Piazza Navona.

Pic: ryxxyz.

Mamma e papà la domenica mi portavano sempre a piazza Navona.

Giocavamo al tiro al bersaglio e poi prendevamo lo zucchero filato. Io ero felice perché lo zucchero filato mi piace e al tiro al bersaglio vincevo sempre contro papà. Mio fratello un giorno mi ha detto che lo faceva apposta a perdere contro di me, ma secondo me è una cattiveria perché io al tiro al bersaglio sono proprio forte.

Ora è tanto tempo che a piazza Navona non ci andiamo più.

Non ci andiamo più da quando mamma e papà hanno iniziato ad andare a Genova tutte le settimane. Partivano il venerdì mattina e tornavano la domenica sera. A me dispiaceva tanto non andare più a piazza Navona, però la domenica mamma mi portava sempre qualche regalo e io ero contento. A volte mi portava un Kinder Sorpresa, altre le macchinine, una volta tre numeri vecchi di Topolino, in una c’era una storia bella di Paperino fornaio.

Una domenica che non erano andati a Genova ho chiesto a mamma di portarmi a piazza Navona. Mi ha detto di no, che non potevamo perché papà era stanco e non poteva venire a giocare al tiro al bersaglio con me. Quella mattina ho pianto tanto e ho anche dato un pugno a mamma. Ero arrabbiato perché pensavo che se non mi portavano a piazza Navona voleva dire che non mi volevano più bene.

A un certo punto sono corso in camera e mi sono messo a piangere sul letto con la faccia nel cuscino. Allora mamma si è seduta accanto a me, mi ricordo che singhiozzava e tirava su col naso.
Mi ha detto.
“Ora mamma ti dice una cosa, ché sei grande.”
“Cosa?”
“Papà cià il male brutto.”
“Che vuol dire?”
“Che forse tra un po’ va in cielo.”
Mamma mi diceva che era bello che papà andava in cielo, però non è che l’ho capita bene questa cosa. Non capisco com’è possibile che un male brutto ti fa fare una cosa bella.

Io lo so che cos’è il male brutto di papà, perché un giorno stavo giocando a nascondino con i miei amici e non mi volevo accecare. Quel giorno ho litigato tanto con Niccolò che a un certo punto mi ha detto che se non mi accecavo mi diceva una cosa che mi faceva scappare via piangendo. Non mi sono voluto accecare lo stesso, perché non mi andava e poi perché forse volevo sentire quella cosa brutta.

“Tuo papà cià un tumore.”

Niccolò aveva ragione, perché sono scappato via piangendo per davvero, anche se non sapevo bene che voleva dire quella parola, però aveva un suono brutto e avevo capito che era quel tumore che se lo voleva portare via in cielo. Sono corso da mamma, gli ho raccontato che era successo e lei mi ha abbracciato forte, la sentivo che piangeva pure lei. Mi accarezzava i capelli e mi diceva che certi bambini sono molto cattivi e non dovevo dargli retta.

Il giorno dopo Niccolò è venuto da noi mogio mogio, mano nella mano con la mamma e mi ha chiesto scusa.

Poi papà ha iniziato a portare il cappello. Lui non li ha mai portati i cappelli, ma ora lo portava pure a casa. Non sapevo perché, ma un giorno mi sono affacciato alla porta della camera prima di andare a dormire e ho visto che aveva proprio pochi capelli. Lui ne ha sempre avuti tanti.

Un giorno è andato in ospedale e non è più tornato a casa. Io lo andavo a trovare ogni giorno e non mi sembrava che stava tanto male perché mi sorrideva e scherzava, anche se era sempre stanco. Mi chiedeva come andava a scuola e dopo poco tempo si addormentava e io restavo con mamma a guardarlo mentre dormiva. Mamma mi dava sempre una merendina e io chiedevo quand’è che andavamo a piazza Navona.
Mamma mi rispondeva sempre “presto,” ma non so perché, lo diceva piangendo.

Mi ricordo ancora bene quel giorno. Era un mercoledì mattina e mamma mi doveva portare a scuola. Solo che quando sono entrato in camera sua non c’era.

Alle nove e mezza non era ancora arrivata.

Poi ho sentito la porta di casa che si apriva e mamma è entrata. Gli ho detto che ero arrabbiato perché per colpa sua stavo facendo tardi a scuola ma mi ha risposto che a scuola non ci dovevo andare quel giorno. Mi ha fatto cambiare, mi ha fatto mettere un vestito bello.

“Dove andiamo?”
“Da papà.”
“E poi ci andiamo a piazza Navona?”
“Non lo so. Forse oggi no.”

Quando sono entrato in quella stanza c’erano tutti i miei parenti, tutti con il viso triste. C’era pure mio cugino Guglielmo che non lo vedevo da un sacco di tempo. Gli ho sorriso quando l’ho visto ma poi mi è venuto da essere serio perché tutti erano seri.

Nella cassa al centro della stanza c’era papà.

Era vestito bene, si vedeva pure poco che aveva pochi capelli. Mamma mi ha detto di salutarlo e me l’ha detto sorridendo e piangendo insieme. Io gli ho dato un bacio sulla guancia ma mi ha fatto strano perché le guance erano freddissime.

Io il momento in cui l’ho baciato su quelle guance fredde non me lo dimenticherò mai più.

“Ma quand’è che ci va in cielo?”
“Presto.”

Io il cielo ogni tanto lo guardo ma papà non lo vedo mai. Anche quando siamo andati a Disneyland ho passato tutto il tempo a guardare fuori dal finestrino dell’aereo ma papà non c’era. E poi anche se c’è andato davvero questa cosa non mi piace.

Se è andato in un posto bello, perché non ci ha portato anche a me e a mamma?
E poi, c’è un posto più bello di piazza Navona la domenica mattina, in cielo?

Post correlati secondo criteri di dubbia valenza scientifica

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *