Emanuel, il guardiano

Pic: Chris Saunders.

Emanuel è il guardiano del comprensorio dove c’è la mia casa troppo grande. È alto e magro, indossa spesso magliette troppo lunghe e sempre un paio di ciabatte.

Emanuel non avrà più di quindici anni, ma tutti lo chiamano così: il guardiano.

Emanuel con me è sempre molto servile e la cosa mi mette a disagio. Succede spesso in Africa che la gente ti tratti come un signore e non si metta al tuo stesso livello. Quando il taxi mi riporta a casa lui si precipita ad aprirmi lo sportello, se ho delle buste della spesa me le porta fin dentro casa e non sente ragioni di fronte alle mie proteste.
Se per qualche motivo ho bisogno di lui, Emanuel corre.
Sempre.

Emanuel io non l’ho visto mai sorridere. Mai, neanche una volta. Al punto che per me è diventata una questione di principio. Con lui faccio il cretino, gli batto il cinque all’africana per salutarlo, canticchio, ma lui niente. Al limite lo sento sibilare dal naso, a farmi capire che lo diverto, ma un sorriso vero in faccia non gliel’ho visto mai.

Emanuel ogni due giorni mi pulisce casa. Cioè, dire che mi pulisce casa è troppo, diciamo più che altro che mi rifà il letto e butta la spazzatura. Ma per tutto questo mi chiede 1,000 Franchi CFA. Meno di un euro e mezzo. Per lavarmi i panni, la stessa cifra. Io 1,000 Franchi CFA glieli do praticamente ogni giorno, quando si ostina a portarmi la spesa dentro casa, quando porta i soldi dell’affitto alla padrona di casa o quando mi dice che mi ha ricaricato il generatore.

Fanculo, penso, ho dato 15 euro all’anno di mancia al portiere della Garbatella (che tifava pure Napoli), potrò certo dare un euro e mezzo al giorno a questo ragazzino.

L’altro giorno mi sono svegliato molto presto per andare al lavoro e avevo bisogno di lui, dovevo lasciargli le chiavi di casa perché gli avevo lasciato dei panni da lavare vicino all’ingresso.
Sulla solita panchina davanti al cancello del comprensorio non lo trovavo.
Poi è passata una delle figlie della padrona di casa.
“Buongiorno, come va, sto cercando Emanuel,” le ho detto.
“Emanuel è là,” mi ha risposto indicando un punto imprecisato nel garage.

Emanuel era coricato ma appena ha sentito il suo nome è scattato in piedi con il suo sguardo basso.
Emanuel dorme in garage, su un materasso annerito poggiato per terra. Accanto ai generatori, che fanno un flebile rumore ininterrotto simile a quello di una sirena della polizia con la batteria scarica.
Due giorni dopo gli ho detto che se avesse avuto bisogno di un giaciglio migliore io sarei stato lieto di offrirglielo.

Lui mi ha risposto che non può.
Che deve dormire là, perché lui è Emanuel, ed è il guardiano.

Io non penso che Dio non esista, credo solo che non abbia viaggiato abbastanza.

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on RedditEmail this to someone

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *