Eataly, prodotti tipici a soli 700 euro al grammo

Pic: The Real Halconero.

Qualche tempo fa sono andato per la prima volta da Eataly con la mia ragazza. I lettori più cinici obietteranno che andare da Eataly con la donna è il primo passo verso l’ergastolo del matrimonio, ma sono sicuro che vedrete le cose sotto una luce completamente diversa se considerate che siamo solo andati a fare i regali di Natale e che la mia ragazza è un golden retriever.

Eataly è la famosa catena di punti vendita di prodotti slow food, a chilometro zero e senza scatto alla risposta; ha roba talmente buona che le feci che ho espulso dopo averci pranzato avevano già il marchio DOP. Figuratevi che il cesso mi ha impedito di scaricarle.

“Non lo sai che robe come questa sono patrimonio dell’umanità dell’UNESCO?”

L’incredibile entusiasmo con cui la popolazione romana ha accolto l’apertura di Eataly nella capitale è testimoniato dal crescente numero di persone morte per annegamento dopo essersi gettate d’istinto nel pentolone in cui i caseari preparano la mozzarella di bufala; ne parlava proprio oggi il TG4 in un commovente servizio a firma di Paolo Del Debbio intitolato “Bufala che uccide: i derivati caseari mietono più vittime del lavoro precario” (peraltro di gran lunga il servizio più serio che abbia mai visto al TG4). Memorabile il passaggio in cui si vedeva Silvio Berlusconi emergere trionfante da una piscina piena di fiori di zucca.

Aprite un punto vendita multi-piano e la gente ci si fionderà con l’immotivato entusiasmo che accompagna l’uscita di un disco di Jovanotti. Dite un po’, sono l’unico a notare una lieve contraddizione nell’aprire uno spazio che unisce la brutale sottrazione delle fette di mercato dei piccoli agricoltori tramite la vendita di massa di prodotti alimentari alla filosofia della tutela delle specialità locali? Con tutto il bene che posso volere a Luca Sardella, nutro qualche dubbio nei confronti dei criteri per l’assegnazione dei certificati DOP dopo aver notato il marchio “slow food” sul radiatore della mia Lamborghini Diablo.

L’unico insegnamento concreto che ho tratto da cinque anni di studi in economia è che il mondo del commercio è popolato quasi esclusivamente da spietati squali che si venderebbero la madre per un centesimo in più, e in nome di tale profitto inculcano nelle persone più sprovvedute la convinzione che il vero bene di prima necessità non sia il pane ma l’iPhone 5.

Trovo infatti inquietanti similitudini tra l’approccio eco-sostenibile di Eataly e quello radical-cerebroleso della Apple.

Eataly ti permette di acquistare un prodotto delizioso dimostrando al contempo che il connubio tra qualità e sostenibilità ambientale è possibile.

La Apple ti permette di spendere 700 euro per un prodotto il cui appeal è rappresentato al 90% dal design dimostrando al contempo che sei un coglione.

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