Cose che non capisco

Pic: dcamacho.

Non capisco quelli che sostengono che tra Pepsi e Coca-Cola ci sia una differenza sostanziale. E quelli che vedono come una bestemmia allungare la Coca-Cola con l’acqua.

Non capisco chi si fa problemi a usare il tagliaunghie di un altro, e non capisco chi pensa che non ci si debba tagliare le unghie davanti agli altri.
Non capisco perché sia ineducato chiedere agli altri quanto guadagnano. Però non lo chiedo mai, e se me lo chiedono non rispondo. Svio. Anche se mi pare che risponda solo chi guadagna poco.
Non capisco proprio perché i calzini bianchi non vadano bene. E perché i fantasmini non si possano mettere sotto i pantaloni lunghi.
Non capisco in base a che criterio un colore sia definito pastello. E non capisco quelli che trovano divertente I soliti idioti.

Davvero non capisco quelli che separano le figure, gli assi e i tre dalle altre carte quando contano i punti dopo una mano di briscola. Quelli che sanno mischiare il mazzo separandolo in due e facendo scorrere le carte veloci tra loro. Quelli che sanno contare la primiera dopo i sei e i sette. Soprattutto, non capisco quelli che non sanno giocare a Tresette. E ancora meno quelli che dicono che non gli piace.

Non capisco chi separa ancora il prefisso quando scrive il suo numero di casa o del cellulare.

Non capisco quelli che mangiano i cetrioli. E quelli che dicono che Filippo Inzaghi è una pippa. Non capisco quelli che scrivono “sto a lavoro” anziché “sto al lavoro”. O che dicono “di primo acchitto”. E non capisco chi scrive Valerio Mastrandrea, Teo Mammuccari, Luciana Litizzetto, Johnny Deep. Non capisco i Romani che dicono “figo” anziché “fico”. Chi dice “hai esagerato troppo”, o “triplice fischio finale”. Non capisco quelli che quando ti danno il numero di telefono dicono due cifre alla volta, e non vanno avanti finché non gli dici: “sì.”
Mai.

Non capisco che fine abbiano fatto le imprese che sviluppavano rullini, e cosa facciano ora che comandano le macchine digitali. Non capisco chi risponde “mmmh, non lo so” alle domande su Yahoo! Answers. Poi non capisco chi è che manda le barzellette alla Settimana Enigmistica. Soprattutto, mi sorprende ancora di più chi le invia via posta.

Non capisco proprio chi, quando scrive i titoli delle canzoni, mette l’iniziale di ogni parola maiuscola.

Non capisco i baristi che, quando porgi loro la mano per avere le monete di resto, le mettono comunque sul piattino. Ma ancora meno capisco chi ha sempre mille spicci nel portafoglio e paga comunque con le banconote. Non capisco chi preferisce le lenti a contatto agli occhiali.

Non capisco, non capisco proprio chi non ama i bambini.

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