Io ODIO Fabio Caressa

Ieri stavo guardando il derby e pensavo che mi dispiacerebbe tantissimo se Fabio Caressa fosse colto da un attacco di dissenteria fulminante.
Mi dispiacerebbe per la dissenteria fulminante, naturalmente.
Guardatelo: ha una faccia così affabile, il capello vaporoso e la fronte alta tipici degli amorevoli dirigenti di banca che incontri il giovedì sera mentre vanno a caccia di ermafroditi sulla Casilina (immagino ‘ste scene perché ho visto un casino di documentari la sera tardi su Rai Tre, è chiaro).

La cosa che più mi irrita di Caressa sono le sue pomposissime introduzioni alle partite che commenta. L’avete vista Italia-Spagna ai Mondiali 2006?
Mi auguro di no, perché non si è mai disputata. Infatti mi riferivo a Italia-USA. Che, per chi non lo sapesse, in termini di importanza relativa delle squadre è più o meno equivalente a un incontro di lotta greco-romana tra Vin Diesel e Woody Allen.

Abbiamo sofferto con loro e per loro, abbiamo cantato le loro canzoni, abbiamo visto e amato i loro film, abbiamo mangiato i loro panini e indossato i loro jeans, li abbiamo visti volare a canestro e raggiungere la Luna. Ma il calcio è un’altra cosa; nel calcio vogliamo comandare noi!

Diocrìsto, Caressa, quante banalità. Mi chiedo cosa succederebbe in un’ipotetica Italia-Russia.

Abbiamo palpato le loro tette, abbiamo pagato per i loro pompini, abbiamo eiaculato sulle loro schiene! Abbiamo guardato i loro culi, abbiamo comprato le loro collane, le abbiamo viste accoppiarsi con attempati dirigenti bancari tedeschi! Ma il calcio è un’altra cosa; nel calcio il loro culo non lo vogliamo manco vedere!

Mi innervosiscono i telecronisti con le manie di grandezza. Non vedo perché il commentatore di una partita, che si limita a un banalissimo lavoro di supervisione e coordinamento delle informazioni, debba assurgere al ruolo di protagonista assoluto dell’incontro.
Voglio dire, il calcio non è mica spinoza.it.
Eppure Caressa millanta di sapere tutto. Legge tutti i labiali, coglie tutti i fuorigioco, sgama tutti i falli in area. Se ne esce con robe del tipo: “attenzione perché Muntari ha appena detto a Obodo che la dottoranda in Scienze Storiche che hanno violentato ieri al parco della Caffarella gli ha passato lo scolo!”
Ma dico. Tu, Fabio Caressa, che sei di Ladispoli o giù di lì. Ma che cazzo ne sai di cosa può dire un Ghanese a un Nigeriano, che cazzo? No, perché non mi risulta che a Spinaceto si parli lo Swahili, per dirne una (anche se ho amici che potrebbero dimostrare il contrario).

Il modo in cui commenta i gol, poi. Cristo, è disgustoso. Si limita a ripetere settantasette volte il nome del giocatore che ha segnato. Avete visto Italia-Australia dei Mondiali 2006?
Mi auguro di no. Perché non si è mai disputata.
(E va bene, non è vero, si è disputata, ma è stata una partita di merda.)
Allo scadere Totti segna su rigore inesistente il gol della qualificazione ai quarti di finale. E Caressa.

FRANCESCOOO! TOTTI! TOTTI! TOTTI! TOTTI! TOTTI! TOTTI! TOTTI! TOTTI! TOTTI! TOTTI!

Che insomma, in una circostanza del genere può anche funzionare, ma quando poi è tornato a commentare il calcio normale la cosa risultava alquanto grottesca. Sembrava Alicia Rhodes senza quella collana di palline da ping pong che si infila sempre nel culo.

ANDREAAA! GASBARRONI! GASBARRONI! GASBARRONI! GASBARRONI! GASBARRONI! GASBARRONI!

Per carità, gente, liberiamoci di queste buffonate.

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