Caroline.

Succede a tutti: è normale, è fisiologico.
Quando sei piccolo, tuo fratello, tuo zio o tuo padre vedono i tuoi gusti musicali evolversi. E ti prendono un po’ per il culo.
“E smettila co’ ‘sti Red Hot Chili Peppers!”
“Boh. Gli Skunk Anansie.”

E ti propinano verità assolute, che ti pendono sulla testa finché non cominci a pagarti le sigarette da solo.
The dark side of the moon. The Velvet Underground & Nico. Paranoid.
E tu le rifiuti, le snobbi. O almeno così facevo io. Perché che palle, pensavo, che palle co’ ‘sti must, ‘sti mostri sacri della musica.
Sanno tutto loro, sanno, oh. Pare che dal ’78 a oggi non sia più uscito nessun cazzo di disco. Andate a farvi fottere, e non rompetemi l’anima se preferisco Daniele Silvestri a Fabrizio de André.
(Eresia.)

Poi però cresci. Magari inizi con Money e Sunday Morning. E arriva, prima o poi. Arriva sempre, il momento.
Magari sei chino su una scrivania o steso a pancia sotto sul letto di un treno, quando hai già riconsegnato le lenzuola sporche.
Alzi la testa e dici: sì, In the court of the Crimson King è davvero uno dei dischi più belli della storia. Sì, cazzo, avevano ragione.

Mamma mia, quant’era carina Caroline.
Forse non era perfetta, ma aveva quei capelli lunghi, lisci e castani. Le lentiggini ben distribuite sul naso, quella pelle liscia e morbida, i pantaloni a vita alta, larghi sui fianchi e stretti in fondo. Marroni. Gli occhi appena leggermente a mandorla, malgrado la latitanza di origini orientali.
Il sorriso soffice, che solo le Francesi sanno regalare.

E come guardava fuori dal finestrino. Mi faceva impazzire il modo in cui il suo sguardo si perdeva oltre il finestrino.

Ed è per questo che i cinque dischi migliori della storia sono, secondo me. Dal primo al quinto, in ordine, eh.

  1. The Velvet Underground & Nico (The Velvet Underground);
  2. The dark side of the moon (Pink Floyd);
  3. In the court of the Crimson King (King Crimson);
  4. Ok computer (Radiohead);
  5. New adventures in hi-fi (REM).

Potete aggiungere i vostri, eh. E criticare i miei.
(E comunque non è vero che preferisco Daniele Silvestri a De André.)

E Caroline. Caroline era così carina.
Non la più bella donna che abbia mai visto, per carità. Non un mostro sacro, ma così armoniosa, sinfonica, irrinunciabile. Così dannatamente mia. Perfetta per me, di quel perfetto che avrei voluto mettere in tasca, portarmelo in giro e dire tiè, questo è il mio gioiellino. Ti piace? Non ti piace? Fotte sega. È mio, e per me è il massimo.

Sì. Caroline era il mio New adventures in hi-fi.

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