Generale.

Pic: JackSilver.

Della serie: cose di cui mi vergogno.

Saranno stati un paio d’anni fa. Non ricordo. Non è importante.
Ero con mia madre, lasciammo la macchina al parcheggio di EUR Magliana e prendemmo la metro. Per andare a fare cosa, non ricordo. Non è importante.
Entrammo in metro e ci sedemmo. Era pomeriggio.

A Basilica San Paolo entrò un uomo, la chitarra in mano. Aveva capelli castano chiaro, la riga da una parte, due fessure orizzontali al posto degli occhi e non mostrava mai i denti. Assomigliava vagamente a Cesare Battisti.
Nessuna sorpresa, direte voi. Il solito mendicante che entra in metropolitana, schitarra un medley tra La bamba, Bella ciao e qualche altra tavanata popolare da pranzo sociale, fa un giro del vagone con un bicchiere del McDonald’s in mano, arraffa due euro scarsi in totale, fissa lo sguardo sul finestrino in silenzio finché non arriva la fermata successiva e se ne va.

E invece no, perché questo tizio era italiano.

Mi fece specie vedere quello specifico tipo di mendicante, ma italiano. Lo notai ma non lo dissi a mia madre perché era un pensiero semplice e io sono allergico ai pensieri semplici. Per partito preso.

Successe poi che ‘sto tizio si mise la chitarra a tracolla, fece un sospiro come se fosse in imbarazzo per quello che stava per fare, e poi.
E poi, cantò Generale.
Nessun medley, tutta: dall’inizio alla fine.

E in mezzo al prato c’è una contadina
curva sul tramonto, sembra una bambina

Mi sorprese. Perché non venitemi a raccontare il contrario, non è certo una roba che ti capita tutti i giorni.

Lo vedi il treno che portava al sole
non fa più fermate, neanche per pisciare
si va dritti a casa, senza più pensare

Improvvisamente la gente iniziò ad alzarsi. Ad andare verso di lui e lasciargli gli spicci ai piedi, in tasca, ovunque potesse recuperarli, ancora prima che lui iniziasse a chiederli.
Sembravano gli anziani che in Chiesa vanno a fare la Comunione.

Io canticchiavo a bocca socchiusa, con mia madre che mi guardava e sorrideva.

Tra due minuti è quasi giorno
è quasi casa
è quasi amore.

Andò a finire che quando terminò c’era poco da fare il giro. Perché l’elemosina gliel’avevano già fatta quasi tutti. Mi alzai anche io e gli diedi gli spicci. Lui mi fece un sorriso serio, pacato e un po’ triste.

Dopo che fu sceso mia madre mi sorrise. Ammiccò a me annuendo e mi disse all’orecchio, toccandomi ripetutamente il braccio destro.

“Hai visto? Hanno visto un Italiano in difficoltà e l’hanno aiutato.”

Io non risposi.
Non mi ci incazzai, per quell’ingenuità un po’ razzista.
Mi incazzai invece un po’ di più con me stesso, perché pensavo che mia madre avesse ragione.

LAIKA.

Stasera a partire dalle 23:00 interverrò nel corso della trasmissione radiofonica OrcoTrio. Se volete ascoltare la diretta potete farlo dal sito ufficiale di Radiocicletta.
La vostra presenza è gradita.

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