Tre stanze.

Abito in una casa molto grande, troppo grande. Solo il salone e la cucina sono più grandi di tutto il mio appartamento a Roma. Ho due bagni e tre stanze da letto.

L’arredamento è scarno, come sempre nelle case degli expat: grandi spazi e poca roba dentro. Il salone: tre divani, un tavolino di legno, due minuscoli di vetro, un mobile per la televisione che copre tutta una parete, un altro mobile, il tavolo da pranzo. Le camere da letto, tutte uguali: letto, tenda gialla con tribale arancione, armadio.

In cucina non uso la dispensa. Mi dico che mi piace disporre i cereali e i sughi direttamente vicino al lavabo perché ci sia un po’ di colore, ma in realtà lo faccio perché la dispensa puzza. Ogni cosa di legno puzza. Il frigo fa rumore, la bombola del gas è fuori e le posate non sembrano mai pulite.

La prima sera che sono entrato mi avevano avvertito che probabilmente la luce se ne sarebbe andata in poche ore perché il mio generatore era quasi scarico. Qua funziona che quando ti si scarica devi andare a pagare per ricaricarlo, ma era ormai pomeriggio inoltrato e avrei dovuto aspettare il giorno dopo.

Poco male, ho pensato.

Poi alle dieci la luce se n’è andata. Ho finito di guardare una puntata di The Wire e sono andato a letto.
Boccheggiavo. Non respiravo. L’aria che mi entrava nei polmoni era talmente calda che mi sembrava di fumare in continuazione.
Mi sono dimenato tra una stanza e l’altra, illuso che un letto nuovo fosse più fresco, ma niente. Alla fine sono entrato in cucina e ho preso una bottiglia d’acqua ancora fresca dal frigo. Sono tornato a letto, mi sono steso a pancia in su e me la sono messa sulla pancia. Poi a pancia in giù e me la sono messa sulla schiena.
Ha funzionato.

Mi sentivo triste.
Pensavo di sentirmi triste perché avevo caldo.
In realtà ho capito che spesso mi sento triste perché sono solo. Qualsiasi cosa mi succeda, in qualsiasi stato d’animo io sia e qualunque cosa abbia voglia di raccontare, non c’è mai una persona che abbia voglia di ascoltarmi stringendomi la mano. Mai una madre da prendere a parolacce o abbracciare, un amico con cui giocare alla Playstation, una coinquilina con cui cucinare ascoltando 610.

E ogni volta che attacco una telefonata voi tornate alla vostra vita, fatta di cose e di persone, mentre io torno alla mia casa troppo grande con solo me dentro.

Una persona sola in una casa con tre stanze da letto.
E a me le case troppo grandi mettono tristezza.

Post correlati secondo criteri di dubbia valenza scientifica

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *