Non pensare.

Pic: Rcdevils.

Togliere l’accappatoio, passarsi il deodorante. Indossare, nell’ordine: mutande, calzini, pantaloni, cinta, maglietta, scarpe, maglione. Lavarsi i denti, pisciare. Prendere il portafoglio, il cellulare, il tabacco, le cartine, i filtrini, l’accendino. Indossare la sciarpa e la giacca, prendere le chiavi di casa e uscire.

Farsi venire a prendere da un amico caritatevole perché a te la patente l’hanno già ritirata. Andare a Trastevere. Bere un bicchiere di vino, poi un altro, poi un amaro. Intervallare con le sigarette, cercare di moderarsi. Andare al Lanificio. Bere un whisky e cola, un gin lemon, un altro whisky e cola, bere da far schifo, bere da non capire più niente.

Bere da non pensare.

Non pensare a quei sette anni e a quei quasi tre che non ti batte più il cuore per un sms. A come tutto succeda, e succeda tutto così in fretta. Al dubbio che ti attanaglia su quanto questo abbia un senso. Al fatto che se fai tutto quello che fai, il motivo è che di base sei una persona infelice e insoddisfatta.

Dire e fare cose senza senso, fare del bene ad alcune persone e del male ad altre, perché tanto ci sarà sempre un domani in cui non ricordare, provare vergogna e chiedere scusa. Schiantarsi magari contro un palo o contro la fermata del 778. Sentirsi liberi, liberi.

E non pensare a niente. Non pensare davvero a niente.

(Grazie a Livefast e Faina per l’ispirazione)

REGULIZE.ME
L’altro ieri il fedelissimo e mitico commentatore Regulus ha pubblicato sul suo blog una gratificante recensione del mio romanzo d’esordio Roma, lato B, secondo il suo inconfondibile stile. La potete leggere a questo indirizzo.
Grazie, Regulusone!

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