Non sei tu.

Pic: psychofunk.

Convivevamo da quasi due anni.

Era un giorno d’aprile quando si sedette sul divano, mi chiese di mettermi accanto a lei, mi strinse la mano e mi disse.

“Pietro, ti devo dire una cosa.”

Parlava con calma, dosando le parole e stando attenta a non pronunciare una virgola fuori posto. Come se mi stesse spiegando qualcosa di importante per me. Per il mio futuro.

Partì dalle riunioni di lavoro. Dallo stress, dal periodo di crisi che avevamo vissuto qualche mese prima. E solo dopo un quarto d’ora mi disse per la prima volta di lui.

“Ti lascio, Pietro.”
“Chi è?”
“Non lo conosci.”
“Dimmi chi è.”

Nel momento in cui mi lasciò desiderai di sapere tutto di lui. Che lavoro faceva, quant’era alto, che macchina aveva; soprattutto, volevo sapere com’era. Come se a un certo punto dovesse scattare una molla che mi dicesse ecco, è questo il motivo.

È questo il motivo per cui lui è meglio di te.
È questo il motivo per cui ora lei se ne va.

“Lui è…”

“Lui è,” disse, e le sfuggì un sorriso. Impercettibile, fu davvero un istante, ma in quell’istante capii quanto il pensiero di lui la elettrizzasse. Le dava quel brivido che senti a sedici anni quando aspetti un messaggio, e io quel brivido non glielo davo più.

Sembrava felice di raccontarmi di lui, e quella faccia radiosa con cui mi parlava delle sue ambizioni, dei suoi progetti, dei suoi quadri. Sembrava non vedere l’ora di gettarsi fra le sue braccia.

In quel momento la guardai e pensai che non sei tu.
Non sei tu amore mio, non sei più tu.

Non era lei la persona davanti a me che provava a consolarmi, a dirmi che queste cose succedono, che l’amore finisce ma la vita va avanti.

“Non esiste certezza
lo sai anche tu”
me l’hai detto come fa un’amica che ti tira su

A me hanno sempre fatto paura le persone sole e io stavo per diventare una di loro.

Dopo pochi minuti mi alzai e andai in camera nostra a fare i bagagli, perché quando una storia finisce si resta sempre per ore in silenzio in attesa che arrivi una parola che sia la parola giusta, che chiuda tutto nel modo più dignitoso possibile. Ma quella parola non arriverà mai e io non volevo prestarmi al sadico gioco del dolore.

Prima di uscire la guardai per un secondo con le mani in tasca.
“Allora ciao,” le dissi, e presi l’ascensore mordendomi nelle labbra quella profonda, terrificante ferita che è l’amore.

JUST KIDS #3.

È finalmente uscito Just Kids #3, la webzine di musica indipendente sulla quale tengo una rubrica di recensioni spettinate che francamente non credo abbia motivo alcuno di interessarvi. I miei pezzi si trovano alle pagine 34-37 della pubblicazione che potete leggere cliccando su questo link; oggi parlo di Vecchio di Thegiornalisti, S/T de La Morte e Endimione di ?Alos/Xabier Iriondo. Ricordate che se non diventate fan di Just Kids su Facebook e Twitter siete più tristi di un porno amatoriale senza animali.

Alla prossima.

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