Quando ti ho vista la prima volta

Quando ti ho vista la prima volta eri seduta sul divano. La gamba destra toccava terra, quella sinistra era accavallata sopra. Con il gomito destro ti appoggiavi allo schienale e ti reggevi la testa, con la mano sinistra ti toccavi i capelli. Indossavi un paio di jeans, una cinta marrone e un maglione arancione dall’aria soffice.
Le scarpe, non ricordo.

Quando ti ho vista la prima volta sarà stato per una ventina di minuti o poco più. Indossavo i pantaloni del vestito, una cinta nera, le scarpe eleganti e la camicia azzurra. Dovevo andare a suonare e mi sarei dovuto cambiare. Invece mi sono presentato, sono andato in camera mia, ho messo nello zaino le bacchette e le cuffie e sono tornato in salone a girarmi una sigaretta. Non mi sono cambiato perché pensavo di essere fico, vestito in quel modo.

Quando ti ho vista la prima volta avremo scambiato due o tre parole in tutto. Mi piacerebbe che fosse successo perché volevo fare il ben tenebroso, invece non mi veniva in mente niente. E tu non parlavi con me, quasi per niente.
Tu probabilmente non te ne sei accorta, ma io ti guardavo spesso.

Quando ti ho vista la prima volta non mi ero ancora accorto che eri un Modigliani.
Quando ti ho vista la prima volta non hai sorriso, mai.

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