Il complotto del caffè amaro

Pic: angievercetti.

L’unico vero complotto nel mondo odierno è quello ordito da chi beve il caffè senza zucchero.

Anzi, siamo più precisi. Esistono tre categorie di bevitori di caffè: quelli che l’hanno sempre bevuto senza zucchero, e ok. Quelli che l’hanno sempre bevuto con lo zucchero, e ok. E poi ci sono quelli che una volta lo bevevano zuccherato e poi hanno smesso.
E sono loro che hanno ordito il complotto.

Perché questi ultimi non fanno altro che rinfacciartelo, ti attaccano tubi allucinanti su quanto sia meglio il caffè amaro rispetto a quello dolce. Però fateci caso: sono anche gli stessi che, al ristorante, quando il cameriere porta i caffè a tavola e alcuni commensali hanno già zuccherato il proprio, spessissimo si sbagliano e prendono una tazzina di caffè dolce.
E non appena si bagnano le labbra fanno una faccia disgustata e dicono “oddio che schifo, ma questo è zuccherato, bleah!”
Chissà perché il contrario non capita mai. Chissà perché i bevutori di caffè dolce non tirano mai giù le Madonne quando capita loro di assaggiare un sorso di caffè amaro.

Ve lo dico io, perché: perché quelli che una volta bevevano il caffè zuccherato e poi hanno smesso lo fanno apposta. I loro patetici sermoni su quanto il processo di liberazione dalla dipendenza verso lo zucchero sia gratificante e per certi versi irreversibile in realtà non convincono neanche loro. Ti dicono che il vero bevitore di caffè lo prende amaro, e che una volta che ti abitui a berlo così poi non puoi più tornare indietro, e queste argomentazioni trovano inevitabile terreno fertile in chi il caffè l’ha sempre bevuto senza zucchero.

E invece non è vero. Non è vero un cazzo di niente.

Smettere di mettere lo zucchero nel caffè non è affatto un cambiamento storico né tantomeno irreversibile. Iniziare a guardare i film in lingua originale è qualcosa da cui non si torna indietro; passare al caffè amaro no (sono molto orgoglioso di aver usato il punto e virgola, spero l’abbiate notato).
Io lo so perché l’ho testato sulla mia pelle. Io bevevo il caffè dolce, poi mi sono lasciato convincere da questi pipponi epocali e ho detto ok, ci provo anch’io a liberarmi dallo zucchero. Ho iniziato a berlo amaro e mi faceva schifo. “Poi mi abituerò,” ho pensato, e sono andato avanti. Dopo un mese mi faceva ancora schifo. Dopo tre mesi (ora) mi fa ancora schifo. E per curiosità oggi ho provato a zuccherarlo di nuovo. “Magari è vera solo la seconda parte del discorso,” mi sono detto, “magari non è vero che mi piacerà il caffè amaro, ma comunque mi farà schifo quello dolce.”
Insomma, sospettavo mi dovesse disgustare il caffè in generale, sia dolce che amaro, il che in un certo senso non è propriamente un male.

E invece no. Invece il caffè zuccherato mi piace ancora da matti.

E piace da matti anche a loro, ne sono sicuro. A tutti quegli stronzi che millantano di essersi liberati dalla loro dipendenza.
Per questo si sbagliano a prendere la tazzina dal tavolo e poi fanno la faccia schifata: lo fanno apposta. Perché il caffè dolce gli manca.
E tutti quei discorsi sulla conversione al caffè amaro te li fanno perché devono convincere loro stessi, prima che te, di aver fatto la scelta giusta.

Gettate la maschera, bastardi.

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