Non è cucina, è arte contemporanea.

Come forse avrete intuito leggendo le ricette di ciclofrenia.it™, non sono esattamente un drago in cucina. L’ho capito qualche giorno fa mentre mangiavo un misto di fagioli cannellini, ceci, tonno, speck, olio e maionese.

Non sono riuscito a trovare un motivo valido per giustificare la bestemmia alimentare con cui mi stavo ingozzando, con buona pace del concetto di “mari e monti”: pensate che dopo appena due cucchiaiate di quella sbobba disgustosa mi ha telefonato il direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Roma chiedendomi di acquistarne i diritti.

Mr. Tambourine, “Apoteosi dell’alimentazione da single”, Bamako (Mali), 2012.
Porcellana, velcro, vetro, plastica e alimenti. Euro 240,000.

Notare la forte provocazione dell’Artista, che accosta elementi apparentemente inconciliabili come lo speck e il tonno, come a voler rappresentare l’unione tra le razze favorita dal collante sociale dell’uguaglianza, in quest’opera superbamente simboleggiata dalla maionese.

A volte penso di aver preso una cantonata pazzesca a scegliere la strada della scrittura. Me la sarei cavata molto meglio con l’arte contemporanea, dato che ho una tendenza quasi sistematica ad associare gli oggetti a cazzo di cane: l’ho capito quando non trovavo più l’alimentatore del portatile e l’ho ritrovato poggiato sul bidet.

Vuoi che al mondo non ci sia qualche stronzo baffuto tedesco disposto a pagare 100,000 euro per una roba del genere?

Mr. Tambourine, “Alimentatore da laptop su bidet”, Bamako (Mali), 2012.
Litio, metallo, plastica sigillante, ceramica. Euro 125,000.

Da notare qui è il contrasto fra un meccanismo propulsivo come l’alimentatore e uno espulsivo come il bidet. La presenza del sanitario è da considerarsi una provocazione nei confronti dei Francesi che l’hanno inventato, come dimostra il biglietto che accompagnava quest’opera al tempo del ritrovamento:
“Liberté, egalité, puzza demmè!”

Tornando ora all’obbrobrio alimentare di cui mi cibavo pavido e ributtante, vi chiedo solo un minimo di comprensione: cucinare non mi è mai piaciuto. Non sopporto l’idea di perdere tre quarti d’ora di tempo a preparare qualcosa che il mio stomaco, in quanto organo insenziente, non potrà rinfacciarmi di avergli rifilato dandomi un cazzotto in bocca o battendomi a FIFA 2013.

(C’è solo una cosa in cui sono un maestro: il letto di patate, come lo faccio io io non lo fa neanche la Foppapedretti.)

Cucinare mi fa così schifo che ogni volta che riesco a portare a compimento una ricetta senza che i NAS blocchino l’accesso alla mia cucina mi sento come se avessi appena vinto la Champions League.

“Attenzione, spolvera il parmigiano, mescola la pasta e SÌ!!! CE L’HA FATTA! MR. TAMBOURINE HA COMPLETATO CORRETTAMENTE LA RICETTA! Passiamo subito la linea a Carlo Pellegatti a bordo campo!”
“Mr. Tambourine, a chi vuoi dedicare questa pasta burro e parmigiano?”
“La vorrei dedicare a mia moglie Marta, che mi ha sostenuto tutto il tempo. E poi vorrei ringraziare Paolo per il supporto psicologico, Eleonora per i preziosi consigli, Mauro, Serena, Valentina, Giovanni, Andrea, Rosalinda, Rita, Fabrizio, Valerio e Maria Chiara che hanno contribuito attivamente alla realizzazione della pasta e Fabio per avermi salvato in corner sui tempi di cottura.”
“Una splendida pasta burro e parmigiano che Mr. Tambourine, l’Antonella Clerici della ketamina, ora si godrà meritatamente con i suoi ospiti. Ricordandovi che sono un coglione, a voi la linea studio!”

(Scusate, su Pellegatti non ce l’ho fatta.)

Pic [featured image]: tfavretto.

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