Pantegane.

Qualche tempo fa due mie care amiche che vivono qui in Mali hanno scoperto di avere un topo maschio in casa. Il fatto che ci fosse un topo era chiaro dalla grande quantità di frutta e formaggi rosicchiata durante la notte, che fosse maschio invece si è capito perché non li rimetteva mai in frigo, lasciava sempre i calzini in giro e spremeva il tubetto di dentifricio dalla metà.

Hanno provato a incastrarlo in tutti i modi senza successo, finché non hanno ingaggiato un buon avvocato che ha scoperto un giro di assegni scoperti emessi dalla pantegana tra il 1983 e il 1987 nel Viterbese; le punizioni in Mali sono durissime per gli illeciti finanziari e i reati legati al cazzo piccolo, così per l’animale non c’è stata via di scampo: condanna a morte.

Per farlo secco hanno disseminato la casa di cibo cosparso di veleno. Quando ho espresso loro i miei dubbi sull’eventualità di ritrovarsi un topo morto in casa mi hanno tuttavia rivelato un particolare soprendente: il veleno non l’avrebbe ucciso direttamente, ma gli avrebbe messo una gran sete, costringendolo a uscire dalla casa.

Al primo sorso d’acqua sarebbe morto sul colpo.

Questa trovata così ingegnosa mi ha sorpreso al punto che ho deciso di lanciarmi nell’industria del veleno per topi, ideando alcuni spin-off della tecnica appena descritta che sono ora orgoglioso di presentarvi.

1. METODO FASHION.
Al primo assaggio di veleno la pantegana proverà un’irresistibile voglia di andare a fare shopping compulsivo a via Condotti. Esaurirà i soldi nella carta di credito comprando stivali di Cesare Paciotti e, una volta ricevuta una comunicazione dalla banca sul suo scoperto di diecimila euro, si impiccherà con il manico di una borsa Luis Vuitton in un attico vista piazza di Spagna.

2. METODO HIPSTER.
Dopo aver mangiato il cibo avvelenato il topo si convincerà che rosicchiare frutta e formaggi nelle case altrui sia decisamente troppo mainstream, mentre a lui piacevano before they were cool. A quel punto scapperà in bicicletta a un vernissage alla Casa Clementina e rimarrà stroncato da un colpo apoplettico al terzo concerto degli Animal Collective.

3. METODO ARCORE.
Il veleno spingerà il topo ad accumulare ingenti capitali di sospetta provenienza mafiosa e riciclarli tramite una rete di società organizzate secondo un sofisticato sistema a scatole cinesi e ruotanti attorno alla Banca Rasini. Fonderà un partito e vincerà più volte le elezioni grazie al consenso di milioni di Italiani bigotti e ignoranti, poi rimarrà coinvolto in una serie di scandali sessuali e morirà di una morte orribile, atroce e dolorosa, imprigionato in una gabbia con quattro diavoli della Tasmania che ne strapperanno ferocemente le carni mentre la giunta comunale di Milano gli piscia addosso.
(Tratto da una storia vera. Spero.)

4. METODO STEVE JOBS.
In seguito all’assunzione del veleno la pantegana si convincerà di desiderare solo uno specifico tipo di formaggio: un prodotto dalla forma graziosa e dall’uso intuitivo, immotivatamente costoso e cancerogeno, di cui verrà rilasciata ogni due anni una nuova versione con innovazioni prettamente marginali ma che sembreranno rendere obsoleta quella appena precedente. Colpito da un cancro, si convincerà di potersi curare diventando vegano e morirà dopo aver dettato a Siri le sue ultime volontà.

5. METODO WINDOWS.
Antitetico al metodo presentato al punto 4, questa è forse la trappola per topi più semplice: installerà il firewall di Windows all’interno della pantegana che diventerà subito mortalmente vulnerabile a qualsiasi cosa presente in natura, inclusa l’aria che respira.
L’antivirus di Windows è l’AIDS delle pantegane.

6. METODO VASCO BRONDI.
Appena il veleno entrerà in circolo la pantegana inizierà a comporre canzoni idiote, ripetitive e dai testi completamente senza senso; una serie di aspiranti disadattati ritroverà tuttavia in questo mood fashion-depresso di provincia una spiccata sensibilità se non una certa poesia. Vincerà il premio Tenco per la migliore opera prima e morirà schiantandosi contro un palo strafatto di LSD (per quanto un palo possa essere strafatto di LSD).
Sulla sua tomba sarà scritto:

Nei derivati caseari che sbranavo sulle tue vene vedevo emogoblina, vendevo l’eroina come questa cazzo di Ferrara meccanica che ci sbatte il futuro in cassa integrazione.

Se qualcuno ha interesse a entrare nel commercio può farlo postando il proprio contributo nei commenti. Chi elaborerà le proposte migliori sarà premiato dallo staff di ciclofrenia.it™ con un bel cazzo di niente.

WHOEVER DID THIS.

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