The way

Where were they going
without ever knowing
the way

Io sono arrabbiato.

Non ci sentiamo da due settimane. Non mi sono fatto sentire contro la mia voglia, perché io ho voglia di sentirla. Sempre. Ma questa volta era necessario, perché in qualche modo il messaggio dovevo farglielo arrivare.

“Non sono più un ragazzino. Ho quasi trent’anni, e mi devi trattare come uno di trent’anni.”

Però io in fondo lo so che lei è così, e che cambiare un genitore è un proposito stupido prima che irrealizzabile. Perché tu potrai essere in continua evoluzione, ma loro la loro vita se la sono fatta e ormai sono bell’e formati. Non guardano al futuro, perché il tempo finisce per stringerti al tuo passato. Nasci, piangi, cresci, vivi, fai una valanga di amicizie e piano piano le perdi. E alla fine ti ritrovi che intorno hai solo quello che avevi già all’inizio.

Figli. Nipoti. Cugini, fratelli. In una parola: la famiglia.
Gli amici e tutti gli altri, invece, arrivano e se ne vanno. Ma non per infedeltà: è che semplicemente loro fanno il tuo stesso percorso.

E per questo lo so che lei me la devo prendere così. Pacchetto completo. Nei suoi inenarrabili pregi e nei suoi irritanti difetti. Nel suo essere l’esempio di amore più faraonico mai concepito nella storia dell’umanità, e nel suo fagocitarti per chiuderti in una gabbia e proteggerti. Anche se questo vuol dire non dirti le cose che dovresti sapere. Anche se vuol dire ferirti, in qualche modo.

E la devo accettare perché lei, per quanto più mi cresca la testa e più mi faccia incazzare, è la stessa che si svegliava alle tre di notte quando a me pareva il momento di piangere. La stessa che mi cambiava il pannolino quando per me cacarmi addosso non era ancora socialmente riprovevole.

La stessa che mi ha perdonato tutte le stronzate che ho fatto nella vita.

Le dico che mi hanno aumentato lo stipendio e non la sento più parlare. Sento la gola che le si gonfia, e poi scoppia e parla solo lei, e io ascolto in silenzio.

“Io a volte sbaglio.”
“Claudio, per me è difficile.”
“Io penso di doverti proteggere, ma tu sei un piccolo genio.”
“Io mi tengo le foto di te da piccolo vicino al cuscino.”
“Non voglio vederti grande, perché mi fa comodo immaginarti ancora piccolo, mi è più facile pensare di doverti ancora aiutare.”
“Di poterti servire a qualcosa.”

Io ascolto in silenzio e la gola si gonfia pure a me. E allora le dico che non si deve preoccupare. Che io ci rimango male quando litighiamo, ma amo ogni singolo secondo in cui siamo complici.

Le dico che io le voglio un mondo di bene, sempre.

E che ci potranno essere screzi, incomprensioni, trasferimenti di lavoro e malattie tra di noi, ma questo non potrà mai intaccare il fatto che lei è l’unica persona che è sempre riuscita a farmi gonfiare la gola.

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