Guida turistica di Roma Sud

Questo è un articolo di risposta alla Guida Turistica di Roma Nord di Vice Magazine.

“Buonasera.”
“Prego?”
“Un amaro, per favore.”
“Cinque euro.”

Il barista è sempre lo stesso di quando avevo sedici anni ma i prezzi sono triplicati. Pochi minuti fa mi è passato davanti il penultimo 778 mentre messaggiavo su Whatsapp. L’ho inseguito per duecento metri sbracciandomi e urlando porco Dio, porco Dio e mannaggia alla Madonna puttana di Dio, ma non si è fermato. Correndo mi sono anche cadute le chiavi per strada, ma non importa, non importa niente perché niente importa.

Mentre aspetto l’autobus la mia ragazza mi spacca il culo a Ruzzle. Come al solito sono il più vecchio del quartiere. I tagli di capelli dei ventenni accanto a me sembrano concepiti con la Xerox; prendono per il culo i loro coetanei con la decappottabile e fanno battute sconce alle ragazze che hanno intorno.

“Hai questo dono, Claudio.”
“Hai questo dono che incolli la gente allo schermo, alle parole che dici.”
“Hai questo dono che quando vedo che hai pubblicato qualcosa mi viene sempre la curiosità di leggere quello che hai scritto.”

Chiedo al barista se al posto dell’amaro posso prendere un whisky. “No,” mi risponde, “l’amaro costa cinque euro e il whisky sette,” dice, “comunque chiedi al cassiere.”

“Fanculo,” penso, “porco di un cane di un Dio,” dammi un amaro.

Mentre aspetto un altro 778 un’Audi stupra il clacson per dieci minuti buoni. Poi si fa strada una ragazza con il piumino bianco che blatera scusa, sono arrivata eccetera e mi sono fermata eccetera. “Eh, sono venti minuti che aspetto,” mormora poco convinto quello che strombazzava, perché non c’è collera che tenga davanti all’immisurabile potere della fica.

Il 778 non passa ma si ferma un anonimo N2. Mi affaccio e dico che dovrei prendere il 778.

“Non passa per un po’, dove devi andare?”
“A via Achille Barilatti.”
“Dove?”
“Vicino via Jachino.”
“Sali, passo là vicino.”

“Hai questo dono, Claudio.”
Ho questo dono.
“Io non sono innamorata di te, sono innamorata di come scrivi.”
Io sono ciò che scrivo, io amo te, e io amo le tue parole ma non te.

Mentre guida l’autista mi fa domande su dove devo andare esattamente. Gli rispondo distratto perché nel frattempo gioco a Ruzzle. Quando arriviamo vicino a piazza Beata Vergine del Carmelo mi chiede se qui va bene.

“Sì, qui va bene, qui è fantastico,” gli rispondo, anche se non è vero. Anche se devo camminare un po’.
“Come ti chiami?”
“Daniele. E tu?”
“Claudio.”
“Qua o alla prossima?”
“Qua va bene. Grazie, Daniele.”
“Ciao Claudie’, buonanotte.”

Scendo a piazza Beata, mi incammino verso casa sgangherato e gonfio di alcol, le mani in tasca e in testa solo una crudele impazienza.
Una donna, venti metri dietro di me, mi guarda sbandare lungo il marciapiede e pensa.
“Ecco un essere umano.”

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