L’uomo che rivoluzionò il pari e dispari

Io ho fatto una scoperta rivoluzionaria ed è giunto il momento di vantarmene con il mondo.

Abbiamo visto tanti avanguardisti avvicendarsi negli ultimi decenni: Steve Jobs, Lars von Trier, Forced ft. Niko, solo per citarne alcuni.
Mezzeseghe. Tutta una serie di inenarrabili, impresentabili mezzeseghe.

Io ho fatto una scoperta che contribuirà davvero in maniera concreta al miglioramento della qualità di vita di ogni essere senziente sulla terra: io ho rivoluzionato il pari e dispari.

Dovete decidere chi prenderà la macchina per uscire la sera (e quindi dovrà limitarsi nel bere) tra voi e un amico? A chi spetterà quella pinta di bionda doppio malto che sembra leggermente più piena rispetto all’altra? E come fate a decidere?
Ma fate a pari e dispari, naturalmente.
E magari siete convinti che la probabilità di spuntarla sia la stessa per entrambi i partecipanti.

(Ride.)

Illusi. Patetici, inutili, miserabili mentecatti illusi.

Io sono giunto alla conclusione che le probabilità che esca un numero pari o dispari non sono esattamente uguali. E ci sono giunto in base a un’assunzione tanto semplice quanto plausibile: molta gente tende a non buttare zero quando si fa pari e dispari.
Andiamo, è palese: quante volte avete visto buttare zero piuttosto che due o tre?
Appunto.

Detto ciò, un amico ha elaborato per me una formula matematica che determina la probabilità che l’avversario getti un numero pari o dispari in base all’assunzione sovracitata.
Poniamo che p sia la probabilità che questi butti lo zero e, per comodità, assumiamo che i restanti possibili valori (1, 2, 3, 4 e 5) abbiano la stessa probabilità di essere buttati. La probabilità che l’avversario butti un numero pari sarebbe dunque uguale a:

Dove p è appunto la probabilità che l’avversario butti lo 0, mentre (1-p)x2/5 rappresenta quella che butti uno degli altri due numeri pari disponibili (2 o 4). La probabilità che l’avversario butti un numero dispari è invece uguale a:

In una condizione normale, in cui tutti i numeri (0, 1, 2, 3, 4 e 5) hanno la stessa probabilità di essere buttati dall’avversario, p sarebbe uguale a 1/6 (una probabilità su 6, appunto), e il risultato di entrambe le equazioni riportate sarebbe naturalmente 1/2: c’è esattamente il 50% di probabilità che l’avversario getti un numero pari o dispari.

Ma abbiamo assunto che la probabilità che venga buttato zero sia più bassa di 1/6 (quindi p<1/6). Poniamo che sia, ad esempio, 1/10 (ma può essere anche meno: ne ho visto pochi di coglioni che buttano zero a pari e dispari). In quel caso, risparmiandovi i facili passaggi matematici atti a determinare il risultato, la probabilità che l’avversario butti un numero dispari sarebbe del 54%, ergo ben del 4% più alta rispetto a quella che butti un numero pari. Assumendo che lo zero abbia una probabilità ancora più bassa – che so, 1/20 – il vantaggio sarebbe addirittura del 7%!

Si può quindi facilmente concludere che vi conviene giocare a pari e dispari assumendo che il vostro avversario butti un numero dispari e scegliere pari o dispari di conseguenza: per esempio, io sceglierò pari e poi butterò un numero dispari. Dato che un numero dispari più un numero dispari fa un numero pari, avrò il 4% (se p=1/10) o il 7% (se p=1/20) di possibilità in più di vincere!
Come direbbe Einsten:

Mica cazzi!

Non adulatemi, ragazzi. Mi basterà che sulla mia tomba sia scritto:

MR. TAMBOURINE
3/3/1983 – 21/2/2012
L’uomo che rivoluzionò il pari e dispari

Sarebbe per me una soddisfazione seconda solo a quella di aver scoperto di essere già morto in base all’epigrafe da me proposta.

ON THE ROCKS.
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