Prosit.

Pic: Tiberiu Arsene.

Le casse del Mastro Titta vomitano la solita The power nella versione degli H-Blockx a volumi impossibili mentre tutti insieme leviamo il sesto Blue Label, urliamo “prosit!” impattando i bicchieri, li sbattiamo sul tavolo facendo cadere un buon terzo di whisky e ce lo scoliamo alla goccia. Antonello tira sul col naso, sputa nel posacenere una chiazza di catarro giallastro spargendo cenere sui nostri cellulari, bestemmia e si accende una Marlboro rossa.

“Sei mai andato a mignotte?”
“Sì.”
“Non con me però.”

Lasciamo sul tavolo centocinquanta euro a testa. Antonello prende una cannuccia dal bancone e Mariano appena fuori dal pub sbocca sul marciapiede. Si pulisce il vomito dalla barba con la manica bianca della camicia, prende le chiavi della Volvo e ci chiede se ci ricordiamo dove cazzo l’aveva parcheggiata.

Viale di Val Fiorita. Antonello sul sedile del passeggero acchitta quattro strisce di cocaina su un vecchio compact disc degli Eagles, poi prende la cannuccia e la brucia a metà con l’accendino. Si china, dà una botta, scatta la testa all’indietro urlando “aaah!, cazzo!” e poi mi passa il tutto.

Mi infilo la cannuccia nel naso dalla parte bruciata, mi abbasso sul disco, tappo la narice sinistra e inspiro forte con il naso facendo scomparire la striscia e liberando il cielo blu della copertina. La botta di cocaina e plastica bruciata sale dalle narici all’occhio che si spalanca e poi mi spacca l’emisfero destro del cervello come un editoriale di Pierluigi Battista.

“Porco Dio! Porco Dio! Dio porco stracane di un Dio!”

Sbatto con violenza il pugno contro la portiera, Antonello e Mariano ridono tosse grassa e si accendono l’ennesima sigaretta. La macchina imbocca viale Romolo Murri e inchioda alla prima puttana che incontriamo.

Antonello scende, gli infila un pezzo da cento nel reggiseno, la afferra per le braccia, le sbatte la schiena sul portello del passeggero, le strappa la giarrettiera, si cala pantaloni e mutande e inizia a scoparsela di fronte a noi senza preservativo, sbavando come un cane rabbioso.

Mariano prepara altre due strisce sul tetto della Volvo e passa la cannuccia ad Antonello che si china oltre la spalla di lei e se ne pippa una continuando a sbattersela. Sbarra gli occhi, bestemmia, si porta una mano alla pancia e vomita bucatini sfilacciati e pezzi di guanciale masticato addosso alla puttana. Il vomito le cola dalle tette sulla pancia e arriva al ventre sciacquando tra la sua fica e il cazzo di Antonello. Quella smanaccia e cerca di liberarsi dalla presa urlando, ma Mariano la blocca e sputa.

“Ti abbiamo pagato.”

Antonello viene dopo qualche minuto, si stacca da quel corpo nero rivelando la striscia di vomito verticale che dalla bocca scende lungo la camicia azzurra e si tira su i pantaloni. Vedo un liquido biancastro colare lungo l’interno coscia della puttana, Mariano mi sorride e mi dice “vai, sta a te.”

Sospiro. Mi slaccio la patta, abbasso i jeans e glielo sbatto dentro tra il liquido seminale di Antonello, gli umori vaginali e il sugo sboccato del Grottino. Lei singhiozza e mi molla pugni non troppo convinti sullo sterno. L’odore di vomito mi tortura le narici e per venire al più presto penso a tutta la roba più erotica del mondo.

Mackenzee Pierce. Shannyn Sossamon. La scena di Lezioni di piano in cui George Baines sfiora con un dito la pelle bianca di Ada McGrath attraverso un buco nella calza. La dichiarazione di guerra a Gran Bretagna e Francia di Benito Mussolini.

Appena prima dell’orgasmo mi stacco da quell’impasto informe di carne nera, sperma e vomito e vengo sul marciapiede. Mariano la spinge dalla macchina, si mette al volante e ci fa cenno di entrare.

Quando mi lasciano sotto casa barcollo fino al portone e manco la toppa quattro volte prima di riuscire ad aprirlo. I tasti dell’ascensore sembrano ripresi dalla shaky camera de Il teorema del delirio e mi pare di metterci il quintuplo del tempo necessario per arrivare al terzo piano.

Entro a casa, lancio le chiavi sul tavolo, mi tolgo scarpe e pantaloni camminando verso la camera.
Mi lancio sul letto ancora sporco di vomito, guardo il soffitto e non penso a niente.

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