Di Sanremo 2012, Celentano e travestiti della Salaria

Ragazzi, ma che ditalini deve fare Gianni Morandi con quelle manone?

Oh, andiamo, non prendetemi per il solito finto anticonformista dedito al turpiloquio che getta merda su Sanremo. Io Sanremo lo guardo sempre. Perché potete dire quello che vi pare, ma i numeri sono dalla sua parte: buona parte dei cantanti ha una voce straordinaria, l’orchestra suona in maniera sopraffina, la rosa dei partecipanti è abbastanza vasta da coprire tutta la gamma di pubblico e poi normalmente le veline sono delle sorche allucinanti.
Infatti ero partito con ottimi propositi, poi ho visto che la sorca non c’era perché Ivana Mrazova si è sentita male e allora ho spento la tv e ho messo su una playlist di video che avevo precedentemente selezionato nella categoria shemale di pornhub.com.

Poi la serata ha subito un’impennata clamorosa (o forse non era la serata ma il mio pisello, potrei confondermi) nel momento in cui sul palco sono salite Belén Rodríguez ed Elisabetta Canalis. Che hanno cantato una canzone. Ora, non so se sono stato l’unico ad accorgersene, ma il playback mi è sembrato evidente. Al punto che a un certo punto, mentre le parole recitavano “e siamo di nuovo qui” o qualcosa del genere, Belén Rodríguez era fuori sync e sembrava pronunciare chiaramente “Tamburino, voglio massaggiarti delicatamente il testicolo destro mentre Brontolo dei sette nani mi prende da dietro schiaffeggiandomi i glutei.”
O sono il solito pervertito e mi sbaglio? No, perché: se no correggetemi.

Un’altra cosa che mi ha colpito da morire è stata l’idea di lanciare, in una rappresentazione istituzionale come Sanremo, un duetto rivoluzionario come quello tra Gigi D’Alessio e Richard Benson, nei panni di una credibilissima Loredana Berté. Ma la canzone più bella è decisamente quella di Arisa, una ragazza dal volto e dalla voce talmente angelici che non te la immagineresti mai scendere dalla macchina infuriata col marocchino che sta cercando di lavarle il parabrezza e sfondargli la testa a colpi di Bullock, l’antifurto con le palle. Checché ne dica l’Avvenire.

A proposito di Avvenire, Celentano. C’è poco da dire su Celentano. Innanzitutto non condivido la sua scelta di devolvere larga parte del suo compenso in beneficienza a Emergency. Andiamo, basta con Emergency: è di gran lunga l’organizzazione di cooperazione più inflazionata. Io avrei optato per una scelta più originale, a favore di gente che ha davvero bisogno di aiuti economici e paga sulla sua pelle le conseguenze delle regole di un mondo quantomeno bastardo: YouJizz è una proposta, ma se ne può discutere.
Poi posso limitarmi a dire che ascoltare le parole di Adriano Celentano sulla religione è come godere delle urla di orgasmo di un travestito della Salaria mentre ci scopi appartato in una Renault Twingo dietro la Caserma Sani.

Fa piacere ascoltarle, ma non giureresti sulla loro attendibilità.

BIG FISH.
Qui sotto potete trovare l’intervista che mi ha fatto la trasmissione radiofonica Fuoriserie con Annina (in onda dal lunedì al venerdì a mezzanotte, alle 6, alle 12 e alle 18 su Rai Web Radio 8) l’8 febbraio scorso. Spizzatevela e seguite la radio su Facebook, sdrònzi!

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