Devolution

Io lavoro all’anagrafe.

Sono uno dei quelli dei favolosi anni sessanta. Il miracolo italiano. Quelli che il posto fisso ce l’hanno avuto a vent’anni, ché ai nostri tempi si iniziava a lavorare pure a quindici, eh. Io conosco gente che in pensione ci poteva andare già a cinquant’anni, mica no.

Io lavoro all’anagrafe di Carbonia-Iglesias, in Sardegna.
La sapreste dire, voi, la targa di Carbonia-Iglesias?
Ecco, appunto.

Io sono sempre stato un gran lavoratore. Fin dagli anni settanta. Una spada, dicevano. Altro che lo stereotipo dell’impiegato statale o parastatale che passa le sue giornate a parlare di calcio al telefono, fa pause pranzo di due ore e mezza e gioca a Pro Evolution Soccer nell’orario lavorativo.
Lo sanno tutti che io preferisco Fifa.

Ma il mio problema più grande è un altro. Io non so battere a macchina. Non sono mai stato capace. Erano belli, i tempi in cui i dati si immettevano a mano, e tu che ti mettevi lì, penna nella destra e sigaretta in bocca, e chiedevi.
“Nome?”
“Cognome?”
“Nato a?”
Invece, da quando si usano i computer per me è un casino. Mi ci perdo, tra le lettere. Io la tastiera non l’ho mai capita. Non so bene perché, penso sia un’impostazione mentale: io, nell’ordine dei tasti sulla tastiera QWERTY semplicemente non mi ci ritrovo. Ci metto ore, a digitare.
E faccio errori di battitura.
Oh, sì. Faccio un casino di errori di battitura.

Io lavoravo, all’anagrafe di Carbonia-Iglesias, in Sardegna. Ci lavoravo fino a una settimana fa. Poi ho perso il lavoro. Mi hanno licenziato. Per “gravi danni alla reputazione di un cittadino”, mi hanno detto. Proprio così. Gravi danni alla reputazione di un cittadino.
Ma non si erano mica accorti di niente, finché questo non è diventato famoso. Prima non gliene fregava niente a nessuno, figuratevi.
A me, è Uomini e donne che m’ha rovinato.

Daniele Interrante, per la precisione.
Tutta questa storia che gli attori lavorano con il corpo, e che comunque il nome è un fattore fondamentale. Ti caratterizza, diciamo.
Puttanate.
Dovete sapere che nel duemilatré si è scoperto che Daniele Interrante non è nato a Milano ma a Carbonia, e quindi è venuto da noi per aggiornare i suoi dati anagrafici. Un evento insolito e curioso, che ha attirato una valanga di fotografi. Un effetto sufficientemente sorprendente, se si considera che la notizia in questione me la sono inventata di sana pianta solo per mantenere uno straccio di credibilità per questo post.
Metascrittura, la chiamano così.

Io ero agitato. Ero in imbarazzo. E quindi, insomma, già sono una sega con la tastiera, figuratevi con tutti i giornalisti di Chi attorno.
E ho commesso un errore. Un errore che è saltato fuori la settimana scorsa. Perché c’era un giornalista che stava facendo un servizio per Pomeriggio Cinque, ed è venuto da noi, per scattare un paio di foto al certificato di nascita.
Sorrido, se penso a quella foto, di me tutto felice con in mano quel documento, e in bella vista, alla prima riga.

Danieleù Interrante.

Che figura di merda.
Non me n’ero accorto, ve l’ho detto che sono scarso a scrivere. Volevo premere invio, ma il dito mi è sfuggito. Non era mica la prima volta. Ho sbagliato con un sacco di altre persone.
Vaelrio Tonini. Giudo Segre. Ignaio Gridi. Maria Gabirella Pinto. Cladia Lombardo. Ciara Fandelli.
Non è che tutti abbiano sollevato un gran casino per queste storie.
Ma con Danieleù Interrante sì.
Ora quando ci sono i titoli di testa delle trasmissioni televisive devono scriverlo corretto. Danieleù Interrante. Quando si firma, quando compila documenti ufficiali, deve scrivere Danieleù Interrante. Se lo guardate bene, ora sulla locandina di Troppo belli c’è scritto proprio così.
Danieleù Interrante.

Oh, ragazzi. Non spaccatemi l’anima. L’ho detto fin dall’inizio, che con le tastiere sono una pippaù.

HYPER HYPER.
Oggi su La Libreria Immaginaria potrete trovare un’onesta e ragionata recensione del mio romanzo Roma, lato B. Grazie di cuore a Speaker Muto.

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