Otto anni che non ci sei più

Pic: Gingershots.

Il ricordo più nitido che ho è di quando tornavo a casa la notte e ti trovavo seduto sulla poltrona in salotto a guardare la televisione.

Avevamo entrambi qualcosa da nascondere: tu cambiavi canale in fretta quando ti sorprendevo sintonizzato sulle pubblicità delle linee erotiche di una tv regionale, io ti baciavo la guancia trattenendo il respiro e restavo in piedi a guardare lo schermo per qualche minuto, a un metro buono da te per non farti sentire l’alito che puzzava di fumo e birra chiara, prima di dirti “vabbè papà, vado a dormire.”

Eravamo un po’ cretini, non trovi?

Vorrei dirtelo ora che c’è comunque qualche sigaretta di troppo nella mia vita ma ormai non mi nascondo più. Ora che sono una persona diversa e potremmo scherzare con la leggerezza che al tempo non conoscevo. Ora che il primo dei tre dovresti vederlo quant’è cambiato, è una persona nuova e neanche lo riconosceresti. Ora che il secondo è sempre un passo avanti ma ha gli occhi più profondi.

Ora che mamma, lo sai.

Scrivo sempre. Scrivo cose spesso più leggere rispetto a quei racconti tristi e ingenui dei miei sedici anni, quelli che mi chiedevi di stampare per farli leggere ai colleghi in ufficio. Scrivo cose più leggere perché sono più felice io, e ho imparato che la penna ti fa stare bene quando piangi, ma sa farti stare anche meglio quando sorridi.

Sorridi.

Oggi sono otto anni che non ci sei più e io mi ricordo delle notti in cui ti mettevi seduto sul ciglio del letto perché la cena ti aveva fatto acidità. Me lo ricordo perché ogni tanto capita anche a me, mi ci metto anch’io e il tuo profilo nel buio mi viene in mente ogni volta che vedo un digestivo Antonetto.

Oggi sono otto anni che non ci sei più e di ragazze ne sono passate tante. Mi ricordo bene quanto ti piaceva quella che avevo quando te ne sei andato, ma sono sicuro che quella di adesso ti piacerebbe ancora di più.
Si chiama così, è fatta così e nella vita fa questo, ma niente è importante quanto il fatto che mi fa stare bene.

Oggi sono otto anni che non ci sei più e questo, come sempre, è il doloroso regalo che ti faccio ogni maledetto venti gennaio, che mi colpisce al fianco ogni anno più forte.

Una lettera piena d’amore che spero leggerai, se in Paradiso c’è il wi-fi.

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