
Pic: scheinbar.
Era la prima nipote che le nasceva. Perché la figlia più grande si era sposata ma non aveva avuto figli, quindi potete capire che gioia quando la seconda ha dato alla luce una bambina con già tanti capelli.
Per una madre diventare nonna è la chiusura del cerchio. Perché una madre ti cresce, ti imbocca, ti mette a dormire e ti viene a prendere dopo scuola. Poi cresci, e cominci ad andartene per la tua strada. Non le dai più tanto affetto, e alla fine le tocca accontentarsi. Accontentarsi di qualcosa di diverso: vederti in casa per una mezz’ora, cenare con lei, fare una partita a carte.
Un figlio è il massimo desiderio di ogni persona. Però te lo danno, tu ne godi per sedici anni e ti sembra di vivere una vita nuova. Ti fa rinascere, e trovi un senso alla tua vita anche se magari l’amore di tuo marito non ce l’hai più.
Però a un certo punto te lo tolgono.
E no, che cazzo, direi io.
Non te ne puoi andare.
E io che faccio, ora?
Per cosa vivo.
Per questo un nipote è la chiusura del cerchio. Perché permette a una donna di sentirsi di nuovo madre, avere qualcuno da prendere per mano camminando in strada, qualcuno a cui comprare il gelato. Quindi potete capire che gioia, quando è nata Ludovica.
Ma era appena due settimane prima del parto che il marito s’è accorto che lei non riusciva ad allacciarsi i bottoni della maglia. A tenere in mano i bicchieri. A cambiare canale. Il medico l’aveva visitata e aveva detto: non è niente.
Però le cose non miglioravano, ed è stato proprio il giorno del parto che lei è andata a farsi vedere da un altro medico. Che l’aveva guardata come si guarda quando hai gli occhi puntati su una persona ma in realtà stai guardando alle sue spalle.
E le aveva detto: è Parkinson.
E le si era spezzato qualcosa dentro. E no, aveva pensato. Aveva pensato che il suo cerchio non si sarebbe mai chiuso. Che si sarebbe sentita per sempre stanca e incompleta. Come il bastone e la carota.
Perché ora aveva un nipote, ma non avrebbe mai potuto avere la gioia di prenderlo in braccio.
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Lunedì dell’angolo.
L’ho capita solo oggi.
Madonna, ti abbraccerei!
Ma che tristezza! Eddai! -_-
(già non è periodo…)
È il tempismo che mi manca.
Sempre meglio il parkinson che l’aids, di pietro o l’alzheimer, o come stracacchio si scrive. No?
e forse ancora non sapeva che quello non sarebbe stato il peggiore dei dolori che avrebbe provato, né procurato, né che non se ne sarebbe accorta del tutto, ma sempre troppo.
Eppure, anche senza fede, ancor più senza era questo il mistero, poteva (eccome) esserne valsa la pena e perfino (sai mai, né nessuno saprà, ma essere è stato e può) di indicibile felicità.
togli il “di”
Mancasti, Efraim.
efacciamocidelmale.
Tu ce la sai, Cla’. Una pennellata qua, una là, e non c’è bisogno d’altro.
Grazie, Speaker.
è vero, quando si diventa nonni il cerchio si chiude. E ripeti per tuo nipote tutto ciò che facevi per tuo figlio trent’anni prima. Questa volta con più sicurezza e disinvoltura, perchè ci sei già passato. La mamma è sempre la mamma, soprattutto quando diventa nonna. E ti rode, oh se ti rode, ma il più delle volte ha ragione lei. La mamma che ora è nonna è insostituibile. Preziosa. Unica al mondo. C’è poco da fare.
La mamma che ora è nonna ti dava per merenda il plumcake allo yoghurt, che era il massimo della trasgressione. Ora, quando vai a prendere tua figlia da lei, scopri che ha la bocca sporca di cioccolato. E che solo due ore prima loro due, nonna e nipote, hanno preso il gelato. Al gusto puffo. Puffo! Che ai tuoi tempi era proibitissimo. “Non dire alla nonna che te l’ho detto. Dice che è il nostro segreto”.
Commento splendido.
allora sei un romanticone sotto quel veneer di coolness!
ma per il Parkinson ci sono speranze, ora impiantano (nel cranio però) questi emettitori di impulsi elettrici che calmano i tremori, ho conosciuto gente che li ha e riesce a vivere in modo pressochè normale…