Gruppi musicali di cui l’Italia può fare a meno

Questo post è ispirato a Generi musicali di cui il mondo può fare a meno di Bucknasty.

VN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI

Ecco, chi ha progettato il Palazzo della Civiltà Italiana ha scritto un generico “artisti”, mica musicisti. E in effetti in questo momento non è che abbiamo tanto di cui vantarci dal punto di vista musicale, in Italia. Negli anni ’90 sono usciti diversi cantanti e gruppi di valore: Daniele Silvestri, Subsonica, Niccolò Fabi, Max Gazzè, Carmen Consoli; sono solo alcuni nomi. Dal 2000 in poi, invece, non è uscita nessuna band che “sfonda”: il massimo che ci è capitato tra le mani è Dente, per intenderci. Per questo motivo lo staff di ciclofrenia.it™ ha deciso di pubblicare una moratoria di tutti i gruppi e i cantautori di cui il Belpaese si deve liberare per tornare ai fasti di un tempo.

1. LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA.

Pic: Ilaria Magliocchetti Lombi.

Avete presente il tema in classe alla scuola dell’obbligo? Si faceva prima la brutta e poi la bella copia. Una volta terminata la brutta la si rileggeva e si cercava di scremarla: eliminare le prolissità, i costrutti sintattici barocchi e improbabili, le ridondanze e tutto ciò che può piacere a noi ma non al lettore. Ecco, Vasco Brondi, aka Le Luci della Centrale Elettrica (ossia il mio correttore di bozze), è un cantautore eternamente intrappolato nella sua brutta copia. Non ha mai capito che quello che scrive è assolutamente impresentabile al grande pubblico, eppure il suo mood fashion/depresso da provincia ha trovato terreno fertile in tutto quel substrato di disadattati da Negroni al Forte Fanfulla che pensano che dire “attenti ai gatti con l’AIDS” possa essere in qualche modo una cosa seria.

Ascolta: Sere Feriali

2. I CANI (ANZI, IL LORO PUBBLICO).

Quanto può portarti avanti l’hype che si genera attorno a te se butti giù un paio di pezzi ben scritti, orecchiabili, con testi iper-attuali in cui si riconosce facilmente la gran parte degli adolescenti di oggi? Molto, e lo dimostrano i Cani, un progetto musicale intelligente sviluppato da una persona con una sensibilità artistica notevole. Il problema dei Cani non sono i Cani stessi, è il pubblico che affolla i loro concerti: in particolare quello femminile, che non ha ancora sviluppato o, nel migliore dei casi, deve correre a casa prima di mezzanotte perché domani la prof di Educazione Tecnica ha detto che interroga in prima ora. Questo succede perché alcuni dei testi di questa one-man band hanno avuto l’indesiderato effetto di instaurare nei ragazzi la convinzione che i reali problemi del mondo siano le pischelle di Roma Nord che indossano i leggings fluorescenti mentre leggono David Foster Wallace.

Ascolta: Velleità

3. MARIA ANTONIETTA.

Pic: Roberto Vincitore.

Maria Antonietta è una giovane donna con una bellissima voce. Suona un rocketto sbarazzino, niente di rivoluzionario ma tutto sommato sopportabile. Però c’è una cosa che Maria Antonietta ha capito e che le ha permesso di rendersi nota al grande pubblico: se vuoi diventare famoso, fa’ in modo che quando canti non si capisca un cazzo di quello che stai dicendo. In questo modo basterà che un paio di stronzi spargano la voce che i tuoi testi siano bellissimi e nessuno avrà modo di provare il contrario perché neanche lo staff di lyricsmania.com sarà in grado di decifrare i riprovevoli gorgheggi da dentifricio che spacci per linee vocali.

Ascolta: Quanto eri bello

4. I MODENA CITY RAMBLERS.

Più che un gruppo, un banchetto di salsicce alla Festa de l’Unità di Suzzara: i Modena City Ramblers sono la classica band da fuorisede. Prima di presentarsi a un loro concerto, il loro spettatore tipico non si lava i capelli per tre settimane, svuota tre bottiglie d’acqua Levissima e le riempie con vino rosso alla spina, si veste di stracci, si siede per terra e chiede a tutti i passanti una sigaretta, una cartina o due euro per un panino. Temporalmente non sono attinenti ai gruppi sovracitati, ma è importante eliminarli perché se abbiamo avuto Berlusconi per quasi vent’anni non è certo stata colpa di Santoro: è stata colpa di questi otto stronzi conditi di chitarre acustiche, banjo, sitar, kefiah, erba calabra del Villaggio Globale e bandiere del Che/della pace/di Rifondazione Comunista/di Cuba che ci ammorbano i coglioni con le loro attualissime storie di partigiani, Enrichi Berlinguer e Carli Giuliani.

Ascolta: Contessa

5. I VERDENA.

Pic: Paolo De Francesco.

PREMESSA: Adoro i Verdena, sono uno dei pochi gruppi validi e coerenti in Italia. Quello che leggerete sotto è solo ironia.

Non che abbia poi troppo contro i Verdena, eh. Hanno fatto della buona musica, a tratti sopraffina (Il suicidio dei Samurai), e non si sono mai ripetuti. Il loro problema sono i testi: il trio bergamasco, infatti, è riuscito a incidere ben cinque LP senza mai esprimere un concetto che sia uno. Alberto Ferrari compone le liriche cantando prima in un finto inglese per poi sostituirlo con termini italiani il cui suono gli si avvicini il più possibile. Il risultato è che l’intera discografia dei Verdena si poggia sulle stesse 5 locuzioni ripetute in loop:

  1. Dove sei;
  2. Non ci sei;
  3. Io e tè;
  4. Non lo sai;
  5. Sei tu.

Andiamo, ragazzi: l’LSD è una cosa bellissima ma avete una certa età, è arrivato il momento di iniziare a fare cose serie.

Ascolta: Pixel

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on RedditEmail this to someone

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *