I 6 motivi per cui odio Facebook

Fermo restando che non odio Facebook. No, perché da quando è nato è trendy, è alternativo criticare Facebook: ci schedano tutti!, uccide il linguaggio!, è un covo di pervertiti!, e quant’altro.
Sarà pure vero, ma a me Facebook piace. Per un semplice motivo: è uno strumento di rara efficacia per scoprire video figherrimi, notizie azùrde e canzoni sborrose.
Solo che ci sono sei cose che odio, di Facebook.

1. “OH, MA STAI SEMPRE SU FACEBOOK!”
Stammi a sentire, stronzo: essere online su Facebook non vuol dire necessariamente stare con la faccia incollata al computer a guardare le cazzate che postano le pischelle in calore da Gilda-il-sabato-pomeriggio.
Malgrado io lo faccia sempre.
E se in un giorno vedi che ho postato tre video musicali, ciò non vuol dire che non abbia fatto uno stracazzo di niente al lavoro per tutta la giornata. Hai in mente qual è il tempo necessario per copiare un link dal Tubo e incollarlo sul profilo Facebook? Bene, moltiplicate questo tempo per tre e avrete il tempo netto che ho trascorso sul mio profilo Facebook. E se il risultato è più alto di trenta secondi, siete Daniela Santanchè.

2. PER TUTTO IL RESTO C’È MASTERCARD.
Basta, ragazzi, per pietà, abbiamo una certa età, è ora di farla finita con le cazzate come inserire-evento-insignificante-banale-e-del-tutto-privo-di-interesse-per-qualsivoglia-lettore non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard. Basta, vi prego, basta. Siete originali come una veronica di Cristiano Ronaldo.

3. LE RICHIESTE DI AMICIZIA CHE NON VENGONO MAI DALLE FREGNE.
Sono abitudinario. Ho una piccola tradizione, che conservo gelosamente come un bondage sex di Angelika Black. Quando vedo una nuova richiesta di amicizia mi avvicino allo schermo, strizzo gli occhi e, cliccando sull’amato rettangolino rosso, mormoro: fregnafregnafregnafregnafregna. Ma non funziona. Non funziona mai. Perché nel migliore dei casi mi trovo di fronte la foto di un metalmeccanico ucraino con in braccio un nano da giardino. Le fregne non aggiungono mai nessuno su Facebook. Loro non hanno mai cliccato né visto il tasto “send request”.
Mai.

4. I FOTOGRAFI DEL CAZZO CON LE LORO FOTO DELLA NERCHIA.
Lo so, ne ho già parlato. Ma ribadiamolo: avete rotto il cazzo.

5. I “LIKE”.
Capiscimi. Intendimi al volo. Tu mi scrivi una cazzata sul wall. Io, per educazione, ti rispondo. E magari metto pure il like sul post, se sono di buonumore, dài.
Poi tu mi rispondi ancora. Magari facendomi una domanda. E io, per educazione, ti rispondo. Però bestemmio anche, sa’?
Poi tu mi scrivi ancora, e ancora, e ancora, sempre con messaggi che comportano la necessità di una risposta. A un certo punto, io ti metto il “like” al tuo ultimo commento. Questo vuol dire che la conversazione si deve chiudere qui. È chiaro?

6. I “LIKE” ALLA SECONDA.
Ormai il like su Facebook si può mettere ovunque. Sulle foto, sui wall post, ma non solo: partecipazioni agli eventi, nuove amicizie, Join my cause: free bukkake area in Laurentina!, eccetera. Allora, perché io non posso mettere il like al fatto che una persona abbia messo un like a un mio post o commento? Insomma, mi sembra fondamentale.
Un esempio: a un certo punto mi accorgo che una FREGNA!™ ha messo un like a una mia vecchissima profile picture. Ciò implica che lei ha aperto le mie profile pictures, si è spizzata l’album fino a vedere foto antiche, e mi ha messo un like. Ora, capite che io ho bisogno di renderla partecipe del fatto che mi è venuto il durello a immaginarmi ‘sto processo, no?

Così mi tarpate le ali, fanculo.
Mi tarpate le ali, fanculo.
Tarpate. Ali.
Fanculo.

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