Tutto faceva schifo

Pic: Anetheon.

Laura è una puttana, ma ci sono stato insieme tre anni prima di accorgermene. Tardivo, direte voi. Tardivo il cazzo, rispondo io: ci sono uomini che si accorgono che le loro donne sono puttane solo dopo averle sposate, e molto probabilmente voi siete o sarete tra quelli.

Ho capito che Laura è una puttana proprio il giorno del nostro terzo anniversario insieme. Dovevamo uscire a cena, avevo prenotato il balconcino alla Pietra Scheggiata, le avevo comprato tre girasoli e regalato un weekend lungo a Praga. Lei alle sette di sera mi ha chiamato dicendomi di avere la febbre alta. Si è scusata in tutti i modi e io sono stato comprensivo perché facevamo tre anni insieme. Le ho detto di non preoccuparsi e che avremmo festeggiato appena si fosse ripresa.

Poi ho stappato il Ballantine’s e mi ci sono attaccato guardando tre puntate di The wire. A mezzanotte avevo bevuto un quarto della bottiglia e il mio cellulare ha squillato.

A mezzanotte esatta, quando scattava il mio terzo anno con Laura.
Era lei a chiamarmi.

All’inizio non ho capito. Non sentivo bene e ho pensato che stesse preparando una serenata o qualcosa del genere. Poi ho iniziato a sentirla ansimare. Sentivo Laura ansimare al telefono parole tipo ah, sì, scopami.

Ha attaccato a godere sempre più forte finché non l’ho sentita esaurirsi nell’orgasmo gracchiando la vocale a e invocando Francesco.
Non ho idea di chi cazzo sia Francesco.

L’ho sentita tirare il fiato per qualche secondo prima di dirmi.
“Buon anniversario, amore mio.”
E poi ha attaccato. E mentre attaccava l’ho sentita ridere. Con lui.

Appena ho capito che Laura è una puttana ho preso in mano la bottiglia di Ballantine’s, mi sono seduto sul cesso e ho cagato uno stronzo enorme. Un vero e proprio secchio di merda, di quelli che ti svuotano all’istante. Ho bevuto un lungo sorso di whisky e quando mi sono alzato la porta girava, il lavandino girava e non riuscivo a tirarmi su i pantaloni.

L’amore fa schifo. Le donne fanno schifo. I weekend a Sabaudia fanno schifo. Tutto fa schifo.

Sono sceso in garage e ho preso la macchina. Ho abbassato il finestrino e mi sono acceso una Marlboro rossa. Sono uscito da casa, sono arrivato alla rotonda e ho preso la Cristoforo Colombo verso il centro.

Ogni sigaretta la fumavo così veloce che scucchiaiava e la buttavo a metà dopo averla usata per accenderne un’altra. Sui lunghi rettilinei della Colombo mi attaccavo al Ballantine’s, spesso ne sputavo un po’ fuori dal finestrino, inspiravo col naso, scatarravo, tossivo, buttavo la sigaretta, ne accendevo un’altra e mi pulivo la bocca con la manica.

Tutto fa schifo. Il fumo fa schifo, la musica fa schifo, Roma fa schifo, anche il sole fa schifo.

Quando ho imboccato il Lungotevere la bottiglia era piena solo fino a un quarto. Ho bruciato ogni semaforo e ogni volta che rialzavo lo sguardo dopo essermi chinato per accendere una sigaretta sfioravo puntuale un incidente. Bevevo e fumavo, bevevo e fumavo perché se oggi faceva così schifo non ci sarebbe mai stato un domani degno abbastanza da svegliarsi lucidi.

A un certo punto ho visto delle luci blu dietro di me, la paletta oltre il finestrino e le e e le o delle sirene della polizia.

Ho premuto a tavoletta sull’acceleratore e ho dato un ultimo sorso di Ballantine’s, poi ho gettato la bottiglia dal finestrino e mentre la sentivo sfracellarsi al suolo mi sono vomitato sulle gambe. Ho visto il vomito colare sul sedile verso la patta dei pantaloni e ho vomitato di nuovo, stavolta dal finestrino, strisciando la portiera della macchina. Mi sono pulito la bocca con la manica e ho preso il pacchetto di sigarette ma mi è scivolato ed è caduto sotto il sedile del passeggero.

Mi sono chinato per cercarlo, ho dovuto tastare un po’ ma alla fine l’ho trovato.

Da quando ho alzato lo sguardo ricordo solo il marciapiede del Lungotevere che curvava davanti a me.

Tutto faceva schifo, quella sera.

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