho passato la metà di questi anni a bere e a fare passeggiate insieme a compagni di università sfaticati quanto me.

Ti ricordi i pochi euro che mi davi al mattino per comprarmi qualcosa da mangiare? Li spendevo in birra al bar vicino alla facoltà. Spesso al mattino aspettavo che andassi a rifare i letti per rubarti anche cinque euro in più, poi uscivo di casa senza salutarti. Non ho mai preparato un esame per tempo, fingevo di studiare appena potevo, quando ti allontanavi dalla mia camera passavo ore col cellulare in mano invece che sui libri.

Ho usato tante droghe. Dinne una, è probabile che l’abbia provata. Mi hai sempre detto che quelli che si drogano sono degli sciagurati, ma non ti ho mai ascoltata, perché non ne sapevi un cazzo. Però, se sapessi quanto male sono stato certe volte, ti sarebbe venuto un infarto.

Ho avuto diverse ragazze. Mamma, ho imparato che l’amore eterno non esiste. Adesso capisco perché tu e papà urlavate, è normale che due persone vogliano uccidersi dopo vent’anni insieme. La mia storia più lunga è durata due anni e negli ultimi sei mesi non facevo che pensare al giorno in cui avrei fatto sesso con un’altra.

Mi spiace mamma, la vita di coppia non fa per me. E neanche l’idea di avere dei figli mi attira. Non credo che avrai mai dei nipotini da me, ma dato che non ci sei più almeno ti risparmierò questa delusione.

Litigo ancora con papà. La maggior parte del tempo penso che sia un vecchio rincoglionito. Quello che mi dice mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro. Mi faccio dare una montagna di soldi da lui e li spendo nel giro di una sera. Non faccio mai il pieno alla macchina, non compro il giornale, non aiuto a fare i lavori di casa, non gli cucino neanche una pastasciutta. Quando torno tardi non cerco di fare piano. Il più delle volte lo trovo sveglio e devo solo stare attento a non fargli capire quanto ho bevuto.

Non vado più a messa da non so quanto. Non credo più nel Dio in cui mi avevi insegnato a credere. Non credo che ci rivedremo in un ipotetico Paradiso dopo la mia morte. So che questa cosa ti ferisce molto, anche se per te era molto importante.

Non sento più i parenti. Vedo la nonna due volte all’anno, forse, e gli zii ancora meno. Non ne sento il bisogno, mantenere i contatti con la famiglia mi sembra inutile, non so mai cosa dire, quando sono con loro non vedo l’ora di tornare a casa.

Passo ore a guardare la tv, o i porno, o video su Internet. Non faccio sport, non ne ho voglia. Durante il giorno rimango ore sul divano.

Cara mamma, ti dico la verità. Non sono felice. Le giornate sono tutte uguali, le settimane si ripetono, non cambia mai niente. Quelle poche volte che c’è una bella novità finisce in fretta, e si ritorna subito alla vita di tuti i giorni.

Non sono mai soddisfatto di quello che ho. Vado a letto nervoso, o esausto, con mille pensieri in testa, faccio fatica a prendere sonno, poi mi sveglio e rifaccio le cose che avevo fatto il giorno prima.

Vorrei cambiare il mondo e invece mi sento apatico. Tutto continua allo stesso modo, i mesi passano, e tu sei morta da tre anni e se mi guardo indietro mi accorgo che sono volati. Tra dieci anni penserò ancora a te e dirò oh, come passa veloce il tempo, e tra venti lo stesso, tra cinquanta pure, e sarò vecchio e penserò a te e a come mi guardavi con quegli occhi dolci e preoccupati perché mi volevi bene e penserò anche che non ci sei più e che tra un po’ non ci sarò più neanch’io.

Puoi leggere Faina su surpluskilling.blogspot.it.

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