Esegesi del cesso pubblico

Nei bagni dell’ufficio in cui lavoro hanno implementato un sofisticato sistema di illuminazione che permette considerevoli risparmi energetici, con conseguenti effetti benefici per il preoccupante problema del riscaldamento globale: le candele.
No, scherzo: la realtà è di gran lunga peggiore. Questi pazzi furiosi, pericolosi per la democrazia, hanno deciso di illuminare i bagni del mio ufficio con delle lampadine che si spengono automaticamente dopo trenta secondi.
Trenta secondi, Cristo di un Dio! Conosco gente che in trenta secondi non riesce neanche a srotolarsi il pisello da attorno alla coscia.
Per le persone come me, invece, il problema è ben più grave. Posto che con una mano ti reggi il membro mentre pisci e con l’altra ti appoggi al muro, quando ti ritrovi al buio dopo trenta secondi le scelte possibili sono tre:

  1. Sventolare il pene all’aria nella speranza che il sensore ne rilevi i movimenti, facendo sì che, una volta tornata la luce, tu possa giustificare la sofisticata brillantezza dei tuoi capelli dicendo “è oil-non-oil”;
  2. Togliere le mani dal membro e dal muro e agitarle insistentemente canticchiando Brigitte Bardot Bardot!, per poi scoprire, una volta terminata la minzione, che al cesso in cui hai espletato i tuoi bisogni fisiologici mancano solo le canne, il papiro e le ninfee per ambire all’assegnazione dello status ufficiale di acquitrino da parte del WWF;
  3. Pisciare al buio.

Oh, pisciare al buio. Pisciare al buio, per un uomo, è complicatissimo. Lo sapete, voi donne, il dramma irrimediabile dell’uomo che la sera prima ha fatto sesso (magari anche con se stesso) e la mattina va al cesso a pisciare? A volte succede che l’uretra ti giochi brutti scherzi e conseguentemente il getto di piscio non sia esattamente dritto. Me ne sono accorto quella volta che dopo la prima pisciata della giornata la mia coinquilina si chiedeva come avesse fatto il dosasapone a riempirsi miracolosamente da solo.
Che è poi un fenomeno abbastanza interessante, se considerate che normalmente è chiuso nell’armadietto.
Dell’altro cesso.
Quello di casa di mia madre.
In Nepal.

Ma per le donne il problema di pisciare al buio non c’è. Voglio dire, le donne si siedono e amen: non c’è possibilità che il getto manchi il bersaglio. E qui si arriva al secondo punto del mio discorso sulle public toilets: le donne hanno un rapporto ingiustamente privilegiato con il cesso pubblico.
Vergognatevi, sgualdrine! I vostri bagni sono sempre puliti, o quantomeno più puliti dei nostri.
“Tamburino, ma che dici? Anche i cessi delle donne sono sporchissimi, che ti credi.”
Ne riparliamo quando ho finito di compattare con lo spazzolone del cesso questa diga in merda che mi permetterà di giungere con le suole pulite fino al lavandino, bellezza.

Perché? Perché deve continuare a esistere una tale discrepanza, e soprattutto perché tale discrepanza deve esistere solo nell’ambito dei cessi?
Forse perché gli uomini al cesso si masturbano?
Insomma, non mi risulta che le camere d’albergo siano separate per legge in base al sesso: eppure si sa che gli uomini a letto si masturbano.
Non mi pare che i camerini dei negozi di abbigliamento siano separati per legge in base al sesso, malgrado sia cosa nota che gli uomini nei suddetti camerini si masturbino.
Non è scientificamente provato che i passeggini siano diversi a seconda di chi li conduce, però è universalmente riconosciuto che i padri di famiglia, nei suddetti passeggini…
(Lo so cosa state pensando: siete disgustosi.)
…siano clamorosamente tendenti a solleticare i propri figli con simpatici e amorevoli pizzichi sul naso.
E poi ci si masturbano.
(Scusate, la tentazione era troppo forte.)

Insomma, ho dimostrato largamente che non c’è motivo né legge che possa impedirmi di vedere, nello stesso cesso in cui io espleto le mie funzioni, una donna che piscia.
Senza dover attendere che si completi la barra di caricamento di PornHub, soprattutto.

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