Ruzzle ci ha rotto il cuzzle!

Qualche giorno fa sono andato all’ospedale psichiatrico Arnaldo Angelucci di Subiaco a trovare un amico, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio in seguito a un attacco di psicosi dovuto – stando al referto dei medici – a un abuso compulsivo dell’applicazione Ruzzle per iPhone. In pratica l’hanno sorpreso i carabinieri mentre segava con ferocia il cartello d’ingresso del comune di Rieti e ne rimontava le lettere con la bava alla bocca per formare le parole IRTI, IRTE, RETI e TIRI.

Devo dire che in qualche modo provo una certa empatia nei suoi confronti: non ho mai scritto così spesso l’aggettivo “irto” e le possibili declinazioni prima di giocare a Ruzzle. E capisco anche l’enorme pressione psicologica che questo giochino esercita sulle persone: ad esempio io, in quanto blogger con un discreto seguito, ogni volta che vengo sfidato da un mio lettore mi caco sotto, perché ho l’impressione che una sua vittoria azzererebbe di colpo il valore già basso degli oltre 400 post che ho scritto in quasi otto anni.

Ah ah ah! E tu saresti uno scrittore? Non vali una cicca!
Guarda qua: TRAVISEREI!
Questa è letteratura, perdente!

Il successo di questo giochino è stato improvviso, folgorante e immotivato come quello della sigaretta elettronica o delle canzoni de I Cani. E, così come la sigaretta elettronica e le canzoni de I Cani, è probabile che fra qualche anno si scoprirà che fa venire il cancro al cervello.

È impossibile non notare la follia collettiva scaturita dalla diffusione virale di quest’app: prima di Ruzzle, facendo un viaggio in autobus, vedevi tutta una serie di disadattati con il volto chino sullo schermo dell’iPhone 5. Dopo Ruzzle vedi la stessa serie di disadattati con il volto chino sullo schermo dell’iPhone 5, ma accompagnati stavolta da una colonna sonora di plin!, spliriplin! e squirt! (trova l’intruso).
Oltre a questo, da qualche settimana a questa parte ho notato che la vita di ogni individuo è diventata sezionabile in segmenti da due minuti l’uno.
La pipi? Un round a Ruzzle.
La cacca? Una partita.

E Ruzzle è d’aiuto in tanti campi diversi.

Sono fermamente convinto che i trend della società debbano essere il metro di giudizio inequivocabile per stabilire la gerarchia della stessa, e questo vale in particolar modo per Ruzzle, uno dei pochi giochi per dispositivi mobili che richiedono un livello minimo di cultura. Non so voi, ma io non posso assolutamente tollerare che il Presidente del Consiglio del mio paese sia più scarso di me a Ruzzle. Deve spaccarmi il culo senza possibilità di appello, per Dio! E poi quest’app rappresenta anche un modo affidabile per discriminare tra chi dà un apporto davvero positivo alla società civile e chi non: ad esempio, non avrei nulla da obiettare se il parlamento varasse un disegno di legge che sancisce la castrazione chimica per chi invita qualcuno a giocare a Ruzzle e poi lascia la partita in sospeso per trentasei ore.

L’ultimo aspetto da considerare è la cosiddetta Rule #34, ovvero:

If it exists,
there is porn of it.

Non credo di sorprendervi se dico che il numero di persone che ci provano con le ragazze attraverso la chat di Ruzzle è in continuo aumento, e credo di stupirvi ancor meno affermando di essere il principale esponente di questo gruppo di persone. Ultimamente il mio passatempo preferito è infatti scrivere frasi zozze alle ragazze componendo le parole nella griglia di Ruzzle, come dimostrato dall’esempio sottostante.

Fidatevi, tra un paio di mesi ci masturberemo tutti guardando Priya Rai interracial Ruzzle ejaculation su xvideos.com.

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