Vasco Brondi è il mio correttore di bozze

L’altro giorno mi sveglio e mi ritrovo un messaggio di Vasco Brondi (aka Le Luci della Centrale Elettrica) in segreteria. Recitava più o meno così.

Tamburino, raccogli le mie preghiere elettromagnetiche con l’AIDS.

Che poi è il suo personalissimo modo di chiedere di richiamarlo. Allora gli ritelefono e mi dice che è da sempre un lettore accanito di ciclofrenia.it™ e che i miei post lo entusiasmano, ma pensa che io possa fare qualcosa in più. O perlomeno è quello che ho inteso quando mi ha detto “la tua penna atomica nelle mani che piangono versi decrittati è come una Cenerentola di merda in cerca della sua scarpetta industriale.”

In sostanza Vasco Brondi mi ha proposto di farmi da correttore di bozze. Quindi, d’ora in poi, prima di pubblicare ogni post su ciclofrenia.it™ lo manderò a lui, che correggerà le parti che ritiene più deboli secondo il suo inconfondibile stile. Qui sotto trovate il primo esempio della collaborazione Delicato-Brondi. Vorrei che mi deste un parere, così ho lasciato in evidenza le correzioni da lui effettuate.

IL BICCHIERE D’ACQUA IL CALICE IN PETROLIO DERIVATO E GLI OCCHI SPENTI CON GLI ESTINTORI
di Claudio Delicato & Vasco Brondi

L’altro giorno stavo facendo una passeggiata dimenando bipede pazienza futurista a Rione Monti con un mio amico quando mi è venuta una sete terribile gole bulimiche mi spacciarono velopendulo alla paraffina. Non riuscivo a trovare una fontanella asfalto potabile in ketamina e non avevo soldi con me, avevo speso gli ultimi due euro rimasti per un gelato un’emorragia di cialda e latticini poco prima.

A quel punto l’unica soluzione possibile era entrare in un bar correre su chilometri di scontrini e chiedere un bicchiere d’acqua diluvio universale di lacrime. Mi imbarazza sempre chiedere un bicchiere d’acqua o di usare il bagno container tossico di un tenue fosforescente stempiato e feriale di un bar senza consumare, infatti quando posso compro un pacchetto di gomme caucciù democristiano da vomitare. Ma non dovrei farmi problemi, perché per legge i bar sono obbligati a permetterti di fare entrambe le cose.

Succede che entro in questo bar e vado diretto al bancone. Chiedo un bicchiere d’acqua, e il barista un Peter Pan in cassa integrazione mi chiede:
“Da bere?”
“No, per farci la doccia,” rispondo ironicamente.
Quello annuisce dubbioso, fa scorrere un po’ l’acqua dal rubinetto dall’incubo destrutturato dei pesci rossi, riempie il bicchiere e me lo dà.

Era calda.

“Ma che fa, scusi? Quest’acqua è calda! Questo è il tepore tropicale di un cinema all’aperto in una festa d’estate in Finmeccanica!
“Eh, lo so, ma tu hai detto che ci volevi fare la doccia.”

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