Taxxi.

Pic: ramisax.

Se il mondo fosse governato da barbieri e tassisti tutto funzionerebbe meglio, è così che dicono no?
Perché chiacchierano tanto, sanno tutto loro.

Città del Messico, novembre del duemilanove. Ero appena tornato in città dopo una visita a Teotihuacán, saranno state le otto di sera. Fu il primo taxi che incontrai, perché a Città del Messico il primo taxi che incontri è sempre libero.

Città del Messico, quando l’aereo iniziò la fase di atterraggio rimasi sbigottito. Volammo sulla città per una ventina di minuti almeno. E ogni tragitto in macchina là ha sempre la stessa durata: quarantacinque minuti.

Iniziò a parlarmi, mi chiese di dove fossi.
“Di Roma.”
“Ah, io volevo andare a Roma. Nel duemila.”
“Perché nel duemila?”
“Perché c’era il Giubileo.”
“Ah.”
“Tu credi in Dio?”
“No.”
“E in cosa credi?”
“Non lo so. In niente. Bisogna per forza credere in qualcosa?”
“Sì.”

Non sosteneva che l’uomo dovesse per forza credere in qualcosa per dare un senso alla propria vita: intendeva che non era proprio possibile non credere in Dio. Era da idioti.

“Tu credi che il mondo si sia creato da solo? E allora dimmi, hai mai visto qualcosa crearsi dal nulla? È impossibile. Io non credo alle puttanate della Bibbia, la storia di Adamo ed Eva. L’uomo viene sicuramente dalla scimmia. Però l’universo non è possibile che sia nato da solo. Qualcuno deve aver creato qualcosa, almeno all’inizio.”

Era convintissimo delle sue affermazioni e parlava a ritmo di Eurostar. Il suo era un ragionamento meccanico prima che spirituale.

“Anche quella storia della Madonna, per carità, sono tutte cazzate. Non è possibile che una donna si ingravidi da sola. Se vuoi ingravidarla la devi scopare, non c’è verso. Però io ci credo che Gesù è venuto in nome di Dio.”

Cercò di convincermi in tutti i modi. Gli rispondevo che capivo la sua posizione però. Non ci fu verso di fargli considerare anche minimamente accettabile il mio punto di vista, così a un certo punto tirai i remi in barca e iniziai ad annuire qualsiasi cosa dicesse.
Purché la smettesse.
“Sì certo, questo è vero.”

Quando mi lasciò davanti casa gli lasciai un po’ di più rispetto a quanto pattuito. Grazie mille ragazzo, mi disse. Que te vaya bien, passa una buona serata e buon ritorno in Italia.

Quando stavo per varcare il cancello abbassò il finestrino e mi sorrise.
Y Dios existe,” disse, e se ne andò.

SICK.

Il buon Jack Il Nero ha scritto una bella recensione del mio racconto in free dowload Nessuno lasci lo Spallanzani. La potete leggere a questo indirizzo. Permettetemi però di ringraziarlo pubblicamente per questa frase:

La ricchezza di Claudio non è solo scrivere bene, e nemmeno scrivere di cose interessanti. È la sua capacità di spaccarti dalle risate e poi darti un cazzotto allo stomaco con una tenerezza amara da lasciarti senza fiato, è soprattutto la sua capacità di cogliere quei piccolissimi particolari della vita e dei pensieri di tutti i giorni e farti sentire un bambino un po’ ebete che riscopre delle banalità con una luce nuova. Farti sentire meno solo e meno strano, in un mondo che davvero a volte sembra alieno.

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