Fuck Benjamin Franklin (abbasso l’ora legale)

Pic: jkBunny.

C’era ‘sta ragazza che mi piaceva un casino. La frequentavo da un po’ e insomma, era chiaro che sarebbe successo qualcosa, prima o poi. Ma avevo paura. Perché mi faceva così impazzire il suo fisico che ero più che certo che sarei venuto prima di aprirle lo sportello della macchina.

Era la notte tra il 24 e il 25 marzo del 2012. Calcolai tutto nei minimi dettagli: corrosi il cameriere perché ritardasse nel portarci i piatti che avevamo ordinato. 1 Finsi un guasto alla macchina. Millantai di aver perso le chiavi di casa. Insomma, riuscii a fare in modo che alle due di notte in punto fossimo nudi sul letto, pronti per la nostra prima esperienza sessuale insieme.

Per venire mi ci volle più o meno lo stesso tempo che impiega un monologo di Marco Travaglio a sfrangerti i coglioni. Lei si girò verso di me e mi disse:
“Già fatto?”
Io le mostrai soddisfatto lo schermo retroilluminato del mio iPod Touch che aveva automaticamente aggiornato l’orario segnando le tre, e le dissi:
“Ma come? È più di un’ora che ti scopo!”

E quella fu l’unica circostanza in cui l’ora legale mi tornò davvero utile.

Già, perché parliamoci chiaro, ragazzi: l’ora legale è davvero uno screzio. Non ha proprio senso, sono le basi logiche sulle quali si fonda a essere completamente strampalate. La legge comunitaria in materia sostiene che essa serva a prolungare la luce solare nel tardo pomeriggio a scapito del primo mattino. Tutto bellissimo, eh, se non fosse che la luce nel tardo pomeriggio in estate dura già molto più a lungo rispetto a quanto faccia in inverno.

Ora, a una persona sana di mente verrebbe in mente che allungare la luce pomeridiana sia una cosa più utile d’inverno, quando la sera fa davvero freddo. O quantomeno sarebbe di certo più utile di avere il sole fino alle nove e mezzo d’estate: il sole è fico ma a ‘na certa basta, non è che ce devo anna’ a dormi’ insieme. Ma Benjamin Franklin aveva un’idea diversa: d’inverno fa buio presto? Bene, facciamo che faccia buio ancora più presto.

Geniale. Come se Jonathan Demme, quando ha discusso la sceneggiatura di Philadelphia con Ron Nyswaner, avesse ragionato più o meno così.

“Di che è che parla ‘sta roba?”
“Un avvocato frocio con l’AIDS.”
“Con l’AIDS.”
“Sì.”
“Frocio.”
“Eh.”
“Ma soprattutto avvocato.”
“Ce le ha tutte.”
“Uhm. Mi sembra un po’ pochino.”
“Che hai in mente?”
“Facciamolo negro.”
“Pure negro?”
“Sì, ed ebreo, già che ci siamo.”
“Ah.”
“E della Lazio.”
“No, senti, mi pare troppo.”
“E Berlusconiano.”

L’ora legale va spostata all’inverno, vaffanculo, è chiaro.

“Ma che dici, Tamburino! Mettere l’ora legale in inverno vorrebbe dire che il sole sorgerebbe ancora più tardi in quel periodo!”

Ah, questo può essere un problema per te che la mattina quando ti svegli hai solo il problema di imbracciare la tua chitarra acustica del cazzo e strimpellare un pezzo dei Vaccines per arrivare il meno annoiato possibile al momento in cui dovrai andare a pranzo con la tua donna nell’ora di pausa che ha tra Psicologia II e Sociologia Industriale.

Ma io, che un lavoro serio ce l’ho, il sole preferisco vederlo quando esco dall’ufficio, la mattina non me ne frega niente. Né nei giorni festivi – perché dormo – né in quelli feriali. Perché quando la mattina mi sveglio per andare a lavorare sono talmente traumato che quando esco di casa non voglio niente di bello. Voglio sentire i licantropi ululare e le urla delle donne stuprate nelle baracche, voglio vedere i Gargoyles sulle cime dei palazzi, gli zombie che divorano carne umana e il fottuto simbolo di Batman proiettato nel cielo.

E Sottovoce di Gigi Marzullo in televisione, sì.

  1. In questa specifica circostanza, e prevalentemente per una questione di pigrizia, corrosi assurgerà al ruolo di prima persona singolare del passato remoto del verbo corrompere.  

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