A lei (Desperate guys, parte quarta)

Me l’ha detto il mio compagno di viaggio in Transiberiana. Me l’ha detto con il suo fare piacevole e sorridente, quel modo di fare semplice e un po’ naïf che non sono mai riuscito a imparare, e che invidio tanto.

Cla’, tu devi scrivere d’amore.

Eh. Devo scrivere d’amore.
E allora sì, vaffanculo, scriviamo un po’ d’amore.

Il tuo problema è che non te ne accorgi. Non te ne accorgi minimamente, che sei la più bella.
La più bella di tutte.

A te t’ha diretto Steven Spielberg. Hai presente Schindler’s List, no. La bambina col cappotto rosso, in un film in bianco e nero.
Ecco, tu sei la bambina col cappotto rosso, in un mondo di donne in bianco e nero.
Ti guardo e non capisco. Non mi capacito proprio, di come tu possa non capire. Non capire che avresti il diritto di essere tutto, di fare tutto. Di non rispondere al cellulare. Di mandare a fanculo chiunque ci prova con te durante il dj set dei Cyberpunkers all’Atlantico Live. Di dire che in quel posto non ci vuoi andare perché non è il tuo stile. Di dirmi “ma come, non lo sai che stavo con quello lì”, come se fosse una notizia di importanza nazionale. Perché è una notizia di importanza nazionale.
Morbida, frivola, stronza, stupida, spigolosa, asociale, tu avresti il diritto di essere tutto. Tu avresti il diritto di tirartela quando ti pare.

Ti guardavo e dicevo: sì, si potrebbe dire di tutto. Ma non andrebbe bene. Non andrebbe bene comunque. Perché tu sei già perfetta così.
Dice potrebbe avere gli occhi azzurri: no.
Dice potrebbe avere i capelli più lunghi: invece no.
Dice potrebbe avere le gambe più carnose: eh, no.
Dice potrebbe togliersi il piercing dal naso: ma che.

Dicono che non si può star male d’amore. Che è un sentimento bello, e per questo merita serenità.
Puttanate. Tutta una serie di irripetibili, inenunciabili, inaccettabili puttanate.

L’amore fa stare male. Anzi, dico di più: l’amore deve far stare male.
Un sentimento così pazzo, disperato e irrazionale da portarti a credere che non esista, o che nel migliore dei casi sia destinato, sempre e comunque, a consumarti dall’interno. Accettando incomprensibilmente l’idea che questo accada.
Quando vorresti dire qualcosa e ti trattieni. Quando maledici i baci sulla guancia. Quando alla fine su Adium rispondi solo a lei.
A lei.

Per lei. Dolori d’amore che boh. Ragazze che sì, ragazze che no, e ragazze che forse.
Per lei che pensa che tu va tutto bene, che tutto è bello e divertente, e invece ogni volta che poi te ne vai pensi no, che no, che ti stai facendo del male fisico, che così non può andare avanti, perché lei, comunque, no.
Perché lei non capisce.

Non capisce, e ti fa rabbia perché a te sembra tutto così evidente. Tutto così schifosamente semplice.
Perché basterebbe guardarla una volta negli occhi, fermare il mondo per un istante.
E dirle.
“Sei tu.”

Nelle altre puntate: #desperateguys

Giovedì scorso è andata in onda la puntata di OrcoTrio dedicata al “Lato B”, con lo staff di ciclofrenia.it come ospite. Tanti turpiloqui, qualche reading e tanta ottima musica (tutti b-side, naturalmente). Qui sotto potete trovare gli estratti dei miei interventi, ma vi suggerisco di ascoltare la puntata intera da qui e seguire la trasmissione ogni giovedì alle 23 su Radiocicletta.
Grazie ancora – di cuore – a quei tre pazzi fulminati.

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