Non prendere l’AIDS o un alone viola ti circonderà per sempre

Pic: Fizzerooni.

Sono ipocondriaco, tutti i miei amici lo sanno.

Leggendo È facile versare il GHB nel vodka lemon delle maggiorate svedesi se sai come farlo ho appreso che l’ipocondria è una fobia molto diffusa tra fumatori accaniti, alcolisti ed elettori del Partito dei Pensionati, ma non sono ancora riuscito a trovare un collegamento credibile con la mia persona dato che il libro non dice nulla a proposito dei sosia di Brad Pitt (né di quelli che si attribuiscono somiglianze a cazzo di cane).

In particolare ho sempre avuto una paura fottuta dell’AIDS, paura che so ricondurre a un episodio specifico, e cioè quando a dieci anni vidi un film in cui un bambino contrae questa terribile malattia incappando in una siringa che fuoriesce dalla neve mentre si lancia con lo slittino lungo le bianche montagne del Vermont. Per intenderci, l’attendibilità medica del film sarebbe stata appena un pizzico più elevata se avesse parlato di una scimmia che contrae accidentalmente la sindrome di down leggendo un elenco durante una puntata di Vieni via con me.

Da quel momento mi convinsi che prendere l’AIDS fosse facile quanto risolvere il cruciverba in prima pagina su La Settimana Enigmistica e la mia disordinatissima vita sessuale non fu certo d’aiuto per placare le mie paure. Sono uno che nel sesso non ha mai avuto Tabù, non tanto per fare il figlio dei fiori quanto perché non mi è mai venuto in mente un utilizzo valido delle stesse durante il coito.

Anche bianco!

Nel sesso non mi sono mai tirato indietro e lo dimostra il vertiginoso aumento dell’incidenza demografica di individui alti e nasoni che gestiscono blog con un dominio di primo livello in Lettonia. L’unica volta che ho tentennato è stato quando, in uno slancio d’amore nei confronti della mia ragazza durante una crociera in Costa Azzurra, le dissi che avrei fatto tutto ciò che mi avesse chiesto e lei mi rispose:

Voglio che mi scopi mentre mi fai una trachetomia travestito da Johnny Dorelli.

Vi sembrerà assurdo ma è successo davvero, se si eccettua che non era uno slancio d’amore ma un cocktail letale di rum e cola e barbiturici, lei non era la mia ragazza ma una cubista slovena minorenne del California e il dialogo non si è verificato durante una crociera in Costa Azzurra ma nel cesso chimico del Circolo degli Artisti.

Insomma, da quando vidi quel maledetto film andai a fare il test con una ricorrenza tale che la frase che mi rivolgono più spesso gli infermieri del reparto malattie infettive del Sant’Eugenio è “Cristo santo, basta! Ancora lei!”

Per evitare questo genere di imbarazzi adesso vado a donare il sangue, una pratica che mi permette di celare la mia ipocondria in favore di un ben più socialmente accettabile spirito di solidarietà nei confronti di chi ha bisogno di una trasfusione del mio versatilissimo zero negativo. Il problema è che quando vado a donare il medico mi fa tutta una serie di domande per rispondere alle quali sono sempre in qualche modo costretto a mentire, altrimenti l’AVIS accetterebbe il mio sangue quanto Guidolin accetta una sconfitta in casa con il Lecce.
E non mi affitterebbe neanche più la macchina, va da sé.
(Se avete riso siete persone tristi ma vi voglio bene.)

“Beve?”
“No.” [risate]
“Assume droghe?”
“Sì, ma tutte contrattualizzate e regolarmente retribuite.”
“Frequenta prostitute?”
“Non che io sappia.”
“Spulcia tra le foto pubbliche su Facebook delle fan minorenni del suo blog alla ricerca di foto in bikini?”
“Non vedo cosa c’entri con la qualità del mio sangue, ma dubito fortemente che risponderò a questa domanda in assenza del mio avvocato.”
“Lasci decidere a me quali domande sono inerenti e quali no. E ora mi dica: cosa pensa di Oliviero Diliberto?”

Questo problema di ipocondria sta mettendo a repentaglio buona parte delle mie relazioni sociali, portandomi a nutrire sempre meno fiducia nei confronti delle donne con le quali ho rapporti sessuali. Non metterei mai a repentaglio l’integrità del mio sangue prima di instaurare un solido rapporto di fiducia reciproca con la mia donna.

Nello specifico, deve essere stata già oltrepassata la fase “spremitura vicendevole di brufoli e punti neri” e devo avere la certezza assoluta che non abbiano contribuito in alcun modo all’occupazione del Teatro Valle.

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